Attenzione
regolamento beni comuni
«Dialogo aperto solo ai partiti»
Il Progetto Rebeldìa critica il documento e presenta osservazioni
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PISA. «È necessario fare chiarezza sul regolamento dei beni comuni». Il Progetto Rebeldìa chiede all’amministrazione comunale di fare chiarezza sul processo di elaborazione del documento che intende regolare i rapporti tra il Comune e le associazioni cittadine sull’uso di spazi ed immobili pubblici.
«Un progetto - accusa Rebeldìa - in cui la cittadinanza è stata marginalizzata attraverso un dialogo aperto soltanto agli organi nominati dai partiti che siedono in consiglio comunale. L’amministrazione è colpevole di non aver fatto nulla durante il suo mandato sulla questione spazi e associazioni e in questo modo pensa di mettere a punto uno strumento sulla partecipazione e sulla gestione dei beni comuni».
«In questi anni - prosegue l’associazione -, si sono viste decine di esperienze informali liberare spazi dall'incuria, che hanno fatto emergere bisogni attuali e diffusi in città, mostrando una capacità innovativa nel trovare risposte alternative ai bisogni. Ed è proprio con queste realtà che l’amministrazione non ha mai voluto aprire un dialogo costruttivo, ignorando colpevolmente quelle che a tutti gli effetti erano proposte di collaborazione concrete».
Palazzo Gambacorti ha concesso alle associazioni un tempo limitato per proporre degli emendamenti al regolamento.
«Nonostante i tempi ristrettissimi - conclude il Progetto Rebeldìa - stiamo producendo le nostre proposte e saremo certamente un caso anomalo per la democrazia partecipativa: proporre qualcosa e non aver modo né tempo di spiegarne le ragioni. Ma le ragioni saranno chiare alla città, e questa è la cosa che conterà davvero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Un progetto - accusa Rebeldìa - in cui la cittadinanza è stata marginalizzata attraverso un dialogo aperto soltanto agli organi nominati dai partiti che siedono in consiglio comunale. L’amministrazione è colpevole di non aver fatto nulla durante il suo mandato sulla questione spazi e associazioni e in questo modo pensa di mettere a punto uno strumento sulla partecipazione e sulla gestione dei beni comuni».
«In questi anni - prosegue l’associazione -, si sono viste decine di esperienze informali liberare spazi dall'incuria, che hanno fatto emergere bisogni attuali e diffusi in città, mostrando una capacità innovativa nel trovare risposte alternative ai bisogni. Ed è proprio con queste realtà che l’amministrazione non ha mai voluto aprire un dialogo costruttivo, ignorando colpevolmente quelle che a tutti gli effetti erano proposte di collaborazione concrete».
Palazzo Gambacorti ha concesso alle associazioni un tempo limitato per proporre degli emendamenti al regolamento.
«Nonostante i tempi ristrettissimi - conclude il Progetto Rebeldìa - stiamo producendo le nostre proposte e saremo certamente un caso anomalo per la democrazia partecipativa: proporre qualcosa e non aver modo né tempo di spiegarne le ragioni. Ma le ragioni saranno chiare alla città, e questa è la cosa che conterà davvero».
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