Il Tirreno

Pisa

SANITà IN TRIBUNALE

Errori in sala parto, maxi risarcimento

Pietro Barghigiani
L'ingresso in una sala parto di un ospedale
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L'ingresso in una sala parto di un ospedale

Ospedale condannato a pagare circa 2 milioni di euro ai genitori e al bimbo colpito da una disabilità gravissima

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PISA. L’errore in sala parto costa all’azienda ospedaliera quasi 2 milioni di euro. Un parto andato avanti tra complicazioni e negligenze con l’epilogo di un neonato venuto al mondo con un’invalidità gravissima. È la convinzione del Tribunale civile che ha condannato l’Aoup a risarcire i danni patrimoniali e non il bimbo, che ora ha 5 anni, e i genitori. Una storia dolorosa che ha avuto il suo primo punto fermo nella sentenza pisana che l’azienda ha subito appellato sostenendo che le complicanze durante il travaglio e il parto non sarebbero da attribuire a colpa medica. La vicenda inizia nel 2012 quando, dopo la nascita del bimbo, i genitori chiedono i danni all’ospedale. Lamentano sbagli e imperizie nella gestione della parto. Forti di una consulenza tecnica che attribuisce una responsabilità della struttura medica nella fase in cui il bimbo stava venendo al mondo, i genitori del piccolo destinato a un’esistenza da disabile fanno causa all’Aoup. Che si oppone. Nessuno spazio per una transazione. Nessuna ammissione di colpa per chiudere il contenzioso ed evitare Tribunali e sentenze onerose. E, a sostegno della sua tesi, porta la sua consulenza di parte secondo la quale l’operato del personale è esente da censure. Ma è l’esito della Ctu, la consulenza tecnica d’ufficio, disposta dal giudice civile Eleonora Polidori, a dirimere la controversia, almeno in primo grado.

Gli errori ci sono stati, è la sintesi del parere sul quale il magistrato ha basato la sua sentenza di condanna, e vanno imputati a chi ha seguito il parto del neonato. Tra risarcimenti del danno e spese legali da versare alla famiglia il conto si aggira sui 1,9 milioni di euro. Soldi che ancora l’azienda non ha versato in forza del ricorso contro un verdetto che ritiene ingiusto e che in secondo grado intende ribaltare ottenendo una vittoria piena. Secondo i genitori il neonato non ebbe un trattamento che una gravidanza imporrebbe. Un'assistenza lacunosa e manovre successive dannose, sarebbero all'origine di un parto concluso con una menomazione permanente del piccolo costretto a convivere per tutta la vita con un grado di handicap così elevato da privarlo di una completa autonomia. Il duello per capire se qualcuno ha davvero sbagliato- con conseguente diritto al risarcimento a favore di chi quell’errore lo sconterà per sempre - riprenderà sulla scena della Corte d’Appello di Firenze.

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