Proteste
«Serve dialogo, caro sindaco apra il Comune e ascolti»
Caro Sindaco, apra le porte del Comune e ascolti. In queste settimane abbiamo vissuto con grande sorpresa, amarezza e profonda preoccupazione gli sgomberi della Limonaia e dell’immobile di via...
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Caro Sindaco, apra le porte del Comune e ascolti.
In queste settimane abbiamo vissuto con grande sorpresa, amarezza e profonda preoccupazione gli sgomberi della Limonaia e dell’immobile di via Garibaldi. Quei luoghi, occupati pacificamente dopo la manifestazione dell’8 marzo da un gruppo di giovani donne, erano due spazi del patrimonio pubblico abbandonati da anni con grande danno per tutta la città. Grazie all’impegno di tante giovani donne e uomini erano tornati finalmente ad essere aperti e fruibili, luoghi di confronto, creatività e socialità per le donne della città e non solo.
Chiediamo al Prefetto e al Questore di spiegare i motivi di questa scelta, che certo non è stata dettata dalla sicurezza! Una risposta ottusa e repressiva, che ferisce la città e ignora quello che negli ultimi mesi è accaduto a Pisa e in tutta Italia: la nascita con “Non una di meno” di un grande movimento femminista che per la prima volta ha visto tante giovani donne mobilitate e ha messo in dialogo associazioni, realtà cittadine ed esperienze diverse sul tema della violenza, dei diritti e della libertà delle donne.
Come è possibile, caro Sindaco, che di fronte ad un movimento cittadino così ampio e nuovo, che pone problemi concreti che riguardano in primis le donne e i diritti su sessualità, aborto, violenza, casa, lavoro, non ci sia ascolto da parte di chi amministra questa città? Come è possibile che da settimane tantissime persone si incontrino in assemblea sotto le Logge davanti ad un Comune chiuso e con le forze di polizia a difenderlo? Come è possibile che né lei né la giunta abbiate desiderio di ascoltare e capire cosa abbiano da dire tutte quelle persone riunite proprio sotto quella che dovrebbe essere la “casa comune” di tutte le cittadine e i cittadini di Pisa? Forse erano davvero altri tempi quando nel 1981 occupammo la palazzina di via Galli Tassi. Poco dopo vennero a parlare con noi l’allora Presidente della Provincia Fausta Giani Cecchini e l’assessora alle Pari opportunità Patrizia Dini e con l’amministrazione iniziammo una lunga trattativa per avere quella che dall’8 marzo 1990 è diventata la Casa della Donna.
Da allora abbiamo continuato a dialogare, a confrontarci con le istituzioni cittadine, talvolta con fatica e conflitti, ma convinte che un punto di incontro si possa e si debba sempre trovare. Noi crediamo che quel confronto e dialogo ci debba essere anche in questo caso, che non possa venir meno e lasciare il posto a violenza e repressione.
Associazione Casa della Donna
In queste settimane abbiamo vissuto con grande sorpresa, amarezza e profonda preoccupazione gli sgomberi della Limonaia e dell’immobile di via Garibaldi. Quei luoghi, occupati pacificamente dopo la manifestazione dell’8 marzo da un gruppo di giovani donne, erano due spazi del patrimonio pubblico abbandonati da anni con grande danno per tutta la città. Grazie all’impegno di tante giovani donne e uomini erano tornati finalmente ad essere aperti e fruibili, luoghi di confronto, creatività e socialità per le donne della città e non solo.
Chiediamo al Prefetto e al Questore di spiegare i motivi di questa scelta, che certo non è stata dettata dalla sicurezza! Una risposta ottusa e repressiva, che ferisce la città e ignora quello che negli ultimi mesi è accaduto a Pisa e in tutta Italia: la nascita con “Non una di meno” di un grande movimento femminista che per la prima volta ha visto tante giovani donne mobilitate e ha messo in dialogo associazioni, realtà cittadine ed esperienze diverse sul tema della violenza, dei diritti e della libertà delle donne.
Come è possibile, caro Sindaco, che di fronte ad un movimento cittadino così ampio e nuovo, che pone problemi concreti che riguardano in primis le donne e i diritti su sessualità, aborto, violenza, casa, lavoro, non ci sia ascolto da parte di chi amministra questa città? Come è possibile che da settimane tantissime persone si incontrino in assemblea sotto le Logge davanti ad un Comune chiuso e con le forze di polizia a difenderlo? Come è possibile che né lei né la giunta abbiate desiderio di ascoltare e capire cosa abbiano da dire tutte quelle persone riunite proprio sotto quella che dovrebbe essere la “casa comune” di tutte le cittadine e i cittadini di Pisa? Forse erano davvero altri tempi quando nel 1981 occupammo la palazzina di via Galli Tassi. Poco dopo vennero a parlare con noi l’allora Presidente della Provincia Fausta Giani Cecchini e l’assessora alle Pari opportunità Patrizia Dini e con l’amministrazione iniziammo una lunga trattativa per avere quella che dall’8 marzo 1990 è diventata la Casa della Donna.
Da allora abbiamo continuato a dialogare, a confrontarci con le istituzioni cittadine, talvolta con fatica e conflitti, ma convinte che un punto di incontro si possa e si debba sempre trovare. Noi crediamo che quel confronto e dialogo ci debba essere anche in questo caso, che non possa venir meno e lasciare il posto a violenza e repressione.
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