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Malati terminali, l’Asl manda i rinforzi dopo le proteste 

Malati terminali, l’Asl manda i rinforzi dopo le proteste 

L’inchiesta del Tirreno fa arrivare un infermiere in più all’assistenza domiciliare. Il Nursind: «Battaglia vinta»

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PISA. Un infermiere in più. Magari non servirà ad avere il migliore dei mondi possibili per l’organizzazione delle cure ai malati terminali di cancro, ai pazienti affetti da Sla o a quelli colpiti da patologie croniche bisognosi di essere supportati a casa ogni giorno, ma i rinforzi inviati dall’Asl alla squadra di operatori dell’assistenza domiciliare di Pisa sono una boccata di ossigeno per un settore del sistema sanitario cittadino che rischiava di collassare.

Dopo le inchieste del Tirreno e le denunce del sindacato degli infermieri Nursind sul moltiplicarsi di nuovi casi da fronteggiare, l’Azienda guidata da Maria Teresa De Lauretis ha deciso di far arrivare in via Garibaldi un uomo in più. Con l’estate, infatti, la squadra era stata inondata da un’alluvione di nuove emergenze, che si aggiungevano ad una esplosione di casi registrato nell’ultimo anno. Dal 2015 al 2016 - aveva lanciato l’allarme il Nursind a marzo - nell’area pisana il numero dei pazienti da assistere a domicilio era raddoppiato. Se nel 2015 le persone in carico alle “Cure palliative” e alle “Cure primarie” (le prime destinate appunto ai malati terminali o affetti da patologie degenerative, le seconde a chi è affetto da patologie croniche) erano in tutto 330, da inizio anno erano arrivate ad essere 600. Un’impennata dell’81%. Eppure gli infermieri impegnati sul territorio erano rimasti gli stessi: 22 in tutto.

Con l’arrivo dell’estate, poi, il quadro era addirittura peggiorato, ha raccontato Daniele Carbocci, segretario Nursind di Pisa. «Le infermiere devono smaltire le ferie e in tutto, fra palliative e primarie, fino a settembre rimarranno in 18-19». Insomma, la prospettiva era quella di un carico di lavoro ancora superiore ma meno forze per poterlo portare a termine ogni giorno. Sì perché è normale che il caldo acuisca il dolore, che le piaghe da decubito si facciano più roventi o un cardiopatico percepisca il battito come un tamburo nella gola se anche solo pochi gesti sul letto sembrano una montagna da scalare. «Malati così hanno bisogno più di un intervento al giorno, anche solo per essere reidratati». Così anche gli infermieri si sentivano sempre in debito d’ossigeno. «Non ce la facciamo, saltiamo da un paziente all’altro troppo in fretta, rischiamo di commettere errori e di mettere a rischio la loro vita», avevano detto.

«Adesso, grazie anche alle nostre segnalazioni, l’Asl invece ha deciso di inviare un infermiere in più proprio alle cure palliative - dice Carbocci -. È il settore delle cure domiciliari ai più fragili. Per ora abbiamo la garanzia che rimanga fino a settembre, cioè finché l’assistenza non resterà decimata a causa delle ferie. Ma contiamo che questo possa convincere l’Azienda anche investire di più».

Mario Neri



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