Sicurezza
tensione al don bosco
Agente colpito da un detenuto
L’aggressione scatenata perché il recluso voleva uscire dalla cella
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PISA. Agente della polizia penitenziaria ferito da un detenuto tunisino durante una protesta.
La denuncia arriva dal Sappe con Francesco Salomone, vice segretario provinciale del sindacato che racconta l’episodio avvenuto in carcere martedì.
«Il detenuto era in cella con il fratello e voleva uscire per andare a prendere del cibo in un’altra cella, operazione, questa, non consentita quando le inferriate sono chiuse e quando c’è sul piano il detenuto lavorante della sezione detentiva che avrebbe potuto passare gli eventuali alimentari da una camera all’altra. L’agente ha fornito questa spiegazione ma il detenuto dentro per spaccio, non nuovo a intemperanze e che evidentemente pretendeva di uscire dalla cella per altre ragioni, lo ha insultato, sputandogli, e lanciandogli contro una bomboletta di gas, di quelle usate per riscaldare il cibo, e colpendolo violentemente a un ginocchio. Solidarietà al poliziotto penitenziario ferito, ma vanno stigmatizzate con fermezza le gravi e pericolose intemperanze che accadono sistematicamente in un carcere, come quello di Pisa, fatiscente non solo dal punto di vista strutturale e con evidenti difficoltà operative per gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, che lavorano con un pesante sotto organico. Eppure, nonostante tutto questo, l’amministrazione Penitenziaria regionale della Toscana non fa nulla per sanare e porre rimedio a queste gravi criticità».
Donato Capece, segretario generale del Sappe, aggiunge: «Pesantissima, in particolare, la situazione del Reparto del carcere di Pisa, nettamente sotto organico» e Pasquale Salemme: segretario nazionale Sappe per la Toscana, conclude: «Da tempo il Sappe denuncia il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere (anche a Pisa ed in Toscana) che vede coinvolti detenuti e detenute stranieri. È, infatti, sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere oltre 19.200. Far scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi turbativi dell’ordine e della sicurezza durante la detenzione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La denuncia arriva dal Sappe con Francesco Salomone, vice segretario provinciale del sindacato che racconta l’episodio avvenuto in carcere martedì.
«Il detenuto era in cella con il fratello e voleva uscire per andare a prendere del cibo in un’altra cella, operazione, questa, non consentita quando le inferriate sono chiuse e quando c’è sul piano il detenuto lavorante della sezione detentiva che avrebbe potuto passare gli eventuali alimentari da una camera all’altra. L’agente ha fornito questa spiegazione ma il detenuto dentro per spaccio, non nuovo a intemperanze e che evidentemente pretendeva di uscire dalla cella per altre ragioni, lo ha insultato, sputandogli, e lanciandogli contro una bomboletta di gas, di quelle usate per riscaldare il cibo, e colpendolo violentemente a un ginocchio. Solidarietà al poliziotto penitenziario ferito, ma vanno stigmatizzate con fermezza le gravi e pericolose intemperanze che accadono sistematicamente in un carcere, come quello di Pisa, fatiscente non solo dal punto di vista strutturale e con evidenti difficoltà operative per gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, che lavorano con un pesante sotto organico. Eppure, nonostante tutto questo, l’amministrazione Penitenziaria regionale della Toscana non fa nulla per sanare e porre rimedio a queste gravi criticità».
Donato Capece, segretario generale del Sappe, aggiunge: «Pesantissima, in particolare, la situazione del Reparto del carcere di Pisa, nettamente sotto organico» e Pasquale Salemme: segretario nazionale Sappe per la Toscana, conclude: «Da tempo il Sappe denuncia il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere (anche a Pisa ed in Toscana) che vede coinvolti detenuti e detenute stranieri. È, infatti, sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere oltre 19.200. Far scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi turbativi dell’ordine e della sicurezza durante la detenzione».
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