Il dolore
Pagati per ospitare profughi minorenni
“Rimborso” di 750 euro al mese, 1.500 con due ragazzi in casa
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PISA. Pagati per ospitare un profugo minorenne in casa. Dai 700 ai 750 euro al mese per garantire a un migrante vitto e alloggio. Era una proposta lanciata per gli adulti dalla Regione più di un anno fa e che non ha avuto grandi riscontri quella che ora la cooperativa Paim riprende e diffonde in piena emergenza immigrati.
Giancarlo Freggia, presidente della cooperativa che in provincia ospita circa 150 richiedenti asilo, traduce in senso pratico l’Sos che arriva da un fronte sempre aperto. Il flusso non conosce rallentamenti e il problema di reperire un tetto ai migranti diventa un affanno quotidiano. A ogni livello, dai soccorritori a chi poi si ritrova a gestire le presenze in continua crescita. Quello dei minori stranieri non accompagnati è un filone che sta lievitando. Non solo africani. Tanti sono gli albanesi.
«Penso a una famiglia che ha a disposizione degli spazi e può prendere uno o due ragazzi per ospitarli nella propria abitazione – spiega Freggia –. Noi diamo 700-750 al mese a persona con un massimo di due ospiti. Quindi possiamo arrivare a 1.500 euro al mese. Non solo è un’ottima soluzione a livello di accoglienza, ma per le famiglie significherebbe anche integrare entrate mensili».
Dalla Paim rassicurano: tutto l’onere burocratico e gestionale resterebbe in capo al gestore. E anche i percorsi di integrazione con i corsi e le altre attività riservate agli immigrati.
«Il monitoraggio rimarrebbe a carico nostro – chiarisce il presidente della Paim –. Dai rapporti con la questura alla prefettura e anche l’aspetto sanitario. Sono convinto che un minore all’interno di una famiglia di sicuro riesce a integrarsi in modo più completo e sereno». I fondi per garantire l’operazione rifugiato in casa arriverebbe da una parte della retta giornaliera -da 80 ai 125 euro - gior- che viene versata ai circa 150 ragazzini in carico alla Società della salute.
«Una parte di quella somma verrebbe girata alle famiglie – sottolinea Freggia –. Ripeto, è una proposta che è bene prendere in considerazione perché dobbiamo capire che il problema è grosso e a breve non si vedono soluzioni». Al momento nessuno si è fatto avanti per ospitare un profugo. Freggia invita gli interessati a rivolgersi alla Società della salute e alla prefettura.
«Poi la persona verrà contattata – conclude l’esponente della Paim –. Non è che le famiglie verranno abbandonate a sé stesse con un profugo in casa. Saremo i garanti della persona ospitata». La Paim sta cercando appartamenti per i nuovi arrivi. Al momento ospita 150 persone in una quindicina di strutture che vanno da 5 a 15 persone ospitate. «Ci sono serie difficoltà a reperire gli alloggi, se non vogliamo le tendopoli dobbiamo prevedere alternative come gli inserimenti familiari» conclude Freggia. Che sul caso Tinaia ha una sua idea: «Bisogna avere il pugno di ferro con i richiedenti asilo che non si comportano bene. Una confusione non gestita bene è dannosa. Alla Tinaia qualcuno degli ospiti è in contatto con persone all’esterno. Le polemiche sono servite solo per per creare caos. Lamentavano l’acqua marrone dai rubinetti? Sono di Cascina e non l’ho mai vista».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Giancarlo Freggia, presidente della cooperativa che in provincia ospita circa 150 richiedenti asilo, traduce in senso pratico l’Sos che arriva da un fronte sempre aperto. Il flusso non conosce rallentamenti e il problema di reperire un tetto ai migranti diventa un affanno quotidiano. A ogni livello, dai soccorritori a chi poi si ritrova a gestire le presenze in continua crescita. Quello dei minori stranieri non accompagnati è un filone che sta lievitando. Non solo africani. Tanti sono gli albanesi.
«Penso a una famiglia che ha a disposizione degli spazi e può prendere uno o due ragazzi per ospitarli nella propria abitazione – spiega Freggia –. Noi diamo 700-750 al mese a persona con un massimo di due ospiti. Quindi possiamo arrivare a 1.500 euro al mese. Non solo è un’ottima soluzione a livello di accoglienza, ma per le famiglie significherebbe anche integrare entrate mensili».
Dalla Paim rassicurano: tutto l’onere burocratico e gestionale resterebbe in capo al gestore. E anche i percorsi di integrazione con i corsi e le altre attività riservate agli immigrati.
«Il monitoraggio rimarrebbe a carico nostro – chiarisce il presidente della Paim –. Dai rapporti con la questura alla prefettura e anche l’aspetto sanitario. Sono convinto che un minore all’interno di una famiglia di sicuro riesce a integrarsi in modo più completo e sereno». I fondi per garantire l’operazione rifugiato in casa arriverebbe da una parte della retta giornaliera -da 80 ai 125 euro - gior- che viene versata ai circa 150 ragazzini in carico alla Società della salute.
«Una parte di quella somma verrebbe girata alle famiglie – sottolinea Freggia –. Ripeto, è una proposta che è bene prendere in considerazione perché dobbiamo capire che il problema è grosso e a breve non si vedono soluzioni». Al momento nessuno si è fatto avanti per ospitare un profugo. Freggia invita gli interessati a rivolgersi alla Società della salute e alla prefettura.
«Poi la persona verrà contattata – conclude l’esponente della Paim –. Non è che le famiglie verranno abbandonate a sé stesse con un profugo in casa. Saremo i garanti della persona ospitata». La Paim sta cercando appartamenti per i nuovi arrivi. Al momento ospita 150 persone in una quindicina di strutture che vanno da 5 a 15 persone ospitate. «Ci sono serie difficoltà a reperire gli alloggi, se non vogliamo le tendopoli dobbiamo prevedere alternative come gli inserimenti familiari» conclude Freggia. Che sul caso Tinaia ha una sua idea: «Bisogna avere il pugno di ferro con i richiedenti asilo che non si comportano bene. Una confusione non gestita bene è dannosa. Alla Tinaia qualcuno degli ospiti è in contatto con persone all’esterno. Le polemiche sono servite solo per per creare caos. Lamentavano l’acqua marrone dai rubinetti? Sono di Cascina e non l’ho mai vista».
Pietro Barghigiani
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