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Pisa

Assolti l’ex direttore e la psichiatra Il giudice: «Il fatto non sussiste» 

Assolti l’ex direttore e la psichiatra Il giudice: «Il fatto non sussiste» 

Finisce l’odissea giudiziaria di Francesco Ceraudo, per 40 anni a capo del centro clinico del carcere, e della dottoressa Laura Elmi che erano stati accusati di lesioni colpose da un’infermiera

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PISA. Assolti perché il fatto non sussiste. Questa la formula con la quale la giudice Paola Giovannelli ha chiuso, dopo alcuni anni, la vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex direttore del centro clinico del carcere Don Bosco di Pisa, Francesco Ceraudo, 71 anni, e la psichiatra pisana Laura Elmi, 49, difesi rispettivamente dagli avvocati Flavio Costamagna e Massimo Martini. Assoluzione che segue la richiesta della pm onoraria Evelina Lalli.

L’ex direttore, a capo della struttura pisana per circa 40 anni, e la dottoressa erano finiti di fronte al giudice con l’accusa di lesioni colpose e cooperazione nel delitto colposo.

Ai due professionisti era stato contestato l’uso di un farmaco per curare la schizofrenia in una persona già affetta dal Parkinson. Cura che secondo l’ipotesi accusatoria inizialmente formulata sarebbe stata dannosa alla salute della donna al punto da renderla immobile a letto e incapace di badare a se stessa per il tempo in cui è rimasta in custodia cautelare nel centro clinico del carcere Don Bosco.

Come emerso dal procedimento e evidenziato con la decisione del giudice non è stato dimostrato il nesso causale tra farmaco e patologia dell’allora detenuta al Don Bosco.

Il noto e stimato ex direttore, che ha rappresentato la categoria anche con incarichi di rilievo nazionale nella sua lunga carriera, ha sempre sostenuto di essere stato «tirato per i capelli in una controversia giudiziaria che non mi appartiene». «Questa vicenda – aveva dichiarato all’indomani della pubblicazione delle accuse nei suoi confronti – è un colpo basso e mi riempie di profonda amarezza». Ceraudo aveva anche sostenuto a più riprese di non avere fatto lui la prescrizione del farmaco né tanto meno la somministrazione. «Semmai – aveva dichiarato al Tirreno – ho redatto un certificato medico-legale di assoluta incompatibilità con il carcere grazie al quale la donna ha ottenuto un beneficio di legge ed è stata rimessa in libertà». Comportamenti, questi, documentati nelle cartelle cliniche.

L’ex direttore ha affrontato quindi il lungo procedimento che, tra le altre cose, ha visto affidare a un collegio peritale, nominato lo scorso gennaio, la valutazione della parte offesa nel processo. Un percorso certamente non facile per i due ormai ex imputati che hanno sempre manifestato la propria estraneità ai fatti contestati e l’assoluta fiducia nel lavoro della magistratura.

La completa assoluzione è stata quindi accolta con grande soddisfazione da parte dell’ex direttore impegnato a difendersi dalle accuse e ancora di più a tutelare la propria professionalità dimostrata in quaranta lunghi anni di carriera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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