Sicurezza
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«Una sfida costante con i propri limiti»
PISA. Stefano Carroccio, 30 anni, ha esordito nel 2015 come combattente bianco-verde. Lavora in una lavanderia industriale ospedaliera. «Nel 2013 entrai a far parte dei Leoni, grazie ad un amico....
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PISA. Stefano Carroccio, 30 anni, ha esordito nel 2015 come combattente bianco-verde. Lavora in una lavanderia industriale ospedaliera. «Nel 2013 entrai a far parte dei Leoni, grazie ad un amico. Provai per pura curiosità e ora è una malattia, da cui non si può uscire – racconta Carroccio, sorridendo – Ho sempre seguito il Gioco in televisione e non l’avrei mai detto che un giorno vi avrei partecipato. La mia prima edizione risale a quattro anni fa: perdemmo contro il Calci in quasi tredici minuti. Fu una bella botta, ma che mi diede lo stimolo a continuare ad allenarmi e a fare meglio». Carroccio è soprannominato Bacchiolino, perché anni fa assomigliava a Bacchiolo, un giocatore alto e robusto del San Michele. «Nel 2013 ero esattamente la metà di lui. Poi, grazie agli allenamenti, ho acquisito la massa muscolare che ho oggi. Peso trenta chili in più rispetto a prima – spiega il giovane combattente – Decisi di lasciare i Leoni insieme ad alcuni compagni perché non ci trovavamo più bene. Tra i Dragoni ho trovato rispetto, umiltà, serietà ma soprattutto trasparenza: delle lacune che dal mio punto di vista c’erano nell’altra squadra. Qui sto davvero bene, mi trovo bene con tutti, dentro e fuori dalla palestra». L’aspetto che più piace a Carroccio è che questo mondo è una continua sfida con sé stessi. «Qui non sai mai qual è il tuo limite. Ogni anno c’è un allenamento diverso, prospettive ed obiettive diversi. Non sai mai qual è il tuo stacco e la tua tenuta, usando i termini propri del Gioco – aggiunge –. Sappiamo solo che ogni anno si può migliorare e siamo incentivati a impegnarci al massimo. Tante le soddisfazioni». Le compagne dei combattenti dei Dragoni organizzano il tifo per il Gioco. «Sono unite come noi – conclude Carroccio –. Le sensazioni provate sul ponte? Nausea, pianto, stress e mentalmente il tempo non passa mai. Lì si entra in un’altra dimensione, è un’emozione che va provata. La sfida dell’anno scorso contro il Santa Maria è stata la più bella in assoluto: abbiamo vinto in oltre undici minuti».
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