Il dolore
Bimbo picchia compagna maestra finisce a processo
Accusa di mancata vigilanza per l’insegnante di una scuola elementare L’alunno in classe sferrò un calcio alla bimba, i genitori querelarono la docente
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PISA. Una zuffa tra bimbi in classe. Siamo alle elementari, ci può stare. Lui le tira un calcio. Lei piange, ma la storia non si conclude con le lacrime asciugate tra i singhiozzi. Al ritorno a casa la bambina racconta tutto ai genitori. È il gong che dà il via alla querela che a distanza di due anni dall’episodio si è trasformata in un rinvio a giudizio della maestra accusata di lesioni e abbandono di minori, una 63enne, residente in Valdera. Una sorta di contestazione di omessa custodia per l’insegnante presente in classe al momento del fatto.
I genitori dell’alunna avevano denunciato anche la direttrice didattica, ma la sua posizione è stata archiviata.
Ieri si è tenuta la prima udienza del processo in cui una maestra è imputata non per aver picchiato un alunno, ma per aver impedito una lite tra bimbi a pochi metri da lei. L’udienza è stata rinviata a dopo l’estate per l’assenza del giudice Eugenia Mirani (pm onorario Vincenzo Molinaro). La routine di uno screzio tra bambini diventa un fatto di cronaca nel momento in cui l’adulta della situazione viene accusata di aver mancato a un obbligo imposto dal suo ruolo.
La storia risale al 2015 in una scuola elementare della provincia. L’ambiente è quello di una classe, una quarta, dove le intemperanze degli scolari vanno di pari passo con le lezioni. Una sovrapposizione che resta nei limiti, ma che a quell’età è fisiologica. Quel giorno, però, i due compagni di classe si prendono. Non è un gioco. O se lo è all’inizio poi degenera senza controllo. Così finisce che il bimbo rifila un calcione alla compagna. E solo a quel punto, con il pianto della piccina, secondo l’accusa, la maestra interviene e divide i piccoli contendenti. Appare chiaro che la lite dei bimbi è destinata a trasferirsi su altri piani. E, infatti, quando i genitori vanno a riprendere la bimba ascoltano quello che era appena accaduto. La portano al pronto soccorso dove i medici stilano un referto di 7 giorni. Dal racconto della piccola alla prognosi dell’ospedale, il passo successivo è la querela. Sia la maestra in classe che la direttrice didattica vengono additate come responsabili delle lesioni. Una responsabilità oggettiva per l’obbligo che deriva dall’incarico di custodi degli alunni. La direttrice esce dal fascicolo con un’archiviazione che non viene, invece, ottenuta dall’insegnante.
Colpevole, agli occhi dei genitori della bimba presa a calci, di non aver impedito l’aggressione contro la figlia. E ora sotto processo per non aver neutralizzato l’attacco in classe.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
I genitori dell’alunna avevano denunciato anche la direttrice didattica, ma la sua posizione è stata archiviata.
Ieri si è tenuta la prima udienza del processo in cui una maestra è imputata non per aver picchiato un alunno, ma per aver impedito una lite tra bimbi a pochi metri da lei. L’udienza è stata rinviata a dopo l’estate per l’assenza del giudice Eugenia Mirani (pm onorario Vincenzo Molinaro). La routine di uno screzio tra bambini diventa un fatto di cronaca nel momento in cui l’adulta della situazione viene accusata di aver mancato a un obbligo imposto dal suo ruolo.
La storia risale al 2015 in una scuola elementare della provincia. L’ambiente è quello di una classe, una quarta, dove le intemperanze degli scolari vanno di pari passo con le lezioni. Una sovrapposizione che resta nei limiti, ma che a quell’età è fisiologica. Quel giorno, però, i due compagni di classe si prendono. Non è un gioco. O se lo è all’inizio poi degenera senza controllo. Così finisce che il bimbo rifila un calcione alla compagna. E solo a quel punto, con il pianto della piccina, secondo l’accusa, la maestra interviene e divide i piccoli contendenti. Appare chiaro che la lite dei bimbi è destinata a trasferirsi su altri piani. E, infatti, quando i genitori vanno a riprendere la bimba ascoltano quello che era appena accaduto. La portano al pronto soccorso dove i medici stilano un referto di 7 giorni. Dal racconto della piccola alla prognosi dell’ospedale, il passo successivo è la querela. Sia la maestra in classe che la direttrice didattica vengono additate come responsabili delle lesioni. Una responsabilità oggettiva per l’obbligo che deriva dall’incarico di custodi degli alunni. La direttrice esce dal fascicolo con un’archiviazione che non viene, invece, ottenuta dall’insegnante.
Colpevole, agli occhi dei genitori della bimba presa a calci, di non aver impedito l’aggressione contro la figlia. E ora sotto processo per non aver neutralizzato l’attacco in classe.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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