Sicurezza
E ora Tonino rischia il carcere a vita
Venerdì pomeriggio la sentenza per il patrigno accusato di omicidio volontario e sevizie
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PISA. Tonino Krstic rischia l’ergastolo. Il massimo della pena per l’omicidio della piccola Samantha è l’obiettivo a cui punta il pm Giancarlo Dominijanni che in questi giorni sta preparando la requisitoria.
Quella che dovrebbe essere l’ultima udienza con discussione e verdetto è in programma per venerdì alle 14 nell’aula 2 del Palazzo di Giustizia. Di fronte alla Corte d’Assise (presidente Murano, a latere Poggi più sei giudici popolari) sarà sentito l’ultimo teste della difesa e poi toccherà alle parti concluderà il dibattimento. Prima il pubblico ministero con l’excursus di un caso che ha graffiato il cuore di chi anche solo per un attimo si è proiettato con la mente in quella baracca di Calambrone. Il racconto del pm si concluderà con la richiesta di condanna: ergastolo. I reati lo prevedono. Omicidio volontario aggravato dalle sevizie e maltrattamenti continuati. Non aver scelto il rito abbreviato da parte di Krstic, difeso dall’avvocato Francesco Mori, espone l’imputato a un ergastolo.
Tonino, serbo, 32 anni, un passato di violenza, con “residenza” in una baracca e un sostentamento fatto di vendita di ferro vecchio, venerdì conoscerà il suo destino.
La sua difesa è un attacco alla ex compagna, da cui aveva avuto un bimbo nato dopo la tragedia e dato in affidamento dalla donna.
«Ogni due o tre giorni la picchiava (la bimba, ndr)– ha raccontato in aula –. La puniva perché si nascondeva o faceva le bizze. Aveva due anelli, che le avevo regalato io, e quando faceva il bagno a Samantha o quando la pettinava la percuoteva perché non stava ferma. Io le avrò dato degli sculaccioni e degli schiaffetti sul viso per rianimarla il giorno in cui si è sentita male e poi è morta. Mai picchiata». Il corpicino martoriato della bimba aveva oltre il 50 per cento della pelle segnata da lividi. Marchiature non recenti. «Già il 20 aprile avevo salvato la bambina – è la tesi dell’imputato -. L’ho resuscitata. Non aveva fatto colazione e allora dissi alla mamma di darle da mangiare. Lei, Francisca, le sferrò un calcio nella pancia. La bimba cadde dal letto e picchiò la testa. Sull’addome c’è l’impronta di un piede del 38, quello di Francisca. Io ho il 46. Non sono stato io a colpirla». È la verità di Tonino urlata alla Corte d’Assise.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Quella che dovrebbe essere l’ultima udienza con discussione e verdetto è in programma per venerdì alle 14 nell’aula 2 del Palazzo di Giustizia. Di fronte alla Corte d’Assise (presidente Murano, a latere Poggi più sei giudici popolari) sarà sentito l’ultimo teste della difesa e poi toccherà alle parti concluderà il dibattimento. Prima il pubblico ministero con l’excursus di un caso che ha graffiato il cuore di chi anche solo per un attimo si è proiettato con la mente in quella baracca di Calambrone. Il racconto del pm si concluderà con la richiesta di condanna: ergastolo. I reati lo prevedono. Omicidio volontario aggravato dalle sevizie e maltrattamenti continuati. Non aver scelto il rito abbreviato da parte di Krstic, difeso dall’avvocato Francesco Mori, espone l’imputato a un ergastolo.
Tonino, serbo, 32 anni, un passato di violenza, con “residenza” in una baracca e un sostentamento fatto di vendita di ferro vecchio, venerdì conoscerà il suo destino.
La sua difesa è un attacco alla ex compagna, da cui aveva avuto un bimbo nato dopo la tragedia e dato in affidamento dalla donna.
«Ogni due o tre giorni la picchiava (la bimba, ndr)– ha raccontato in aula –. La puniva perché si nascondeva o faceva le bizze. Aveva due anelli, che le avevo regalato io, e quando faceva il bagno a Samantha o quando la pettinava la percuoteva perché non stava ferma. Io le avrò dato degli sculaccioni e degli schiaffetti sul viso per rianimarla il giorno in cui si è sentita male e poi è morta. Mai picchiata». Il corpicino martoriato della bimba aveva oltre il 50 per cento della pelle segnata da lividi. Marchiature non recenti. «Già il 20 aprile avevo salvato la bambina – è la tesi dell’imputato -. L’ho resuscitata. Non aveva fatto colazione e allora dissi alla mamma di darle da mangiare. Lei, Francisca, le sferrò un calcio nella pancia. La bimba cadde dal letto e picchiò la testa. Sull’addome c’è l’impronta di un piede del 38, quello di Francisca. Io ho il 46. Non sono stato io a colpirla». È la verità di Tonino urlata alla Corte d’Assise.(p.b.)
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