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Pisa

Attentato contro la polizia sentiti i primi testimoni 

Attentato contro la polizia sentiti i primi testimoni 

Non viene esclusa alcuna pista, dalla matrice politica alla vendetta personale Le auto distrutte usate dall’ufficio che segue chi sconta le pene fuori dal carcere

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PISA. Anarchici, ma non solo. Sono ancora in embrione le prospettive di indagine dei carabinieri sull’attentato alle due auto dell’amministrazione penitenziaria. Modalità di azione e bersaglio fanno parte del patrimonio identitario dell’area anarchica che da sempre ha nelle carceri un obiettivo privilegiato. Fino a ieri sera, però, non sono arrivate rivendicazioni e, quindi, le ipotesi degli investigatori restano nell’alveo del terreno da battere per rimuovere ogni scrupolo nella fase iniziale dell’indagine. Un’inchiesta che non può fare affidamento sulla qualità delle immagini della videosorveglianza. È stato sentito qualche residente di via D’Achiardi.

Che sia un semplice atto vandalico è un aspetto che viene valutato con relativa diffidenza. La correlazione tra i bersagli - due auto in uso all’ufficio che si occupa si seguire chi sconta pene all’esterno del carcere - e l’utilizzo delle molotov paiono essere fuori misura per chi voleva solo danneggiare delle macchine.

Se la matrice politico-ideologico non c’entra e il vandalismo tout court non trova riscontri immediati, resta l’ipotesi della vendetta di chi potrebbe aver subìto dei torti durante la detenzione personale o di un parente o nel corso dell’esperienza all’Uepe. L’ufficio si trova al piano terra dello stabile che ospita le camere degli agenti della polizia penitenziaria.

Lungo un vialetto all’interno dell’immobile le due auto sono diventate torce infuocate con l’esplosione delle bombe artigianali.

Gli investigatori stanno valutando con la responsabile dell’Uepe l’elenco delle persone in carico all’ufficio. La direttrice Rossella Giazzi ha dichiarato di non aver avuto sentore di possibili situazioni a rischio.

Al momento non ci sono state perquisizioni. «Prima dobbiamo avere almeno dei sospetti concreti» spiega un investigatore.

Leonardo Fagiolini, segretario provinciale della Funzione Pubblica Cgil, esprime solidarietà e denuncia il «gesto grave e insano che contribuisce ad aggravare le pesantissime difficoltà in cui operano le lavoratrici e i lavoratori Uepe anche a seguito degli interventi normativi che hanno raddoppiato i carichi di lavoro lasciando immutati gli organici».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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