Il lutto
Giovane sfregiato ok alla scarcerazione per i tre imputati
L’episodio in piazza delle Vettovaglie: «Sei un negro, vattene» Disposto il divieto di soggiorno. Perizia sulla ferita della vittima
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PISA. Tornano liberi i tre tunisini in carcere da sei mesi per l’aggressione con sfregio in volto a un giovane del Gambia “colpevole”, secondo la pretesa dei nordafricani, di aver invaso il loro territorio. Quel territorio era piazza delle Vettovaglie.
Marwen Ben Saad, 29 anni, detenuto a Torino e sospettato di essere un sodale di Bilel, il giovane espulso ad agosto dopo aver scritto che voleva “farsi martire a Pisa”; Aymen Ghanmi, 26 anni, e come Slim Kdidi, 20 anni, da ieri pomeriggio sono liberi. Hanno un divieto di soggiorno nel comune di Pisa.
Il secondo collegio del Tribunale penale (presidente Salutini, a latere Grieco e Giovannelli) ha accolto le richieste degli avvocati Antonella Antonelli, Sara Baldini e Gabriele Dell’Unto della revoca della misura cautelare in carcere. Parere favorevole del pm Aldo Mantovani.
L’udienza è stata rinviata al 5 luglio per sentire un teste, un amico del 25enne gambiano ferito, che ieri non si è presentato in aula e per questo è stato multato con 200 euro di ammenda. In quella occasione il Tribunale affiderà al professor Marco Di Paolo una consulenza sulla ferita provocata al volto dell’immigrato. Accusati di lesioni gravissime in concorso, i tre tunisini quella sera di ottobre si trovavano in piazza delle Vettovaglie. Avevano bevuto. «Che ci fai qui? Sei un negro, vattene». La frase razzista anticipò quella che poi si trasformò in un’aggressione. Lui, gambiano di 25 anni, senza fissa dimora, venne colpito al volto con bottiglie, sedie e un coltello.
Non contenti i tre immigrati nordafricani proseguirono con l’aggressione fino a quando, stando all’accusa, Ghanmi con un coltello colpì il giovane procurandogli una ferita profonda alla guancia destra. I carabinieri lo trovarono steso sull'asfalto quasi privo di conoscenza. Parlava con fatica con il volto segnato dal sangue. Dopo aver ascoltato qualche testimone e aver acquisito le immagini della videosorveglianza, i militari riuscirono a individuare e arrestare i tre tunisini. Il gambiano, sentito la scorsa udienza, non si è costituito parte civile.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Marwen Ben Saad, 29 anni, detenuto a Torino e sospettato di essere un sodale di Bilel, il giovane espulso ad agosto dopo aver scritto che voleva “farsi martire a Pisa”; Aymen Ghanmi, 26 anni, e come Slim Kdidi, 20 anni, da ieri pomeriggio sono liberi. Hanno un divieto di soggiorno nel comune di Pisa.
Il secondo collegio del Tribunale penale (presidente Salutini, a latere Grieco e Giovannelli) ha accolto le richieste degli avvocati Antonella Antonelli, Sara Baldini e Gabriele Dell’Unto della revoca della misura cautelare in carcere. Parere favorevole del pm Aldo Mantovani.
L’udienza è stata rinviata al 5 luglio per sentire un teste, un amico del 25enne gambiano ferito, che ieri non si è presentato in aula e per questo è stato multato con 200 euro di ammenda. In quella occasione il Tribunale affiderà al professor Marco Di Paolo una consulenza sulla ferita provocata al volto dell’immigrato. Accusati di lesioni gravissime in concorso, i tre tunisini quella sera di ottobre si trovavano in piazza delle Vettovaglie. Avevano bevuto. «Che ci fai qui? Sei un negro, vattene». La frase razzista anticipò quella che poi si trasformò in un’aggressione. Lui, gambiano di 25 anni, senza fissa dimora, venne colpito al volto con bottiglie, sedie e un coltello.
Non contenti i tre immigrati nordafricani proseguirono con l’aggressione fino a quando, stando all’accusa, Ghanmi con un coltello colpì il giovane procurandogli una ferita profonda alla guancia destra. I carabinieri lo trovarono steso sull'asfalto quasi privo di conoscenza. Parlava con fatica con il volto segnato dal sangue. Dopo aver ascoltato qualche testimone e aver acquisito le immagini della videosorveglianza, i militari riuscirono a individuare e arrestare i tre tunisini. Il gambiano, sentito la scorsa udienza, non si è costituito parte civile.
Pietro Barghigiani
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