Attenzione
Il bandito ucciso viveva a Pisa
di Pietro Barghigiani
Si era legato a una professionista conosciuta in carcere
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Il Don Bosco e la gioielleria Ferretti distano neanche cinquecento metri in linea d’aria. Nel carcere ha passato diversi anni. Nel negozio è morto. Conosceva bene Pisa dove si era fermato a vivere da quando, già in semilibertà, usciva dalla prigione per il lavoro esterno in una cooperativa sociale. E in città Simone Bernardi aveva messo radici grazie a una convivenza propiziata dalla detenzione. Il rapinatore di 43 anni, originario di Acilia, al Don Bosco aveva conosciuto una volontaria, una professionista poco più che trentenne, della provincia pisana. Una frequentazione che in pochi mesi era diventata una storia sentimentale. Con le difficoltà di una relazione limitata dalla libertà dell’uomo, ma che dal marzo scorso con la piena libertà di Bernardi, aveva ottenuto i crismi della convivenza piena. La donna, come sottolineato dai carabinieri, è del tutto estranea alle vicende passate e presenti del rapinatore laziale. Separato, due figlie, il bandito ucciso martedì sera nella gioielleria Ferretti mentre con un complice in fuga era entrato all’ora di chiusura per rapinare i titolari, aveva un curriculum criminale di livello. Lo racconta la sua fedina penale. Nel gergo degli amici di paese il soprannome con cui lo avevano battezzato era il “sorcio”. Consuetudini che uno si porta dietro. Se c’era da combinare un guaio, Bernardi sceglieva la trasferta. In un escalation di reati che partono dal furto di un’auto fino a sparare contro i carabinieri per coprirsi la fuga dopo un colpo. Gli inciampi iniziano nel 1998 con una macchina rubata. Proseguono nel 2000 con un arresto ad Anzio mentre si stava calando dal tetto per entrare in un supermarket. Si passa al 2002 con una rapina in banca ad Alessandria, fino all’agosto 2010 con la sparatoria contro due militari dopo aver ripulito una banca a Capalbio. Otto anni e otto mesi, in rito abbreviato (scontati di un terzo), è la condanna per quello sbaglio in una vita deragliata che avrebbe dovuto essere l’ultimo. Il trasferimento a Pisa poteva essere l’inizio di una rinascita. In carcere si comporta bene, frequenta corsi scolastici e viene impiegato come addetto alla distribuzione della spesa. Esce di giorno per lavorare in una cooperativa sociale. Nel marzo 2014 è uno degli otto detenuti del Don Bosco che partecipano al Giubileo dei carcerati e viene ricevuto in Vaticano da Papa Francesco. Aveva avuto la possibilità di ripartire, il rapinatore. I corsi di diritto tenuti dalla volontaria di cui si era invaghito e altre attività erano state le occasioni di incrociarsi e alla fine piacersi. «Non voglio parlare» congeda il cronista la professionista che piange il compagno e che su Facebook scrive: «Mi manca tanto». A marzo, con l’uscita definitiva dal Don Bosco del 43enne, la convivenza diventa il tassello di una coppia a tutti gli effetti. Un’anima divisa in due quella di Bernardi tra una storia d’amore che si consolida e un ritorno al passato che lo aveva spedito per anni in carcere. La compagna neanche percepisce quali sono le intenzioni dell’uomo tornato libero. Lo ha scoperto martedì sera.
Pietro Barghigiani
ALTRO SERVIZIO A PAG. 10.
Pietro Barghigiani
ALTRO SERVIZIO A PAG. 10.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
