Gioco
Occhiali falsi scoperto centro di produzione
di Pietro Barghigiani
Denunciato un bengalese: acquistava i pezzi dalla Cina e poi applicava le griffe taroccate
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PISA. La Cina per le materie prime, il Bangladesh per l’assemblaggio, Piazza dei Miracoli e le vie del turismo di massa per la vendita. Rigorosamente sottocosto.
È una filiera del falso con diramazioni internazionali unita dalla contraffazione casalinga quella scoperta in una delle sue espressioni locali dalla polizia. Gli agenti mercoledì sera hanno trovato in una casa in via del Capannone un piccolo laboratorio dove venivano fabbricati occhiali con marchi taroccati, da Ray-Ban a Prada. Di recente i carabinieri avevano compiuto un’operazione analoga in un appartamento in via dei Mille.
Il piccolo imprenditore bengalese, 40 anni, incensurato, in regola con il permesso di soggiorno, ha due caratteristiche: è sconosciuto al fisco e nella sua attività metteva insieme la duplice veste di fabbricatore e venditore all’ingrosso. È stato denunciato per possesso e produzione finalizzata alla vendita di merce contraffatta. Sequestrate tre macchine timbratrici, 600 paia di occhiali contraffatti e oltre 10.000 marchi.
Sono stati gli agenti della polizia del servizio volanti, diretti dal commissario capo Fabrizio Valerio Nocita, a fare il blitz nella stamperia clandestina ispirato da un controllo in strada nel contrasto all’abusivismo commerciale.
Nel tardo pomeriggio gli agenti hanno notato i movimenti sospetti di una Ford Focus verde che, dopo una sosta in un'area poco distante da piazza Manin dove di solito bivaccano diversi senegalesi impegnati nella vendita di prodotti contraffatti, aveva ripreso la marcia con andatura decisa in direzione del ponte della Cittadella. Quella manovra repentina ha insospettito i poliziotti che a distanza hanno iniziato a pedinare la Focus. All'altezza di via Cesare Battisti l’hanno fermata. Conducente e passeggero erano due bengalesi che non sono riusciti a dissimulare una certa preoccupazione. Ai poliziotti è bastato un colpo d'occhio sui sedili posteriori per comprendere il motivo di tanta agitazione: c’era una distesa di occhiali marca Ray-Ban che non aveva l’aria di essere originali. Un indizio che ha aperto il varco. Tre equipaggi della polizia si sono diretti a casa del bengalese in via del Capannone. E hanno fatto bingo. All'interno dell'appartamento, condiviso con altri connazionali, si sono imbattuti in un piccolo laboratorio del falso. Nella camera del produttore-grossista sono state trovate e sequestrate oltre 600 paia di occhiali marca Prada e Ray-Ban, tre macchine punzonatrici e soprattutto, oltre 10.000 marchi contraffatti pronti per essere assemblati ad occhiali privi di griffe. Tutto sequestrato insieme ai 3mila euro trovati nella disponibilità del quarantenne. Secondo una prima ricostruzione del business il bengalese importava dalla Cina gli occhiali basici pagangoli attraverso il circuito Western Union. Poi quando aveva i pezzi in casa attivava la stamperia imprimendo il marchio desiderato. Gli potevano costare sui 5 euro quegli occhiali camuffati che poi rivendeva a 10-15 euro ai dettaglianti. Nei “libri contabili” sequestrati compaiono nomi tipici dei Paesi del Centro Africa con relative cifre abbinate. La polizia ipotizza che siano i clienti a cui il commerciante forniva gli occhiali taroccati da offrire in zona Duomo.
È una filiera del falso con diramazioni internazionali unita dalla contraffazione casalinga quella scoperta in una delle sue espressioni locali dalla polizia. Gli agenti mercoledì sera hanno trovato in una casa in via del Capannone un piccolo laboratorio dove venivano fabbricati occhiali con marchi taroccati, da Ray-Ban a Prada. Di recente i carabinieri avevano compiuto un’operazione analoga in un appartamento in via dei Mille.
Il piccolo imprenditore bengalese, 40 anni, incensurato, in regola con il permesso di soggiorno, ha due caratteristiche: è sconosciuto al fisco e nella sua attività metteva insieme la duplice veste di fabbricatore e venditore all’ingrosso. È stato denunciato per possesso e produzione finalizzata alla vendita di merce contraffatta. Sequestrate tre macchine timbratrici, 600 paia di occhiali contraffatti e oltre 10.000 marchi.
Sono stati gli agenti della polizia del servizio volanti, diretti dal commissario capo Fabrizio Valerio Nocita, a fare il blitz nella stamperia clandestina ispirato da un controllo in strada nel contrasto all’abusivismo commerciale.
Nel tardo pomeriggio gli agenti hanno notato i movimenti sospetti di una Ford Focus verde che, dopo una sosta in un'area poco distante da piazza Manin dove di solito bivaccano diversi senegalesi impegnati nella vendita di prodotti contraffatti, aveva ripreso la marcia con andatura decisa in direzione del ponte della Cittadella. Quella manovra repentina ha insospettito i poliziotti che a distanza hanno iniziato a pedinare la Focus. All'altezza di via Cesare Battisti l’hanno fermata. Conducente e passeggero erano due bengalesi che non sono riusciti a dissimulare una certa preoccupazione. Ai poliziotti è bastato un colpo d'occhio sui sedili posteriori per comprendere il motivo di tanta agitazione: c’era una distesa di occhiali marca Ray-Ban che non aveva l’aria di essere originali. Un indizio che ha aperto il varco. Tre equipaggi della polizia si sono diretti a casa del bengalese in via del Capannone. E hanno fatto bingo. All'interno dell'appartamento, condiviso con altri connazionali, si sono imbattuti in un piccolo laboratorio del falso. Nella camera del produttore-grossista sono state trovate e sequestrate oltre 600 paia di occhiali marca Prada e Ray-Ban, tre macchine punzonatrici e soprattutto, oltre 10.000 marchi contraffatti pronti per essere assemblati ad occhiali privi di griffe. Tutto sequestrato insieme ai 3mila euro trovati nella disponibilità del quarantenne. Secondo una prima ricostruzione del business il bengalese importava dalla Cina gli occhiali basici pagangoli attraverso il circuito Western Union. Poi quando aveva i pezzi in casa attivava la stamperia imprimendo il marchio desiderato. Gli potevano costare sui 5 euro quegli occhiali camuffati che poi rivendeva a 10-15 euro ai dettaglianti. Nei “libri contabili” sequestrati compaiono nomi tipici dei Paesi del Centro Africa con relative cifre abbinate. La polizia ipotizza che siano i clienti a cui il commerciante forniva gli occhiali taroccati da offrire in zona Duomo.
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