Il dolore
Bagni in mare senza rischi, ecco cosa è meglio evitare
I suggerimenti del dottor Maurizio Cecchini, specialista in cardiologia «Non bere alcolici e soprattutto abituare prima il corpo all’acqua fredda»
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MARINA DI PISA. È tempo di mare, di tuffi e di bagni. Spesso però l’acqua salata può nascondere delle insidie e una giornata al mare potrebbe trasformarsi in un dramma, con malori e spesso annegamenti. Sul litorale pisano, preso d’assalto da migliaia di turisti e bagnanti, già diversi gli interventi effettuati da sanitari e medici per soccorre persone colpite da quella che «impropriamente viene definita “congestione”», sottolinea il dottor Maurizio Cecchini, specialista in cardiologia e presidente di “CecchiniCuore”, la onlus nata per la diffusione dei defibrillatori, che recentemente ha realizzato una guida (sotto forma di opuscolo) distribuita nei negozi di Calci e nella locale sede della Misericordia, che racchiude consigli e suggerimenti su come affrontare il caldo e l’afa.
Ora prova a fare chiarezza sui rischi che i bagnanti corrono ad entrare in acqua e dare suggerimenti su come affrontare un tuffo o un bagno in sicurezza, sfatando il “mito” della morte per congestione. «Il termine “congestione” in realtà non ha alcun significato medico in questo senso - sottolinea Cecchini -. Quello che succede è la “sindrome da idrocuzione”: l’impatto brusco della cute (specie della faccia) con l’acqua fredda provoca un violento e transitorio riflesso vagale che riduce drasticamente la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Se questo fenomeno dura più di qualche secondo si crea un ipoafflusso cerebrale che può causare la perdita di coscienza. La stimolazione vagale inoltre stimola il vomito. Se ci si trova anche in pochi centimetri di acqua si rischia di morire per annegamento. L’essere in fase digestiva può facilitare la “sindrome da idrocuzione”».
Cosa fare dunque? L’esempio da seguire è quello che spesso si vede in tv in occasione dei campionati di tuffi, quando gli atleti, prima di lanciarsi dal trampolino, si sottopongono ad una doccia fredda per abituare il corpo all’impatto con l’acqua fredda della piscina. «Lo stimolo freddo brusco sul viso è impiegato frequentemente per stroncare tachiaritmie sopraventricolari», spiega Cecchini, che consiglia di «entrare lentamente in acqua (impiegando almeno un paio di minuti) bagnandosi il viso con l’acqua nella quale ci si immerge, il torace, l’addome quando ancora l’acqua è bassa, in modo da poter tornare a riva immediatamente qualora si avvertisse un malessere; evitare i tuffi se si è accaldati, non assumere alcoolici prima di entrare in acqua e non fare mai il bagno da soli».(d.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ora prova a fare chiarezza sui rischi che i bagnanti corrono ad entrare in acqua e dare suggerimenti su come affrontare un tuffo o un bagno in sicurezza, sfatando il “mito” della morte per congestione. «Il termine “congestione” in realtà non ha alcun significato medico in questo senso - sottolinea Cecchini -. Quello che succede è la “sindrome da idrocuzione”: l’impatto brusco della cute (specie della faccia) con l’acqua fredda provoca un violento e transitorio riflesso vagale che riduce drasticamente la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Se questo fenomeno dura più di qualche secondo si crea un ipoafflusso cerebrale che può causare la perdita di coscienza. La stimolazione vagale inoltre stimola il vomito. Se ci si trova anche in pochi centimetri di acqua si rischia di morire per annegamento. L’essere in fase digestiva può facilitare la “sindrome da idrocuzione”».
Cosa fare dunque? L’esempio da seguire è quello che spesso si vede in tv in occasione dei campionati di tuffi, quando gli atleti, prima di lanciarsi dal trampolino, si sottopongono ad una doccia fredda per abituare il corpo all’impatto con l’acqua fredda della piscina. «Lo stimolo freddo brusco sul viso è impiegato frequentemente per stroncare tachiaritmie sopraventricolari», spiega Cecchini, che consiglia di «entrare lentamente in acqua (impiegando almeno un paio di minuti) bagnandosi il viso con l’acqua nella quale ci si immerge, il torace, l’addome quando ancora l’acqua è bassa, in modo da poter tornare a riva immediatamente qualora si avvertisse un malessere; evitare i tuffi se si è accaldati, non assumere alcoolici prima di entrare in acqua e non fare mai il bagno da soli».(d.r.)
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