Sicurezza
«Un atto di onore e amore per riqualificare la Rocca»
L’associazione nata per salvare il castello di Ripafratta si appella ai proprietari: «Chiediamo di cedere il sito storico al Comune e avviare progetti di recupero»
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SAN GIULIANO TERME. «Chiediamo di compiere un gesto di alto valore morale ed etico che renda ulteriormente onore alla storia della famiglia e al suo legame con questo territorio».
Con una lettera aperta, l’associazione “Salviamo La Rocca” lancia un appello alla famiglia Roncioni, proprietaria della Rocca di Ripafratta, e invita gli eredi ad accettare la richiesta del Comune di San Giuliano Terme di entrare in possesso del bene, da anni in stato di abbandono, per intraprendere un percorso di messa in sicurezza e di riqualificazione. «Il Comune di San Giuliano, tramite il sindaco Sergio Di Maio, ha inviato al vostro amministratore una richiesta formale di passaggio della proprietà della Rocca al Comune – recita l’appello –. A nome dell’associazione e degli oltre 2.500 firmatari della petizione lanciata per salvare la Rocca, chiediamo di accettare la richiesta del sindaco e di donare il bene storico alla sua comunità. La richiesta – prosegue la lettera – è l’approdo finale di una lunga serie di tentativi volti a cercare di mettere in sicurezza e salvare il bene storico. Tentativi che per motivi burocratici, finanziari o di forma, non sono mai andati in porto. L’unica speranza per salvare la Rocca di San Paolino – aggiunge l’associazione – rimane quella di seguire l’esempio di numerose altre realtà della nostra regione, che sono riuscite a godere di un percorso progettuale e finanziario di livello regionale, nazionale ed europeo. Queste realtà erano però beni di proprietà pubblica. La nostra richiesta è quella di compiere un gesto di altissimo valore morale ed etico, che renda ulteriormente onore alla storia della famiglia e al suo legame con il territorio. Un gesto che non mancheremo di valorizzare e che permetterà di avviare, sotto l’egida pubblica, un percorso di messa in sicurezza rapido a tutela dell’integrità del bene, ma anche dei cittadini, delle loro abitazioni e di coloro che usufruiscono dei sentieri che costeggiano la Rocca visitandola esternamente. Verrà poi una seconda fase, quella del recupero e della rifunzionalizzazione. La responsabilità di avviare questo percorso – conclude l’associazione rivolgendosi alla famiglia Roncioni – ricade soltanto sulla vostra decisione, così come la responsabilità di salvare l’intero complesso monumentale, gravemente danneggiato dall’incuria e dal tempo».
L’associazione chiederà un incontro con l’amministrazione comunale per cercare di avviare un percorso comune per convincere gli eredi a donare il bene. Nelle prossime settimane potrebbe essere attivato anche un tavolo di confronto regionale. Dall’onorevole Maria Chiara Carrozza, dal presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e dal consigliere regionale Andrea Pieroni, che nei giorni scorsi hanno partecipato alla tradizionale festa sulla Rocca, è infatti arrivato l’impegno a farsi promotori del percorso di recupero del sito storico, quando e se diventerà un bene pubblico.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Con una lettera aperta, l’associazione “Salviamo La Rocca” lancia un appello alla famiglia Roncioni, proprietaria della Rocca di Ripafratta, e invita gli eredi ad accettare la richiesta del Comune di San Giuliano Terme di entrare in possesso del bene, da anni in stato di abbandono, per intraprendere un percorso di messa in sicurezza e di riqualificazione. «Il Comune di San Giuliano, tramite il sindaco Sergio Di Maio, ha inviato al vostro amministratore una richiesta formale di passaggio della proprietà della Rocca al Comune – recita l’appello –. A nome dell’associazione e degli oltre 2.500 firmatari della petizione lanciata per salvare la Rocca, chiediamo di accettare la richiesta del sindaco e di donare il bene storico alla sua comunità. La richiesta – prosegue la lettera – è l’approdo finale di una lunga serie di tentativi volti a cercare di mettere in sicurezza e salvare il bene storico. Tentativi che per motivi burocratici, finanziari o di forma, non sono mai andati in porto. L’unica speranza per salvare la Rocca di San Paolino – aggiunge l’associazione – rimane quella di seguire l’esempio di numerose altre realtà della nostra regione, che sono riuscite a godere di un percorso progettuale e finanziario di livello regionale, nazionale ed europeo. Queste realtà erano però beni di proprietà pubblica. La nostra richiesta è quella di compiere un gesto di altissimo valore morale ed etico, che renda ulteriormente onore alla storia della famiglia e al suo legame con il territorio. Un gesto che non mancheremo di valorizzare e che permetterà di avviare, sotto l’egida pubblica, un percorso di messa in sicurezza rapido a tutela dell’integrità del bene, ma anche dei cittadini, delle loro abitazioni e di coloro che usufruiscono dei sentieri che costeggiano la Rocca visitandola esternamente. Verrà poi una seconda fase, quella del recupero e della rifunzionalizzazione. La responsabilità di avviare questo percorso – conclude l’associazione rivolgendosi alla famiglia Roncioni – ricade soltanto sulla vostra decisione, così come la responsabilità di salvare l’intero complesso monumentale, gravemente danneggiato dall’incuria e dal tempo».
L’associazione chiederà un incontro con l’amministrazione comunale per cercare di avviare un percorso comune per convincere gli eredi a donare il bene. Nelle prossime settimane potrebbe essere attivato anche un tavolo di confronto regionale. Dall’onorevole Maria Chiara Carrozza, dal presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e dal consigliere regionale Andrea Pieroni, che nei giorni scorsi hanno partecipato alla tradizionale festa sulla Rocca, è infatti arrivato l’impegno a farsi promotori del percorso di recupero del sito storico, quando e se diventerà un bene pubblico.
Danilo Renzullo
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