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Pisa

Il San Michele vuol confermarsi la corazzata 

Il San Michele vuol confermarsi la corazzata 

Solo quattro sconfitte in ben trentacinque anni Tecnica, potenza e metodi di spinta i segreti

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PISA. Solo quattro sconfitte in 35 anni di Gioco del ponte, dalla ripresa del 1982, imbattuto dal 1997. Questo è il biglietto da visita del San Michele, vera corazzata di Tramontana ma ormai da diversi anni la squadra più forte in assoluto di tutto il Gioco. Tecnica, potenza, allenamento, metodo di spinta, sono queste le armi che hanno fatto delle aquile giallonere una vera e propria leggenda. Antonio Pucciarelli, il capitano che nel 1986 trasformò una normale squadra in una macchina imbattibile, Roberto “Bob” Biagi, il condottiero che abbandonata la cotta di combattente ha preso da quindici anni quel testimone. L’anno scorso l’ennesima vittoria come squadra, ma la sconfitta della Nazionale guidata da Biagi e formata in larga parte da uomini del San Michele. «Nel 2016 Mezzogiorno è stato bravo – ci spiega il capitano –. Prima ha sacrificato una squadra forte come il San Marco contro di noi, poi ha schierato una Nazionale nella sfida decisiva con uomini freschi. Noi purtroppo abbiamo provato a prendere tempo per riposarci, ma quella fatica è stata poi decisiva per l’esito della “bella”».
Biagi è già con la testa al prossimo 24 giugno, consapevole che per Tramontana sarà dura. «Bisogna che la mia Parte non sbagli niente e magari che Mezzogiorno commetta qualche errore. I valori nel Gioco non si mascherano: se tra le prime quattro squadre delle due Parti ne troviamo tre australi, è chiaro chi siano i favoriti». Il San Michele è stato sicuramente una delle prime squadre, insieme ai Delfini del compianto Walter Sabatini, ad introdurre nuove metodologie di allenamento. Poi in questi anni si è anche assistito all’introduzione di accessori, dai cuscini alle scarpe con le zeppe delle ultime edizioni. Biagi ci interrompe: «Devo dire che negli anni Mezzogiorno è sempre stato bravo ad introdurre novità anche se alla fine quello che conta sono gli allenamenti. I combattenti adesso sono atleti a tutti gli effetti, gli “omoni” degli anni Ottanta e Novanta non esistono più. Per questo non penso che gli accessori portino tanti vantaggi e per quanto riguarda le scarpe con le zeppe, almeno esteticamente, sono davvero ridicole».
Se una squadra come il San Michele ormai da tanti anni si conferma ai vertici, merito va anche all’organizzazione della magistratura. Magistratura guidata da sette anni da Alessandro Trolese. «Arrivare a guidare il San Michele dopo aver iniziato da piccolo nel Gioco è un onore e motivo di grande orgoglio – ci dice –. Un Gioco che anno dopo anno cresce grazie a questi combattenti sempre più atleti che semplici appassionati. Se questo è un bene, dall’altro fa perdere un po’ del fascino della manifestazione che non dimentichiamolo mai rimane appunto un gioco. Giusto quindi salvaguardare la salute dei combattenti anche con accessori ad hoc, ma senza alla fine stravolgere l’essenza della nostra manifestazione». E chi meglio di Riccardo Sbrana, adesso collaboratore fondamentale di capitan Biagi, può dirci come il Gioco sia cambiato. «Ho iniziato a spingere nel 1982, ma già nel 1981 avevo partecipato al corteo che rilanciò la manifestazione. Combattente per 16 anni e poi caposchiera da parata. In questi anni a non essere mai cambiati sono la passione, l’amore per la città, la fatica. Rivoluzionate invece le tecniche di allenamento con una media di età dei combattenti notevolmente più bassa. Forse dobbiamo fare qualcosa in più per legarci tutto l'anno al quartiere».
L'attaccamento ai colori non finisce certo quando si smette di combattere, come racconta Cristiano Macchia. «Ho iniziato nel 1994 nel San Francesco, poi dal 1997 sempre nel San Michele. Il primo anno che sono montato sul ponte ho perso e mi ricordo ancora la sensazione che ho provato. Poi però tutto passa. Dopo un anno intero di sacrifici in palestra, è bellissimo ed emozionante vedere tutte quelle persone sui lungarni durante il corteo. Il segreto di un buon combattente? La tenacia, tutto è una questione di testa e di cuore. Purtroppo ho smesso per problemi al ginocchio ma come vedete sono sempre qui con i miei compagni». Massimiliano Del Ry ha iniziato nel 2011, due anni a farsi le ossa nei Satiri e col Santa Maria. «Poi finalmente nel 2014 – ci dice sorridendo – sono rientrato nel San Michele. Ricordo ancora la gioia per la mia vittoria sul ponte. Allenarsi è un grande impegno, ci vuole sacrificio».
Daniele Benvenuti
Enza Chiappone
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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