Sicurezza
Caso Ragusa, lo sfogo di Logli: «Giudice influenzato dai media»
Il ricorso in appello per annullare la condanna a 20 anni: i testi sono inaffidabili, si smentiscono da soli
PISA. I testi? Inattendibili. Il giudice? Si è approcciato al processo con una visione distorta e comunque influenzata dai mass media. Le indagini? Gli inquirenti si sono dedicati più a trovare prove contro Logli che a cercare Roberta. Che, in assenza, del corpo può ricordare come possibile esempio a un caso avvenuto in Sicilia negli anni Cinquanta: un uomo (Salvatore Gallo) arrestato e condannato all’ergastolo per l’omicidio del fratello che dopo sette anni fu ritrovato vivo in un paese vicino. Insomma, tutto può succedere. Anche quello che appare improbabile. Si sviluppa in 102 pagine il ricorso presentato alla Corte d’Assise d’Appello con cui si chi chiede di annullare la condanna a 20 anni di Antonio Logli per l’assassinio della moglie Roberta Ragusa.
L’atto, firmato dagli avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri, analizza dichiarazioni, testi, moventi e comportamenti di tutti i protagonisti del giallo di via Dini. Con un’attenzione radicale sui testi Loris Gozi e Silvana Piampiani, le persone che sostengono di aver visto, ognuno all’insaputa dell’altro, in via Gigli tra le 00,30 e le 1,15 circa Antonio e Roberta. Sulla base delle stesse carte che per il gup Elsa Iadaresta contengono le prove della colpevolezza, con una lettura opposta di contesto e indizi la difesa sostiene che Logli sia innocente.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.15590649:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/il-caso-roberta-ragusa-dalla-scomparsa-alla-condanna-di-antonio-logli/73288/74777]]
Manipolazioni mass media. La prima stoccata è per il giudice al quale gli avvocati contestano di aver inserito nel procedimento le interviste rilasciate da Logli alla trasmissione “Chi l’ha visto?”. «Si stigmatizza l’utilizzo di documenti pervenuti non integri, in più parti manipolati da montaggio giornalistico». Il riferimento è ai graffi sulla fronte e sulle mani, alle dichiarazioni dei presunti orari (mezzanotte) in cui Roberta sarebbe uscita di casa. Elementi a supporto dell’accusa che, al contrario per Cavani e Sergiampietri, sono ininfluenti o errati nell’interpretazione. Dalla Geste alla foto. C’è un contorno di situazioni che la difesa affronta e chiarisce dal suo punto di vista sminuendo la valenza indiziaria-colpevolista data con la sentenza. La presenza di Logli alle 7,30 di sabato 14 gennaio alla Geste (Roberta è sparita la notte del 13 gennaio 2012) viene smentita nonostante le dichiarazione di due colleghi. «Ce ne sono almeno una dozzina che non ricordano di averlo visto» chiosano gli avvocati. E poi la fotografia, in cornice, della moglie che Gozi e la consorte Anita Gombi sostengono essergli stata mostrata da Antonio sempre il sabato mattina e poi il pomeriggio.«Non è possibile, perché quell’immagine è stata stampata al computer dal figlio Daniele al rientro da scuola – spiegano i difensori –. E non poteva essere incorniciata. Antonio poi nell’ora indicata da Gozi (intorno alle 11; 11,30 ndr) era altrove a cercare la moglie, lo provano le celle telefoniche».
La caduta dalle scale. Sulla caduta di qualche giorno prima della scomparsa dell’imprenditrice di Gello dalle scale, il ricorso disinnesca la valenza della “premeditazione”. Un volo provocato da uno scatolone passato da Logli alla moglie da una scala. «In modo sarcastico Roberta dice “ha provato ad ammazzarmi, ma non l’ha fatto mica di proposito” e riconduce la caduta solo a una negligenza del marito» scrivono i legali. Nega di non aver collaborato con gli inquirenti e i volontari il sabato, giorno successivo alla sparizione della moglie. Gli avvocati ricordano le numerose telefonate ai parenti di Roberta, i giri in auto tra Pisa e Orzignano, ai cimiteri, i contatti con vigili urbani e i carabinieri di Pontasserchio e San Giuliano Terme.
La protezione di Sara. Niente di nuovo sul motivo per cui Logli disse a Sara Calzolaio, allora amante e poi compagna, di cancellare le mail e gettare i telefonini dedicati alle loro conversazioni intime. «Volevo proteggerla, lei era nei Testimoni di Geova e non avrebbero accettato una relazione extraconiugale» è la spiegazione. I graffi? «Intanto è uno solo e se lo è procurato con un ulivo, lo ha spiegato subito ai carabinieri».
Testi inaffidabili. Ma il nodo centrale del ricorso punta a smontare la credibilità di Gozi e Piampiani e il corredo delle loro affermazioni. Gozi dice si aver visto Logli alle 00,30-00,40 seduto al volante della sua Ford Sw in via Gigli. Poi intorno alle una ritiene che fosse ancora lui l’uomo che stava litigando con una donna poi fatta salire a forza, con tanto di testa battuta sul montante dell’auto, su una CitroënC3, la stessa in uso a Roberta. Piampiani, anche lei residente in via Gigli, dice di aver visto una coppia litigare, ma intorno alle 00,40. Gli orari non tornano. «Gli orari del presunto litigio non collimano» scrivono gli avvocati. Gozi ha sempre sostenuto di non aver incontrato nessuno mentre a passeggio con il cane una assiste al litigio a circa 70-80 metri di distanza. La Piampiani riferisce di aver visto un uomo con un cagnolino. «Non è comprensibile come Gozi non possa non aver scorto ed essersi reso conto del transito a pochi metri da lui di un motorino (quello della Piampiani,ndr) che con il proprio rumore di motore e fanali accesi squarcia in maniera certamente fragorosa l’assoluto buio di via Gigli in piena notte». Entrambi riferiscono di aver visto delle macchie di sangue sul ciglio della strada, «ma le collocano in punti diversi». I difensori rimarcano con forza il risultato delle perizie psichiatriche sulla donna le cui condizioni ne «compromettono la capacità a testimoniare».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.15590650:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/caso-ragusa-logli-condannato-la-cugina-di-roberta-e-un-doppio-dramma/73280/74768]]
Viene citato un episodio. La donna aveva sostenuto che due giorni dopo la sparizione di Roberta Logli aveva bruciato dei cartoni in via Gigli provocando lo stop di un treno. Un evento mai accaduto. Testi in cerca di notorietà. Gozi viene descritto dai difensori come un teste alla ricerca di pubblicità sui media «nelle interviste tv ogni volta aggiunge un dettaglio in più», mentre Piampiani oltre all’inattendibilità per il suo stato di salute mentale «ha una curiosità per i programmi televisivi dai quali assume informazioni e sembra in competizione con Gozi con cui pare aver avuto colloqui sia prima che dopo le loro rispettive assunzioni a sommarie informazioni». Per i difensori di Logli con due testimoni del genere non si condanna una persona per omicidio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
