Il dolore
Allarme per il kitesurfing “selvaggio”
A Marina un atleta in acqua ha sfiorato una bagnante. Meucci: «Servono subito più controlli»
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MARINA. Sos kitesurfing anche sul litorale pisano. A lanciare l’allarme è Fiorenzo Meucci, presidente della Società Nazionale di Salvamento di Pisa che in questi giorni ha raccolto le lamentele di diversi bagnini che operano negli stabilimenti balneari pisani.
«Il kitesurfing è infatti una moda che sta prendendo piede anche sulle coste pisane – afferma Meucci – ma un utilizzo sbagliato di questo sport velico, può causare seri problemi. Come accaduto alcuni giorni fa, quando uno di questi aquiloni volanti ha sfiorato la testa di una signora. Per fortuna senza gravi conseguenze, ma è necessario un incidente, vero e proprio, affinché questa disciplina possa essere regolamentata in termini di legge anche sulle nostre spiagge?». Per chi non lo conoscesse il kitesurfing o “kite” è uno sport velico di recente creazione, nato nel 1999 come variazione dei surf. «Consiste – spiega sempre Fiorenzo Meucci – nel farsi trasportare da un aquilone che usa il vento come propulsore e che viene manovrato attraverso una barra di controllo, collegata al kite da sottili cavi lunghi tra i 22 e i 27 metri. Il kitesurfing si pratica con una tavola ai piedi con la quale si “plana” sull’acqua. Fin qui niente di strano. Uno sport come un altro. Impegnativo, sicuramente. Ma con un grande handicap: se questo kit si avvicina alla spiaggia, affollata di bagnanti, il rischio di danni e incidenti è altissimo». Fiorenzo Meucci non usa giri di parole. «Occorrono controlli – dice il presidente della Salvamento di Pisa – e l’applicazione delle leggi. Chi fa questo tipo di sport deve essere a conoscenza del rischio che può causare agli altri. Sul litorale pisano non si trovano grandi coste sabbiose come ci sono in Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia o all’estero. Il “kite” da noi deve necessariamente partire e ritornare su una spiaggia di sabbia e gli arenili sono quasi tutti dati in concessione. E visti i rischi, ripeto, che possono causare è bene tenere gli occhi aperti. So che in alcuni stabilimenti la loro presenza è accettata, ma occorre una regolamentazione. Proprio per il fatto che la scarsa manovrabilità del mezzo provoca spesso e volentieri sconfinamenti fuori dai corridoio a loro riservati. Inoltre chi pratica questo sport è costretto ad operare a pochi metri dalla riva, ovvero nelle zone riservate ai bagnanti ed il pericolo, come segnalano i bagnini aderenti alla mia associazione è reale. Quel mezzo nautico – conclude Meucci – non è molto pesante, ma la velocità che può raggiungere è notevole e i kite, proprio come aquiloni possono piombare anche su una spiaggia in mezzo agli ombrelloni. Ben vengano quindi i controlli serrati per la sicurezza di tutti, oltre al rispetto delle leggi e delle regole per una civile convivenza».
Roberta Galli
«Il kitesurfing è infatti una moda che sta prendendo piede anche sulle coste pisane – afferma Meucci – ma un utilizzo sbagliato di questo sport velico, può causare seri problemi. Come accaduto alcuni giorni fa, quando uno di questi aquiloni volanti ha sfiorato la testa di una signora. Per fortuna senza gravi conseguenze, ma è necessario un incidente, vero e proprio, affinché questa disciplina possa essere regolamentata in termini di legge anche sulle nostre spiagge?». Per chi non lo conoscesse il kitesurfing o “kite” è uno sport velico di recente creazione, nato nel 1999 come variazione dei surf. «Consiste – spiega sempre Fiorenzo Meucci – nel farsi trasportare da un aquilone che usa il vento come propulsore e che viene manovrato attraverso una barra di controllo, collegata al kite da sottili cavi lunghi tra i 22 e i 27 metri. Il kitesurfing si pratica con una tavola ai piedi con la quale si “plana” sull’acqua. Fin qui niente di strano. Uno sport come un altro. Impegnativo, sicuramente. Ma con un grande handicap: se questo kit si avvicina alla spiaggia, affollata di bagnanti, il rischio di danni e incidenti è altissimo». Fiorenzo Meucci non usa giri di parole. «Occorrono controlli – dice il presidente della Salvamento di Pisa – e l’applicazione delle leggi. Chi fa questo tipo di sport deve essere a conoscenza del rischio che può causare agli altri. Sul litorale pisano non si trovano grandi coste sabbiose come ci sono in Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia o all’estero. Il “kite” da noi deve necessariamente partire e ritornare su una spiaggia di sabbia e gli arenili sono quasi tutti dati in concessione. E visti i rischi, ripeto, che possono causare è bene tenere gli occhi aperti. So che in alcuni stabilimenti la loro presenza è accettata, ma occorre una regolamentazione. Proprio per il fatto che la scarsa manovrabilità del mezzo provoca spesso e volentieri sconfinamenti fuori dai corridoio a loro riservati. Inoltre chi pratica questo sport è costretto ad operare a pochi metri dalla riva, ovvero nelle zone riservate ai bagnanti ed il pericolo, come segnalano i bagnini aderenti alla mia associazione è reale. Quel mezzo nautico – conclude Meucci – non è molto pesante, ma la velocità che può raggiungere è notevole e i kite, proprio come aquiloni possono piombare anche su una spiaggia in mezzo agli ombrelloni. Ben vengano quindi i controlli serrati per la sicurezza di tutti, oltre al rispetto delle leggi e delle regole per una civile convivenza».
Roberta Galli
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