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«Prima di tutto siamo un gruppo di amici»
PISA. Riccardo Pellinacci, 42 anni, calcesano doc, entrato a far parte della squadra calcesana vent’anni fa. Suo padre Nello è capitano dei giallo verdi dal 1999 e la passione per il Gioco del Ponte...
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PISA. Riccardo Pellinacci, 42 anni, calcesano doc, entrato a far parte della squadra calcesana vent’anni fa. Suo padre Nello è capitano dei giallo verdi dal 1999 e la passione per il Gioco del Ponte riguarda tutta la famiglia. «Seguo il Gioco dal 1982: sono stato paggetto, tamburino, poi sbandieratore, fino a diventare combattente. È un evento che appassiona anche i miei due figli che tifano per me dalla tribuna, insieme a mia moglie», racconta Pellinacci. «Mio padre è sempre stato il mio punto di riferimento, l’esempio da seguire. Avere come capitano il proprio babbo è un vantaggio, visto che condividiamo la stessa passione; può essere visto come un privilegio, ma in un gioco di forza non si vince con i privilegi: io ho dovuto dimostrare sempre tutto – spiega il combattente della Valgraziosa – Ricordo particolarmente le sfide degli anni Novanta, ma vivo pienamente il Gioco solo adesso. Le fatiche degli anni scorsi sono state ampiamente ripagate. Non è stato facile mettere insieme il bel gruppo che c’è oggi, siamo una bella squadra. Ma prima di tutto siamo amici». Ma come ci si prepara per il grande giorno? «Essendo presente a tutti gli allenamenti, tre volte alla settimana. Da fine maggio inizia a farsi sentire la tensione – dice ancora Pellinacci – Il giorno prima rispettiamo le nostre tradizioni. La notte prima del Gioco non si dorme, c’è un continuo scambio di incoraggiamenti. Ci supportiamo a vicenda fino dalla sera del giorno prima. E il sabato mattina ci troviamo per fare colazione tutti insieme. Secondo Pellinacci la sfida più dura degli ultimi anni è stata nel 2012 contro i Leoni. I bianco neri furono battuti dai calcesani alla fine di un interminabile testa a testa di quasi dieci minuti. La squadra di Calci vanta una preparatrice atletica donna. «Anche lei è calcesana doc. La conosco da quando era bambina e pian piano l’abbiamo coinvolta in questo sport. Noi le abbiamo trasmesso la passione per il Gioco e lei tanta disciplina». (s.b.)
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