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Diciassette anni di combattimenti «Emozione unica»

Diciassette anni di combattimenti «Emozione unica»

Donato Tamborini, 63 anni, è capitano del Santa Maria da sei anni. Originario di Bergamo, si è trasferito a Pisa per amore e qui lavora come capo cantiere. «Sono sempre stato uno sportivo. Non avevo...

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Donato Tamborini, 63 anni, è capitano del Santa Maria da sei anni. Originario di Bergamo, si è trasferito a Pisa per amore e qui lavora come capo cantiere. «Sono sempre stato uno sportivo. Non avevo mai visto il Gioco – dice Tamborini - Poi un giorno, un collega di lavoro mi chiese se volevo andare a provare la palestra dei Mattaccini: mi son trovato davanti ad un’esplosione di forza che mi è piaciuta subito». Tamborini è stato un combattente rosa-azzurro per 17 anni. «Ho smesso una volta raggiunta una certa età, ma la voglia di lottare è rimasta. Quando vedo i miei ragazzi sul ponte, vorrei spingere il carrello con loro. Li sprono a migliorare e ad arrivare al massimo che possono dare – racconta il capitano bianco-celeste - Ogni anno vivevo l’emozione di salire sul ponte, come se fosse la prima volta. Arrivare in piazza d’Armi e aspettare il momento di salire sul ponte è una sensazione unica, il cuore pompa a mille. Lì si vede solo il capitano e si sente il carrello sulle spalle: ognuno è un automa. Si è completamente concentrati su quello che si sta facendo, gli allenamenti servono anche ad imparare a farlo». Tamborini è testimone di come sono cambiati gli allenamenti: «Quando iniziai ci trovavamo a mangiare un piatto di pasta tutti insieme e si spingeva il carrello dopo un po’ di riscaldamento, magari dopo aver giocato a pallone. Usavamo poco i pesi, niente a che vedere come adesso. Ora c’è tecnica di spinta, allenamento continuo da settembre a giugno, senza pause». Tamborini ricorda con affetto lo storico capitano dei Mattaccini, Piero Canarini: «Era un mito, fu colui che mi fece diventare combattente». E sulle caratteristiche che deve avere un potenziale giocatore dice: «Voglia di combattere e spirito di sacrificio. E una famiglia che accetta questo impegno. Penso a mia moglie, un tesoro». (s.b.)

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