Il Tirreno

Pisa

Ecco perché siamo contrari all’Airshow

Gentile redazione, abbiamo letto in questi giorni innumerevoli dichiarazioni dei sostenitori del Pisa Airshow ma le posizioni di chi era contro non sono mai state prese in considerazione. Il...

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Gentile redazione, abbiamo letto in questi giorni innumerevoli dichiarazioni dei sostenitori del Pisa Airshow ma le posizioni di chi era contro non sono mai state prese in considerazione.
Il vicesindaco Ghezzi, con pochezza di argomenti, ha dipinto una città divisa tra i fautori del Canapisa, che poi sarebbero contro l’Airshow e le giornate di solidarietà e una Pisa positiva che non dice No. Una semplificazione che occulta le reali motivazioni della nostra protesta.
Un Eurofighter costa oltre 100 milioni di euro e circa 40 mila euro per ogni ora di volo, li paghiamo noi con le tasse e i tagli alle spese sociali. In un’ora di volo, questo aereo da guerra brucia l’equivalente del salario annuo di un lavoratore (contributi inclusi), oltre 40 mila euro. Ancora convinti allora che questa esibizione sia a costo zero come leggiamo da giorni? Ricordiamo poi le spese a carico del Comune di Pisa, decine di dipendenti tra protezione civile, supporti e polizia municipale per due giorni con un costo di svariate migliaia di euro. Il 21 maggio, al Pisa AirShow sul litorale Pisa-Livorno non si sono esibite solo le Frecce Tricolori ma altri aerei, i cacciabombardieri Tornado ed Eurofighter Typhoon, usati nelle guerre contro la Jugoslavia e la Libia. Aerei, mandati a bombardare paesi che non ci avevano né attaccati né minacciati, violando il principio fondamentale della nostra Costituzione sul ripudio della guerra (Articolo 11). Aerei, in particolare l’Eurofighter, forniti a Paesi come l’Arabia Saudita e il Kuwait che li usano per fare strage di civili nello Yemen. Ricordiamo che in questi Paesi le donne non hanno diritti (e non sono loro perché sono proibiti partiti, sindacati e ogni altra forma di associazione) ma il Governo Italiano “difensore dei diritti umani e civili” tace e fa affari. Del resto ogni arma venduta alimenta la guerra che è la causa primaria dei fenomeni migratori che attraversano il Mediterraneo.
Alla luce di questi fatti siamo ancora certi di parlare di una innocente esibizione? Il nostro Paese ha da sempre una memoria corta e le omissioni sono parte integrante di quella disinformazione strategica che trasforma la guerra in missione umanitaria, ci abitua a ritenere l’apparato militare come indispensabile.
Ripetiamo quanto detto e scritto: non siamo contro le frecce ma contro il Pisa Airshow, contro la guerra e l’aumento delle spese militari, il consenso alle quali passa anche attraverso la militarizzazione dell’immaginario collettivo (nelle giornate della solidarietà i militari hanno un ruolo centrale al contrario di tutte le figure che operano direttamente nel sociale). Chi conosce l’ammontare della spesa militare italiana? Supera 70 milioni di euro al giorno e, secondo l’impegno preso dal governo con la Nato, dovrà salire a 100 milioni di euro al giorno.
Si è detto che questi spettacoli portano vantaggi all’economia locale, a noi sembra che ne beneficeranno in pochi. Si utilizza l’evento per far percepire i cacciabombardieri come show e banalizzare il ruolo nelle coscienze, soprattutto dei giovani.
Campagna territoriale
di resistenza alla guerra
Area Pisa-Livorno

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