Sicurezza
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Livornese che combatte sul Ponte di Mezzo
PISA. Se sei di Livorno, di regola, le manifestazioni storiche pisane ti interessano relativamente. Soprattutto una in cui dodici squadre, espressione di altrettanti quartieri, si scontrano su un...
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PISA. Se sei di Livorno, di regola, le manifestazioni storiche pisane ti interessano relativamente. Soprattutto una in cui dodici squadre, espressione di altrettanti quartieri, si scontrano su un ponte per ottenere la supremazia della parte della città in cui vivono. E all’inizio per Massimiliano Cappagli era proprio così. Tutti gli dicevano “hai il fisico perfetto per partecipare al Gioco del Ponte”, ma a lui, ventenne livornese alto e un po’ in sovrappeso, del “carrello” dei pisani non gliene importava proprio nulla. «Fino a quando conobbi un ragazzo, anche lui di Livorno, che si allenava nei Dragoni. E si sa, in questi circuiti si entra e si rimane quasi sempre per amicizia». Era il 1991 e da allora Massimiliano viene a Pisa ben tre volte la settimana per allenarsi e, a fine giugno, mettersi alla prova sul Ponte di Mezzo con i suoi compagni del San Michele, magistratura di cui fa parte dal 1997. «A parte casa mia, che è ancora quella in cui sono nato e cresciuto, il luogo in cui ho trascorso la maggior parte della mia vita è qui dentro», ha detto riferendosi alla palestra del San Michele in cui lo abbiamo incontrato. I suoi compagni di squadra lo chiamano “Cappa”, abbreviazione di Cappagli, o “Signor Combattente” «perché – ha spiegato – sono esperto, ostico, uno degli ultimi ad essere stanco». La sua resistenza, infatti, si rivela sul ponte la sua arma migliore, insieme ad una grande dedizione alla squadra, la «seconda famiglia» a cui Massimiliano dedica ogni vittoria. «Sono tanti gli amici che ho visto andarsene nel corso di questi ventisei anni, alcuni molto giovani – ha raccontato Cappa con un po’ di malinconia – e non mi riferisco solo a quelli della mia squadra». È a loro che il gigante buono del San Michele ha ammesso di pensare spesso alla fine di una gara. Perché la cosa che a Massimiliano piace di più di questo gioco è proprio il rispetto tra i combattenti, la grande amicizia che si instaura tra i suoi partecipanti, a prescindere dalla magistratura di appartenenza.(e.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
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