Il Tirreno

Pisa

La gioielleria riapre: «Un segno di speranza» 

di Danilo Renzullo
La gioielleria riapre: «Un segno di speranza» 

Per il quartiere Ferretti è un esempio  «È provato, ma ha trovato la forza di ripartire»

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PISA. Dall’ingresso sono scomparsi i nastri bianchi e rossi che per oltre quindici giorni hanno “avvolto” il negozio. Dalla serranda è stato strappato il cartello che indicava il sequestro dell’attività commerciale.

Per la prima volta dallo scorso 13 giugno, non sono gli uomini in divisa ad attraversare l’uscio della gioielleria Ferretti, ma i proprietari, Daniele Ferretti e la moglie Giuliana Malucchi. Tornati ieri mattina ad alzare quella serranda che ha rischiato di imprigionare per sempre all’interno di quel negozio i sacrifici di oltre quarant’anni di lavoro.

Dopo il dissequestro deciso mercoledì scorso, ieri mattina i coniugi Ferretti sono tornati a calcare quel pavimento macchiato dal sangue di Simone Bernardi, il 43enne di Aprilia che nel tardo pomeriggio dello scorso 13 giugno ha tentato di rapinare con altri due complici ancora ricercati dai carabinieri l’attività commerciale. Al fuoco di uno dei rapinatori, Ferretti ha risposto con la pistola regolarmente detenuta, uccidendo il 43enne di origini laziali. Conclusi gli accertamenti, le forze dell’ordine, in accordo con il pm, hanno deciso di “liberare” l’esercizio commerciale.

Passando da via Battelli pewdoni e automobilisti rallentano. Il loro sguardo è puntato verso quella serranda aperta a metà che per molti rappresentata anche un segno di speranza. Nonostante tutto, i due coniugi hanno deciso di ripartire. Si sono ancora una volta rimboccati le maniche e ieri mattina hanno iniziato a cancellare le tracce di quel tragico evento che resterà indelebile nei loro occhi e nella loro mente. «Appena possibile, puliremo, rimetteremo in ordine e riapriremo regolarmente», ha detto qualche giorno fa al Tirreno Daniele Ferretti, indagato per omicidio volontario. Per farlo occorrerà ancora qualche giorno di lavoro.

Nelle vetrine non riflettono più i lampeggianti delle forze dell’ordine. Risplende invece il luccichio dei gioielli, a tratti interrotto dalle scatole e dai sacchi neri in cui sono state racchiuse quelle tracce che gli investigatori hanno esaminato a lungo per ricostruire l’esatta dinamica della sparatoria. Sulla porta di ingresso e sulle vetrine sono ancora visibili i fori dei proiettili. Ferretti insieme ad un operaio, li osserva. Indica cosa e come sostituirli. Fuma. Nervosamente. Come durante gli attimi successivi alla sparatoria. I suoi occhi sono carichi di speranze, ma lucidi. In quelle vetrine e in quella stanza ancora a soqquadro, Ferretti e la moglie sembrano di rivedere ogni singolo fotogramma di quel film che qualche settimana fa si è concluso con una pioggia di piombo.

«Lo abbiamo salutato - raccontano alcuni commercianti della strada - È un uomo molto provato, ma ha trovato la forza per ripartire». Aggrappandosi probabilmente anche agli attestati di solidarietà che commercianti, residenti e politici hanno dimostrato con presidi e fiaccolate in una sorta di abbraccio collettivo della città ai commercianti che adesso cercano di ripartire, chiudendo in un sacco nero quei resti di una tragica sera che ha segnato per sempre la loro esistenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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