Il Tirreno

Pisa

RAPINA TRAGICA

Raccolta fondi tra detenuti per dare soldi alle figlie del bandito

Pietro Barghigiani
Simone Bernardi e la gioielleria in cui è morto
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Simone Bernardi e la gioielleria in cui è morto

La colletta decisa per aiutare le ragazzine che vivono con la madre. Il fratello di Bernardi incarica due avvocati: «Vogliamo vedere il video»

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PISA. Era uno di loro fino a marzo. Compagno di un tratto di strada lastricato di privazioni anticipato da inciampi con la giustizia. Quando hanno saputo contro quale destino era andato a sbandare il pensiero è andato alla sua famiglia. A chi, da innocente, sconta le colpe dei padri. Colletta in carcere. Hanno pensato alle due figlie di Simone Bernardi, i detenuti del Don Bosco che in questi giorni hanno promosso una raccolta di soldi da destinare alle due ragazzine. Alla fine quasi 2mila euro sono stati raccolti dai carcerati solidali, a modo loro, con i familiari del bandito rimasto ucciso nel tentativo di rapina alla gioielleria Ferretti. Sono soldi che nei prossimi giorni arriveranno all’ex moglie di Bernardi che vive ad Aprilia con le due figlie avute dal 43enne, la cui compagna da tempo era una volontaria del Don Bosco, una professionista residente in provincia, conosciuta durante i corsi didattici. L’inchiesta. Daniele Ferretti, 70 anni, il gioielliere che dopo aver visto la moglie minacciata con una pistola l’ha difesa ingaggiando un conflitto a fuoco con i due banditi, uccidendo Bernardi, è difeso dall’avvocato Patrizia Vizza. È indagato per omicidio volontario, ma dalle immagini del video della sparatoria la sua posizione, secondo la Procura, si avvia verso una probabile archiviazione. L’autopsia. Ieri pomeriggio è stata effettuata l’autopsia di Bernardi dal professor Marco Di Paolo.

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La causa della morte è il proiettile sparato da Ferretti contro Bernardi che gli ha trapassato cuore e polmone entrando dalla spalla sinistra e uscendo da quella destra. L’autopsia, durata tre ore, non ha svelato misteri che, comunque, non c’erano. In mattinata è stato conferito anche l’incarico al perito balistico, Paride Minervini che poi ha partecipato all’esame autoptico. Entro trenta giorni saranno consegnate le relazioni su autopsia e perizia sugli spari. Il fratello vuole chiarezza. Il fratello del rapinatore ha incaricato due avvocati di uno studio legale romano di assisterlo nel procedimento giudiziario.

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È parte offesa nell’indagine sulla quale i legali sono entrati per capire come sono andati i fatti. «È evidente che si tratta di una rapina – spiegano –. Si parla anche di un video che chiarirebbe tutto. Vorremmo vederlo per capire le modalità dell’episodio». Le strade sono due, già annunciate dagli avvocati. In caso di richiesta di archiviazione della Procura i legali si opporranno e allora la decisione passerà al gip. In quel momento la parte offesa avrà diritto a vedere il video. La seconda ipotesi è quella della richiesta di rinvio a giudizio e allora il fratello - e nel frattempo anche l’ex moglie di Bernardi - potranno accedere a tutti gli atti come parti civili. Pietro Barghigiani

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di Redazione web