Sicurezza
«Minacciò di suicidarsi col figlio»
Il racconto della mamma in aula contro l’ex marito accusato di stalking
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PISA. «Una volta mi disse che si sarebbe suicidato con il bimbo lanciandosi da un ponte».
Cala il silenzio nell’aula del Tribunale dopo le parole dell’ex moglie di un imputato alla sbarra per stalking. Lei, italiana, lui marocchino. Prima li univa l’amore e un figlio. Da anni solo il ragazzo che si è trovato in mezzo a diverse scenate del papà contro la mamma.
Davanti al giudice Luca Salutini (pm onorario Massimiliano Costabile) la donna - residente in provincia - ha raccontato la parabola discendente di un matrimonio non solo fallito, ma anche carico di rancore alimentato dall’ex.
Ci sono episodi del luglio 2015 e del giugno 2016.
L’ultimo screzio, come all’origine di molti altri, nasce dall’affidamento del figlio. «Lui voleva portarlo in vacanza in una tenda nel bosco – racconta la donna che si è costituita parte civile con il papà – Di fronte a una proposta del genere gli disse che non era il caso. E così prima con telefonate minacciose a mio padre, già dal mattino, e poi anche a me ce lo ritrovammo davanti casa. “Ora capisco perché gli uomini strozzano le donne” mi urlò. Venne a casa e cominciò a inveire». Si commuove, ma non interrompe la deposizione, l’ex moglie che in aula tra le lacrime riannoda i fili di un passato recente doloroso. L’imputato a testa bassa fissa il tavolo. Racconta di quanto si è impegnata per trovargli un lavoro.
«Andavo al centro per l’impiego, mandavo e-mail, ma a lui non andava bene niente, diceva che era solo una perdita di tempo» sottolinea. E aggiunge: «Ho anticipato tante spese, dall’Ape, al camper, all’assicurazione. Per un periodo d’estate è vissuto in una bosco a Tirrenia». Nel giorno del compleanno del ragazzino a casa c’erano anche i suoi amichetti. Una situazione che al papà non andava bene.
«Entrò e mi mise una mano al collo, come per strozzarmi – prosegue la donna – Aveva un atteggiamento intimidatorio per farci isolare dalle altre famiglie. Per lui il bimbo doveva stare solo con me. Ci spaventammo per quell’episodio».
Quando dalla questura gli viene intimato il divieto di avvicinamento la situazione torna a una parvenza di normalità. Ma prima di quella libertà riacquisita, la donna è andata via di casa. «Mi ha ospitato una zia che vive fuori provincia – ricorda – Chiudemmo la casa con le inferriate. Minacciava di ubriacarsi e venire davanti all’abitazione a fare casino. Così diceva, oltre a chiedere soldi. Ora giro con lo spray anti aggressione nella borsa. E anche mio padre teme di incontrarlo».(p.b.)
Cala il silenzio nell’aula del Tribunale dopo le parole dell’ex moglie di un imputato alla sbarra per stalking. Lei, italiana, lui marocchino. Prima li univa l’amore e un figlio. Da anni solo il ragazzo che si è trovato in mezzo a diverse scenate del papà contro la mamma.
Davanti al giudice Luca Salutini (pm onorario Massimiliano Costabile) la donna - residente in provincia - ha raccontato la parabola discendente di un matrimonio non solo fallito, ma anche carico di rancore alimentato dall’ex.
Ci sono episodi del luglio 2015 e del giugno 2016.
L’ultimo screzio, come all’origine di molti altri, nasce dall’affidamento del figlio. «Lui voleva portarlo in vacanza in una tenda nel bosco – racconta la donna che si è costituita parte civile con il papà – Di fronte a una proposta del genere gli disse che non era il caso. E così prima con telefonate minacciose a mio padre, già dal mattino, e poi anche a me ce lo ritrovammo davanti casa. “Ora capisco perché gli uomini strozzano le donne” mi urlò. Venne a casa e cominciò a inveire». Si commuove, ma non interrompe la deposizione, l’ex moglie che in aula tra le lacrime riannoda i fili di un passato recente doloroso. L’imputato a testa bassa fissa il tavolo. Racconta di quanto si è impegnata per trovargli un lavoro.
«Andavo al centro per l’impiego, mandavo e-mail, ma a lui non andava bene niente, diceva che era solo una perdita di tempo» sottolinea. E aggiunge: «Ho anticipato tante spese, dall’Ape, al camper, all’assicurazione. Per un periodo d’estate è vissuto in una bosco a Tirrenia». Nel giorno del compleanno del ragazzino a casa c’erano anche i suoi amichetti. Una situazione che al papà non andava bene.
«Entrò e mi mise una mano al collo, come per strozzarmi – prosegue la donna – Aveva un atteggiamento intimidatorio per farci isolare dalle altre famiglie. Per lui il bimbo doveva stare solo con me. Ci spaventammo per quell’episodio».
Quando dalla questura gli viene intimato il divieto di avvicinamento la situazione torna a una parvenza di normalità. Ma prima di quella libertà riacquisita, la donna è andata via di casa. «Mi ha ospitato una zia che vive fuori provincia – ricorda – Chiudemmo la casa con le inferriate. Minacciava di ubriacarsi e venire davanti all’abitazione a fare casino. Così diceva, oltre a chiedere soldi. Ora giro con lo spray anti aggressione nella borsa. E anche mio padre teme di incontrarlo».(p.b.)
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