Sicurezza
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«Ce l’ho nel sangue, mai persa una sfida»
PISA. Matteo Cerrai, 37 anni, di giorno lavora in un impianto di calcestruzzo, mentre la sera si allena per il Gioco. Ha iniziato con Alessio Franchi nella magistratura di San Marco e dal 2014 è fa...
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PISA. Matteo Cerrai, 37 anni, di giorno lavora in un impianto di calcestruzzo, mentre la sera si allena per il Gioco. Ha iniziato con Alessio Franchi nella magistratura di San Marco e dal 2014 è fa parte dei combattenti giallo blu. «Sono un pisano “docche”, il Gioco ce l’ho nel sangue, non mi sono mai perso una sfida». «Negli anni Trenta mio bisnonno era sbandieratore dei Satiri. Alcuni miei parenti giocavano per la parte di Tramontana e quindi ogni anno eravamo in tribuna – racconta Cerrai - Ricordo che da bambino ero esaltato alla fine del Gioco e mi dicevo che da grande avrei voluto partecipare anche io». La famiglia condivide con Cerrai la tensione pre-sfida. «Mi capiscono al volo, sanno che siamo particolarmente tesi a tre settimane dal grande giorno – dice il combattente giallo blu - Si arriva all’ultimo sabato di giugno sapendo di essersi allenati durante l’anno per un giorno solo. Ti tornano in mente tutte le serate tolte alla famiglia: si prova un mix di stanchezza e adrenalina. Io salgo sul ponte perché voglio dare una soddisfazione a loro che assecondano questa mia passione. È grazie a loro che mi alleno». Cerrai è soprannominato dagli altri combattenti “Caino”, in virtù del suo carattere molto allegro. «Mi piace fare gli scherzi ai compagni; nessuno mi scopre e ne esco sempre “pulito” – racconta, sorridendo a Alessio Franchi, suo grande amico e compagno di squadra. Come Franchi, ha un tatuaggio che commemora la vittoria in nazionale dell’anno scorso - È stata una vittoria amara perché i Delfini avevano perso. Non ce la ci siamo goduti fino in fondo. Io voglio vincere insieme ai Delfini, per condividere la gioia con loro. Sul ponte io ho bisogno di loro e loro hanno bisogno di me, è un gioco di squadra». Cerrai commenta così la questione della palestra. «Abbiamo risentito sicuramente della mancanza di un posto dove allenarci, di una casa nostra. Pur di non star fermi e ritrovarsi, d’inverno siamo andati sulla spiaggia a Marina di Pisa e ci siamo allenati sotto la pioggia e con il freddo. Come ci insegna il nostro motto, non bisogna arrendersi alle difficoltà». (s.b.)
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