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«Il Pisa e il Gioco sono le nostre tradizioni»
PISA. Alessio Franchi, 37 anni, lavora di notte per consegnare i giornali. Dorme in media tre ore a notte, quanto basta per coltivare la sua sfrenata passione per il Gioco del Ponte. Ha iniziato...
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PISA. Alessio Franchi, 37 anni, lavora di notte per consegnare i giornali. Dorme in media tre ore a notte, quanto basta per coltivare la sua sfrenata passione per il Gioco del Ponte. Ha iniziato nella magistratura di San Marco nel 2011, poi è passato tra le fila del San Martino e, infine, è approdato tra i Delfini: insieme a Matteo Cerrai è uno dei più vicini al capitano Marco Falugi. «Nella mia famiglia ci sono sempre state due passioni, fin da quando ero bambino: il Pisa e il gioco del ponte, sempre dalla parte di Mezzogiorno. Mio nonno era tra i Celatini di Mezzogiorno – racconta Franchi - Non andavamo sui Lungarni a seguirlo, non ci piaceva la confusione. Ricordo che d’estate avevamo la cabina al mare e il giorno del gioco mio padre si portava dietro la televisione. E lo guardavamo tutti insieme». La sfida più sofferta? «Mi viene in mente la battaglia contro il San Francesco nel 2012: a livello di forza erano più potenti loro, ma con il cuore e la testa siamo riusciti a portarli indietro. Il tutto è durato 8 minuti e 36 secondi». Nonostante la statura e il fisico robusto, Franchi è soprannominato “pezzettino”, un nomignolo nato a tavola con la moglie. «Sono una buona forchetta. Mi dice sempre, ironicamente, “mangiala ogni tanto qualcosa, pezzettino” – racconta, sorridendo - La mia famiglia mi supporta, nonostante gli allenamenti e gli impegni legati al gioco mi tolgano tempo da dedicare a loro. La vittoria dell’anno scorso in nazionale (insieme a Cerrai), l’ho dedicata a mia moglie: è lei che vive fino in fondo il gioco insieme a me. Non è una cosa da tutti». L’anno scorso la nazionale di Mezzogiorno è tornata a vincere dopo vent’anni. Un momento di grande soddisfazione, festeggiato con un tatuaggio sul braccio destro, ma celebrato in tono minore vista la sconfitta dei Delfini. «Siamo una squadra molto unita. Il problema della palestra ci ha unito ancora di più – aggiunge - Ci alleniamo due, tre volte alla settimana. Durante il combattimento, la pressione sulla schiena di ogni combattente è pari a 350-400 chili». (s.b.)
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