Il dolore
Geloso e violento, condannato
Prende due anni per le botte alla fidanzata che non doveva uscire di casa
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PISA. Una condanna a due anni per aver reso un inferno la vita di una compagna che doveva restare chiusa in casa perché lui era geloso. E che era costretta pure a subire le botte di un uomo spesso deformato in aguzzino.
Una sentenza in abbreviato (sconto di un terzo della pena) con ritorno alla libertà per un 34enne albanese in carcere dai primi di agosto.
Il verdetto è arrivato ieri mattina. Il gup Giulio Cesare Cipolletta ha condannato l’immigrato - assistito dall’avvocato Carlo Lombardi - che la polizia arrestò grazie anche alla collaborazione della mamma della vittima.
Fu lei a farsi carico e a denunciare quello che la figlia, soggiogata e impaurita dal compagno, voleva sminuire se non negare del tutto.
Bersaglio di una gelosia patologica, la giovane - connazionale e iscritta all’università - sopporta a subisce. E spesso finisce in ospedale. E quando la mamma interviene arriva quasi a prendere le difese di chi la picchia con regolare tormento.
Ma ormai gli investigatori hanno iniziato a mettere insieme tutti gli elementi per confezionare una richiesta di arresto che il gip accoglie con la detenzione in carcere.
Il 34enne venne arrestato maltrattamenti e stalking dopo un’indagine durata alcuni mesi e coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni.
La giovane, poco più che ventenne, un giorno trova la forza di allontanarsi dal compagno e si presenta in questura dove una sezione specializzata è in grado di gestire violenze e stalking.
Quella relazione malata, fatta di molestie, intimidazioni e aggressioni fisiche, sembra aver trovato una risposta che metta al sicuro la donna. Che, a un certo punto, sembra pentirsi di averlo denunciato.
Ci pensa la mamma a fare la scelta giusta - le indagini sarebbero comunque andate avanti d'ufficio - e a tenere duro e a proteggere la figlia dalle persecuzioni di un compagno violento. Un tipo, senza lavoro e che ha iniziato a combinare guai già da minorenne, capace di provocare «lesioni fisiche alla ragazza, molestandola più volte, picchiandola e minacciandola di morte» spiegarono gli investigatori al momento dell’arresto. Ora la condanna e il conseguente ritorno in libertà anche per aver già scontato quasi undici mesi in cella.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una sentenza in abbreviato (sconto di un terzo della pena) con ritorno alla libertà per un 34enne albanese in carcere dai primi di agosto.
Il verdetto è arrivato ieri mattina. Il gup Giulio Cesare Cipolletta ha condannato l’immigrato - assistito dall’avvocato Carlo Lombardi - che la polizia arrestò grazie anche alla collaborazione della mamma della vittima.
Fu lei a farsi carico e a denunciare quello che la figlia, soggiogata e impaurita dal compagno, voleva sminuire se non negare del tutto.
Bersaglio di una gelosia patologica, la giovane - connazionale e iscritta all’università - sopporta a subisce. E spesso finisce in ospedale. E quando la mamma interviene arriva quasi a prendere le difese di chi la picchia con regolare tormento.
Ma ormai gli investigatori hanno iniziato a mettere insieme tutti gli elementi per confezionare una richiesta di arresto che il gip accoglie con la detenzione in carcere.
Il 34enne venne arrestato maltrattamenti e stalking dopo un’indagine durata alcuni mesi e coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni.
La giovane, poco più che ventenne, un giorno trova la forza di allontanarsi dal compagno e si presenta in questura dove una sezione specializzata è in grado di gestire violenze e stalking.
Quella relazione malata, fatta di molestie, intimidazioni e aggressioni fisiche, sembra aver trovato una risposta che metta al sicuro la donna. Che, a un certo punto, sembra pentirsi di averlo denunciato.
Ci pensa la mamma a fare la scelta giusta - le indagini sarebbero comunque andate avanti d'ufficio - e a tenere duro e a proteggere la figlia dalle persecuzioni di un compagno violento. Un tipo, senza lavoro e che ha iniziato a combinare guai già da minorenne, capace di provocare «lesioni fisiche alla ragazza, molestandola più volte, picchiandola e minacciandola di morte» spiegarono gli investigatori al momento dell’arresto. Ora la condanna e il conseguente ritorno in libertà anche per aver già scontato quasi undici mesi in cella.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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