Sicurezza
Estate a rischio emergenza per l’assistenza domiciliare
Raddoppiati i malati da accudire in città ma calano gli infermieri per le ferie Il sindacato: «La Asl non assume ma così c’è il rischio di compiere errori fatali»
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PISA. Si è seccata l’aria e ed è venuta giù un’alluvione di emergenze, un diluvio di nuovi casi, un’ondata di chiamate. E dire che nel team dell’assistenza domiciliare se lo aspettavano, avevano avvertito i vertici dell’Asl. Perché è normale che il caldo acuisca il dolore e con quest’estate torrida la morfina perda la sua presa sul nemico; che le piaghe da decubito si facciano più roventi o un cardiopatico percepisca il battito come un tamburo nella gola se anche solo pochi gesti sul letto sembrano una montagna da scalare. «Era normale - dice una delle infermiere del team delle Cure Palliative del presidio di via Garibaldi - Eppure il nostro gruppo si è assottigliato». Erano in pochi mesi fa, quando a marzo, per la prima volta, lanciarono l’allarme. Per i sanitari che ogni giorno accudiscono malati terminali, affetti da Sla oppure disabili e malati cronici, costretti a letto o a un’esistenza dimezzata da patologie debilitanti, fare il proprio lavoro sta diventando sempre più difficile. Nel giro di un anno - denunciò il sindacato Nursind - nell’area pisana il numero dei pazienti da assistere a domicilio era raddoppiato, passato da 330 malati a 600. Un’impennata dell’81%. Ma gli infermieri impegnati sul territorio erano ancora gli stessi: 22 in tutto. Adesso, anche gli infermieri si sentono sempre in debito d’ossigeno. «Ecco, non solo non è cambiato nulla - dice Daniele Carbocci, segretario pisano del Nursind - Ma le ferie hanno esacerbato i problemi. Durante l’estate il team sarà formato da 18-19 persone e dovranno però coprire un numero molto più alto di interventi. In questo periodo aumentano i casi in cui un paziente può avere bisogno di assistenza. Si pensi solo alla necessità di essere idratati». Il sindacato, proprio in ragione della crescita della mole di lavoro, aveva chiesto assunzioni. Invece «l’infermiera adesso compare 20 minuti al giorno, spesso trafelata perché perennemente in ritardo sulla tabella di marcia - racconta Antonella, figlia di una malata terminale - Così io ho dovuto anch’io diventare un’esperta di assistenza domiciliare». Il ministero della Salute lo chiama family learning. A famiglie e sindacati infermieri sembra una bella formuletta per gettare la spugna. «La legge di riforma regionale della sanità - dice Carbocci - prometteva di valorizzare l’assistenza territoriale per togliere l’incombenza agli ospedali, liberando così posti letto. C’era una precondizione: investire. Invece zero. Agli infermieri dell’assistenza domiciliare non vengono date neppure le uniformi di ricambio, girano in borghese, né tantomeno hanno ricevuto nuovi macchinari». Senza rinfonrzi, continuano dal Nursind, non solo si mette a rischio la qualità del servizio ma anche la vita dei pazienti. «Se vai sempre di corsa il pericolo è quello di compiere errori fatali».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Mario Neri
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