Sicurezza
Errore durante il parto, dopo 9 anni risarciti i genitori
Il tribunale ha condannato l’azienda sanitaria perché i medici non si accorsero delle condizioni di sofferenza della bimba che per questo vive senza un rene
PISA. Ha 9 anni e le manca un rene dalla nascita. Un organo mancante non per destino, ma per negligenza. Quella dei medici che non si accorsero di quanto la mamma stava male prima di mettere al mondo due gemelli, maschio e femmina, con un cesareo. Per quel parto con una serie di sottovalutazioni diventate errori irrimediabili, il Tribunale civile ha condannato l’Azienda ospedaliera a risarcire con quasi 80mila euro i genitori della bimba menomata per tutta la vita. Si tratta di una famiglia residente in provincia di Pisa che si è affidata all’avvocato Concetta Gugliotta per tutelarsi a livello civile nei confronti di chi, nell’ottobre 2010, trascurò durante il ricoverato la donna in procinto di dare alla luce due figli.
C’è voluta una consulenza con accademici di fuori regione per dirimere il contenzioso tra genitori e Aoup. Per l’ospedale i protocolli seguiti era stati rispettati. E, stando a una consulenza del 2015, «l’emorragia surrenalica era stata conseguenza di una trombosi della vena renale per motivi anatomici». Insomma, era stato un caso senza responsabilità. La nuova consulenza demolisce questa versione probabilistica e fatalistica del danno al rene. È opposto il giudizio della Ctu disposta dal giudice Milena Balsamo che in uno dei passaggi in cui entra nel merito del caso scrive: «Dalla attenta lettura della documentazione sanitaria, relativa all’espletamento del parto della signora (nome della donna, ndr), emerge come vi sia stata una incongrua e inadeguata assistenza alla partoriente che determinava la mancata evidenza di alcuni segni di allarme presenti nei tracciati praticati nel corso del ricovero». Per il Tribunale se i medici avessero dato ascolto a quei tracciati avrebbero potuto anticipare il cesareo ed evitare le sofferenze che poi portarono alla perdita del rene sinistro della neonata.
La piccola fu colpita da ipossia intrapartum, non diagnosticata dai sanitari. «Ha determinato una situazione severa ipossico-ischemica responsabile della emorragia surrenalica sinistra complicata da trombosi della vena renale, con grave danno della funzionalità renale fino alla esclusione totale della sua capacità di filtrazione ed escretoria» si legge nella sentenza. Non hanno ignorato i malori contro cui stava combattendo in un autentico travaglio la donna. Li hanno sottostimati, argomenta il giudice. Tracciati, monitoraggi, condizioni cardiologiche. Una varietà di fronti che per il Tribunale nel caso della neonata in sofferenza non sono stati vigilati con la dovuta attenzione dai sanitari del Santa Chiara. Il risultato è un danno da risarcire che sfiora gli 80mila euro.
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