Attenzione
Ferretti: lasciatemi in pace
Il gioielliere chiuso in casa: parlerò con il magistrato. La moglie: mi ha difesa
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PISA. «Guardi, non posso parlare. Devo essere sentito dal magistrato. Lasciatemi in pace».
Si affaccia sulla soglia di casa e con la stessa cortesia con cui per decenni ha trattato i clienti del suo negozio respinge la richiesta del cronista di un racconto in prima persona.
Daniele Ferretti, 70 anni, fuma una sigaretta e ripensa alla sparatoria nella sua gioielleria. Colpi sparati per difendere la moglie, Giuliana Malucchi e sé stesso dai due banditi, uno dei quali armato, che volevano rapinarli.
Resta in piedi sulla porta e dopo i saluti rientra in casa.
«Ferretti non va disturbato» interviene la consorte che si rivolge al marito in terza persona. Quasi a proteggerlo. «Mi dispiace, ma non possiamo dire niente. Se abbiamo un avvocato? Vedremo» taglia corto la 70enne.
Ai carabinieri la donna ha riferito la sequenza che l’ha vista prima da sola nel negozio con un rapinatore puntarle una pistola al volta. «Poi dal retrobottega è arrivato Daniele con la sua pistola e ha detto di stare calmi – ha verbalizzato la donna sentita come persona informata sui fatti –. Il bandito a quel punto ha sparato a mio marito e lui ha reagito».
Nel casolare che affaccia su un cortile interno il silenzio della campagna di Ghezzano viene rotto dagli assalti di stampa e tv. Giornalisti e troupe televisive in forcing sulla coppia che prima si chiude in casa e poi se ne va a casa del fratello di Ferretti.
La loro storia, nella disavventura in cui c’è scappato il morto, ha arruolato d’istinto nell’esercito dei sostenitori migliaia di persone. Dai social alla testimonianze dirette. Come quella di Federica Grassini, presidente di Confcommercio.
«Sono due splendide persone perbene, due commercianti stimatissimi per professionalità e gentilezza – afferma Grassini – Chi li conosce sa con quanto attaccamento abbiano sempre svolto quello che per loro è molto più di un mestiere: una verace passione. Imprenditori sempre “al pezzo”. Apprendere quanto è successo, è ancora più doloroso proprio perché ha colpito loro: Daniele è una persona mite, eppure viva per miracolo proprio a causa di una rapina a mano armata. L'ennesima. Sulla legittimità della sua difesa non credo che si possano esprimere dubbi leciti. La cosa che più mi addolora e mi preoccupa è quell'insondabile paura e il forte senso di essere stato lasciato solo che ha accompagnato il suo gesto».
Secondo Confcommercio tutti «noi imprenditori siamo Daniele: svolgiamo il nostro lavoro a rischio continuo della nostra incolumità e di quella dei nostri collaboratori; rapinati, aggrediti, vandalizzati, comunque continuamente abusati. Denunciamo, perché ci sforziamo di credere nella giustizia e proprio da chi dovrebbe "risarcirci" del torto subito, riceviamo la più scottante delle ingiustizie: chi ci ha vessati gode di un'immunità inspiegabile, garantita da un sistema legislativo che tutela chi delinque, che lo rimette immediatamente in libertà e gli consente la spavalderia di reiterare i suoi crimini». Per Grassini troppi commerciante ormai non denunciano se non per ragioni assicurative o per paura di ritorsioni. «Uno stato garantista con chi delinque, non può vantarsi di essere democratico – conclude l’esponente dell’associazione di categoria –. Lo sguardo perso nel vuoto di Daniele ci ferisce tutti, perché siamo ben consapevoli che avrebbe potuto essere il nostro. Da persona di grande spessore umano qual è, Daniele non meritava quanto gli è accaduto: a lui tutto il nostro incondizionato sostegno morale e materiale. Noi stiamo con Ferretti perché noi siamo Ferretti».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Si affaccia sulla soglia di casa e con la stessa cortesia con cui per decenni ha trattato i clienti del suo negozio respinge la richiesta del cronista di un racconto in prima persona.
Daniele Ferretti, 70 anni, fuma una sigaretta e ripensa alla sparatoria nella sua gioielleria. Colpi sparati per difendere la moglie, Giuliana Malucchi e sé stesso dai due banditi, uno dei quali armato, che volevano rapinarli.
Resta in piedi sulla porta e dopo i saluti rientra in casa.
«Ferretti non va disturbato» interviene la consorte che si rivolge al marito in terza persona. Quasi a proteggerlo. «Mi dispiace, ma non possiamo dire niente. Se abbiamo un avvocato? Vedremo» taglia corto la 70enne.
Ai carabinieri la donna ha riferito la sequenza che l’ha vista prima da sola nel negozio con un rapinatore puntarle una pistola al volta. «Poi dal retrobottega è arrivato Daniele con la sua pistola e ha detto di stare calmi – ha verbalizzato la donna sentita come persona informata sui fatti –. Il bandito a quel punto ha sparato a mio marito e lui ha reagito».
Nel casolare che affaccia su un cortile interno il silenzio della campagna di Ghezzano viene rotto dagli assalti di stampa e tv. Giornalisti e troupe televisive in forcing sulla coppia che prima si chiude in casa e poi se ne va a casa del fratello di Ferretti.
La loro storia, nella disavventura in cui c’è scappato il morto, ha arruolato d’istinto nell’esercito dei sostenitori migliaia di persone. Dai social alla testimonianze dirette. Come quella di Federica Grassini, presidente di Confcommercio.
«Sono due splendide persone perbene, due commercianti stimatissimi per professionalità e gentilezza – afferma Grassini – Chi li conosce sa con quanto attaccamento abbiano sempre svolto quello che per loro è molto più di un mestiere: una verace passione. Imprenditori sempre “al pezzo”. Apprendere quanto è successo, è ancora più doloroso proprio perché ha colpito loro: Daniele è una persona mite, eppure viva per miracolo proprio a causa di una rapina a mano armata. L'ennesima. Sulla legittimità della sua difesa non credo che si possano esprimere dubbi leciti. La cosa che più mi addolora e mi preoccupa è quell'insondabile paura e il forte senso di essere stato lasciato solo che ha accompagnato il suo gesto».
Secondo Confcommercio tutti «noi imprenditori siamo Daniele: svolgiamo il nostro lavoro a rischio continuo della nostra incolumità e di quella dei nostri collaboratori; rapinati, aggrediti, vandalizzati, comunque continuamente abusati. Denunciamo, perché ci sforziamo di credere nella giustizia e proprio da chi dovrebbe "risarcirci" del torto subito, riceviamo la più scottante delle ingiustizie: chi ci ha vessati gode di un'immunità inspiegabile, garantita da un sistema legislativo che tutela chi delinque, che lo rimette immediatamente in libertà e gli consente la spavalderia di reiterare i suoi crimini». Per Grassini troppi commerciante ormai non denunciano se non per ragioni assicurative o per paura di ritorsioni. «Uno stato garantista con chi delinque, non può vantarsi di essere democratico – conclude l’esponente dell’associazione di categoria –. Lo sguardo perso nel vuoto di Daniele ci ferisce tutti, perché siamo ben consapevoli che avrebbe potuto essere il nostro. Da persona di grande spessore umano qual è, Daniele non meritava quanto gli è accaduto: a lui tutto il nostro incondizionato sostegno morale e materiale. Noi stiamo con Ferretti perché noi siamo Ferretti».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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