Il Tirreno

Pisa

Abbocca uno squalo mako, cattura a sorpresa in zona rigassificatore

Carlo Venturini
Roberto Enea mostra il mako
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Roberto Enea mostra il mako

Il pescatore: abbiamo iniziato a tirare su tonnarelli dimezzati e non ce lo spiegavamo, poi all’amo è rimasto un mako

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TIRRENIA. Dai e dai, anche il litorale pisano ha il suo squalo. Dopo gli avvistamenti e catture tra Castiglioncello e la Meloria, ora un nostro pescatore, Roberto Enea, insieme all’amico Luigi De Rosa, ha preso all’amo uno squalo a circa 8 miglia dalla costa nella zona del rigassificatore. «Sabato mattina stavamo pescando a spinning e le nostre prede erano dei tonnarelli», dice il pescatore. Il tonnarello è un pesce che vive in branchi, simile allo sgombro e si ciba di acciughe. «Intorno alle 10 abbiamo tirato su dei tonnarelli dimezzati, segati a metà di netto, non ce lo spiegavamo», racconta Roberto. Fino a quando la sorpresa. «Ad uno dei nostri ami è rimasto uno squalo e quando lo abbiamo tirato su in barca, lo abbiamo identificato come uno squalo mako».

Tutto tornerebbe con la cattura di un mako all’inizio di giugno in zona Meloria. Poi l’avvistamento di due verdesche a Castiglioncello. L’esemplare pisano catturato e rilasciato era lungo circa un metro, per un peso di sei chili. Certo è che gli avvistamenti di squali iniziano ad essere rilevanti: c’è la verdesca di Damiani, le altre due che sono arrivate a tre metri dalla riva a Castiglioncello e il mako recuperato sempre alla Meloria. Tutto nel giro di pochissimi giorni. Le segnalazioni sono in aumento in effetti», spiega Cecilia Mancusi, dirigente Arpat che segue il progetto Medlem, che monitora e controlla gli avvistamenti pesci cartilaginei di grandi dimensioni, come squali e razze, nel Mar Mediterraneo.

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All’Arpat stanno lavorando su queste segnalazioni ed è possibile che certe specie abbiano trovato un habitat adatto per riprodursi. Gli esperti le chiamiamo proprio “nursery”, che potrebbero essersi concentrate nella zona della Meloria e nelle secche di Vada. Questo aumento di segnalazioni non rappresenta un pericolo, anzi è una notizia positiva. Biologi marini e l’Arpat sperano che gli squali, da sempre presenti nei nostri mari (verdesche, squali volpe, mako), possano aver trovato un’area adatta in cui proliferare.

Tornando al mako “nerazzurro”, va detto che, anche se le femmine possono arrivare a tre metri, generalmente si cibano di pesce azzurro e piccoli tonni. C’è una leggenda da sfatare: gli squali non sono “mammoni”. Incontrare un cucciolo non significa minimamente che la madre sia nei paraggi. Anzi, magari lo ha partorito e dopo poco tempo lo ha lasciato a se stesso.

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