Toscana
Sessant’anni di lavoro nella stessa azienda
di Sharon Braithwaite
Loriano Di Sacco premiato dalla “Landi Pozzi” di Oratoio
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PISA. Loriano Di Sacco, ex dipendente di “Landi Pozzi” oggi in pensione, è la prova che lavorare mantiene giovani corpo e mente. Il 15 aprile, giorno del suo compleanno, la ditta di perforazione e costruzione di pozzi con sede ad Oratoio lo ha omaggiato con una targa speciale che celebra i suoi sessant’anni di attività. Dodici lustri di lavoro nella stessa azienda, in cui è entrato quando era solo un ragazzo ed è cresciuto come uomo e professionista. Oggi, vent’anni dopo essere andato in pensione, è una colonna portante della Landi Pozzi, per la quale continua a lavorare per migliorare macchinari e tecniche, oltre che guidare gli impiegati più giovani. La Landi Pozzi si occupa principalmente della costruzione di pozzi idrici e di piccoli pozzi minerari fino a 1.500 metri di profondità.
Stefano Chiarugi, dipendente dell’azienda dal 1977 e socio dal 1994, è amministratore unico della società: è lui che ha riconosciuto l’importanza delle competenze di Di Sacco e ha fatto sì che non fossero perse. «Ho iniziato a lavorare nel 1956 per Franco Landi, fondatore della società, qui c’era solo l’ortolano della famiglia Landi e una piccola stalla con il somaro. Pian piano abbiamo realizzato quanto si può vedere oggi - racconta Di Sacco mostrando con orgoglio l’azienda che ha contribuito a far crescere -. Prima di svolgere il servizio militare presi il posto di Livio Paoletti, zio di Franco Landi». Paoletti aveva notevoli conoscenze tecniche nel campo delle tecnologie di perforazione del suolo. Era a capo di un’azienda romana che durante il regime fascista costruì i pozzi nella bonifica di Coltano. A Pisa conobbe e sposò una zia di Landi e nel dopoguerra diede un grosso input alla nascita della Landi Pozzi.
Tornato dalla leva militare nel 1958, Di Sacco venne assunto da Landi insieme a suo fratello. «Tornai a casa dopo diciotto mesi e il giorno dopo ero già a lavoro. Neanche un giorno di festa», dice lo storico lavoratore, sorridendo. Da queste parole emerge l’amore per il suo lavoro, la costanza e la dedizione che lo hanno reso uno dei punti di riferimento degli altri dipendenti. Di Sacco ha iniziato applicando le conoscenze di Paoletti e negli anni ha ideato tecniche nuove. «Nel dopoguerra Landi Pozzi costruiva i macchinari necessari, erano ben altre le tecnologie. All’epoca le imprese di perforazione erano anche dei piccoli costruttori di macchine - dice Chiarugi -. Grazie a Loriano abbiamo continuato a sviluppare le tecnologie legate ai macchinari. Abbiamo un’officina che crea attrezzature, le osserva per migliorarle e modificarle». Di Sacco oggi non lavora più nei cantieri, ma ha un ruolo meramente tecnico: ha un contratto di collaborazione in base al quale aiuta gli operai nella preparazione dei materiali e nello sviluppo dei macchinari. È una presenza costante in azienda e con una salute di ferro. La sua prima settimana di malattia è stata registrata solo qualche giorno fa, come racconta il pensionato dal fisico ancora robusto ed energico, e dalle mani da gran lavoratore. «Il medico mi ha visitato e non credeva alle sue orecchie. Mi ha detto: “Hai ottant’anni? È impossibile, gli ottantenni che conosco io sono messi peggio di te. Ti conviene tornare a lavorare”». Il simpatico signore racconta di aver svolto svariati mestieri nella sua lunga vita. Per lui la Landi Pozzi è stata anche una palestra per la vita. «Franco Landi diceva sempre che chi sa fare pozzi sa fare tutto e per Di Sacco è proprio così. Non a caso ha costruito la sua casa da zero. Lui e suo fratello erano formidabili», sottolinea Chiarugi. Le foto d’epoca custodite in azienda raccontano la storia delle tecniche di perforazione e degli impianti realizzati. Impossibile non notare l’immagine in bianco e nero scattata in Piazza dei Miracoli: Landi Pozzi effettuò dei campionamenti per esaminare il sottosuolo e costruì il sistema di irrigazione del prato, con un pozzo a centoventi metri di profondità. Erano gli anni degli studi della preoccupante pendenza della Torre. «Sotto la piazza ci sono varie falde acquifere. In quegli anni fu proibito prelevare l’acqua dalla prima falda, posta tra i quindici ed i sedici metri di profondità, e responsabile dell’inclinazione della Torre - spiega Chiarugi -. Era il 1973, me lo ricordo bene. Era l’anno della maturità e andai a vedere quel cantiere, dove lavorava Di Sacco. Ogni pozzo ha la sua storia».
Quindici anni fa Landi Pozzi ha costruito un pozzo simile dalla parte opposta della piazza del Duomo. La compagnia ha resistito bene alla crisi economica e di recente si è ampliata, investendo ed acquisendo la torinese Aris Chiappa: a regime, dà lavoro a venti operai e sette impiegati negli uffici. Lo staff conta degli impiegati storici, ma anche giovani cresciuti in azienda, tra cui alcuni originari del Senegal. «Qui lavorano persone che sono cresciute con me, tranne Loriano, che invece ha fatto crescere me - conclude l’amministratore -. Abbiamo cantieri aperti in Svizzera, Austria e in Italia. Questo lavoro non è mai ripetitivo, anzi è affascinante. Occorre una grande capacità di osservazione, attenzione e concentrazione. Quella di Loriano è a dir poco eccellente, anche all’età di ottant’anni». «Smettere di lavorare? Finché posso credo che continuerò», assicura Di Sacco. E c’è da giurare che sarà proprio così.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Stefano Chiarugi, dipendente dell’azienda dal 1977 e socio dal 1994, è amministratore unico della società: è lui che ha riconosciuto l’importanza delle competenze di Di Sacco e ha fatto sì che non fossero perse. «Ho iniziato a lavorare nel 1956 per Franco Landi, fondatore della società, qui c’era solo l’ortolano della famiglia Landi e una piccola stalla con il somaro. Pian piano abbiamo realizzato quanto si può vedere oggi - racconta Di Sacco mostrando con orgoglio l’azienda che ha contribuito a far crescere -. Prima di svolgere il servizio militare presi il posto di Livio Paoletti, zio di Franco Landi». Paoletti aveva notevoli conoscenze tecniche nel campo delle tecnologie di perforazione del suolo. Era a capo di un’azienda romana che durante il regime fascista costruì i pozzi nella bonifica di Coltano. A Pisa conobbe e sposò una zia di Landi e nel dopoguerra diede un grosso input alla nascita della Landi Pozzi.
Tornato dalla leva militare nel 1958, Di Sacco venne assunto da Landi insieme a suo fratello. «Tornai a casa dopo diciotto mesi e il giorno dopo ero già a lavoro. Neanche un giorno di festa», dice lo storico lavoratore, sorridendo. Da queste parole emerge l’amore per il suo lavoro, la costanza e la dedizione che lo hanno reso uno dei punti di riferimento degli altri dipendenti. Di Sacco ha iniziato applicando le conoscenze di Paoletti e negli anni ha ideato tecniche nuove. «Nel dopoguerra Landi Pozzi costruiva i macchinari necessari, erano ben altre le tecnologie. All’epoca le imprese di perforazione erano anche dei piccoli costruttori di macchine - dice Chiarugi -. Grazie a Loriano abbiamo continuato a sviluppare le tecnologie legate ai macchinari. Abbiamo un’officina che crea attrezzature, le osserva per migliorarle e modificarle». Di Sacco oggi non lavora più nei cantieri, ma ha un ruolo meramente tecnico: ha un contratto di collaborazione in base al quale aiuta gli operai nella preparazione dei materiali e nello sviluppo dei macchinari. È una presenza costante in azienda e con una salute di ferro. La sua prima settimana di malattia è stata registrata solo qualche giorno fa, come racconta il pensionato dal fisico ancora robusto ed energico, e dalle mani da gran lavoratore. «Il medico mi ha visitato e non credeva alle sue orecchie. Mi ha detto: “Hai ottant’anni? È impossibile, gli ottantenni che conosco io sono messi peggio di te. Ti conviene tornare a lavorare”». Il simpatico signore racconta di aver svolto svariati mestieri nella sua lunga vita. Per lui la Landi Pozzi è stata anche una palestra per la vita. «Franco Landi diceva sempre che chi sa fare pozzi sa fare tutto e per Di Sacco è proprio così. Non a caso ha costruito la sua casa da zero. Lui e suo fratello erano formidabili», sottolinea Chiarugi. Le foto d’epoca custodite in azienda raccontano la storia delle tecniche di perforazione e degli impianti realizzati. Impossibile non notare l’immagine in bianco e nero scattata in Piazza dei Miracoli: Landi Pozzi effettuò dei campionamenti per esaminare il sottosuolo e costruì il sistema di irrigazione del prato, con un pozzo a centoventi metri di profondità. Erano gli anni degli studi della preoccupante pendenza della Torre. «Sotto la piazza ci sono varie falde acquifere. In quegli anni fu proibito prelevare l’acqua dalla prima falda, posta tra i quindici ed i sedici metri di profondità, e responsabile dell’inclinazione della Torre - spiega Chiarugi -. Era il 1973, me lo ricordo bene. Era l’anno della maturità e andai a vedere quel cantiere, dove lavorava Di Sacco. Ogni pozzo ha la sua storia».
Quindici anni fa Landi Pozzi ha costruito un pozzo simile dalla parte opposta della piazza del Duomo. La compagnia ha resistito bene alla crisi economica e di recente si è ampliata, investendo ed acquisendo la torinese Aris Chiappa: a regime, dà lavoro a venti operai e sette impiegati negli uffici. Lo staff conta degli impiegati storici, ma anche giovani cresciuti in azienda, tra cui alcuni originari del Senegal. «Qui lavorano persone che sono cresciute con me, tranne Loriano, che invece ha fatto crescere me - conclude l’amministratore -. Abbiamo cantieri aperti in Svizzera, Austria e in Italia. Questo lavoro non è mai ripetitivo, anzi è affascinante. Occorre una grande capacità di osservazione, attenzione e concentrazione. Quella di Loriano è a dir poco eccellente, anche all’età di ottant’anni». «Smettere di lavorare? Finché posso credo che continuerò», assicura Di Sacco. E c’è da giurare che sarà proprio così.
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