Gioco
«Attenti, la mafia si è evoluta»
di Enza Chiappone
Il procuratore nazionale Roberti in città per l’anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio
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PISA. Venticinque anni fa, all’indomani delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, che in soli due mesi provocarono la morte dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sconvolgendo profondamente il Paese, Pisa non rimase inerme, ma provò a reagire dando vita ad un’associazione chiamata “Osservatorio”. A distanza di venticinque anni e a pochi giorni dall’anniversario del primo dei due attentati, quello del 23 maggio 1992 in cui persero la vita Falcone, la moglie e tre agenti della scorta, la città ha dimostrato di non aver dimenticato l’impegno preso allora nella lotta alle mafie e nel ricordo delle sue vittime, ma di averlo invece rinvigorito ed esteso.
Grazie all’impegno delle amministrazioni comunali di Pisa e Pontedera, della Fondazione Piaggio, dell’Università di Pisa e della Scuola Sant’Anna, ma anche di Libera, Avviso Pubblico, Uisp ed altre associazioni e privati, ieri si è tenuta “Il sole che verrà”, la giornata per la memoria e per l’impegno contro le mafie che, tra eventi sportivi, musicali e culturali, ha portato a Pisa il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. È stato lui l’ospite d’onore dell’evento centrale dell’iniziativa: un convegno agli Arsenali Repubblicani per ricordare due figure fondamentali della storia del nostro Paese e per scandagliare il lato oscuro della società attraverso le voci autorevoli di vari esperti. Se da tempo è finita l’epoca stragista della mafia corleonese - hanno ricordato i vari relatori - non può dirsi diminuito il potere delle mafie, che continuano ad inquinare il Paese con i propri capitali, impedendone la crescita. «Criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio sono tutte facce della stessa medaglia – ha sottolineato il procuratore – che rappresenta l’evoluzione di un sistema che per entrare nelle economie legali non ha più bisogno di picchiare». Un sistema che infesta l’Italia da oltre 200 anni, ma che per Roberti può ancora essere sconfitto. «Falcone sosteneva che prima di pretendere eroismo dai cittadini dobbiamo far vedere che lo Stato fa sul serio – ha aggiunto il procuratore al vertice della Direzione nazionale antimafia – che mette in campo tutte le risorse disponibili e non si ferma a proclamare principi». Non solo nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale per Roberti andrebbero attivate convenzioni «che esistono solo sulla carta, come quella contro la criminalità organizzata e la corruzione delle Nazioni Unite sottoscritta nel 2000». «Le mafie sfruttano le diseguaglianze normative – ha concluso Roberti -. Fino a quando tutti i Paesi non si impegneranno a contrastare il fenomeno, sarà molto difficile sconfiggerlo. Lo stesso principio vale anche contro il terrorismo, diverso dalle mafie per essenza, ma non per struttura organizzativa».
Molto partecipata la staffetta della legalità: di corsa, passeggiando o in bici, decine di persone partite da Pisa hanno fatto tappa a San Giuliano, Vecchiano, Calci, Vicopisano, Bientina, Calcinaia e raggiunto Pontedera, dove l’iniziativa si è conclusa in piazza Cavour.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Grazie all’impegno delle amministrazioni comunali di Pisa e Pontedera, della Fondazione Piaggio, dell’Università di Pisa e della Scuola Sant’Anna, ma anche di Libera, Avviso Pubblico, Uisp ed altre associazioni e privati, ieri si è tenuta “Il sole che verrà”, la giornata per la memoria e per l’impegno contro le mafie che, tra eventi sportivi, musicali e culturali, ha portato a Pisa il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. È stato lui l’ospite d’onore dell’evento centrale dell’iniziativa: un convegno agli Arsenali Repubblicani per ricordare due figure fondamentali della storia del nostro Paese e per scandagliare il lato oscuro della società attraverso le voci autorevoli di vari esperti. Se da tempo è finita l’epoca stragista della mafia corleonese - hanno ricordato i vari relatori - non può dirsi diminuito il potere delle mafie, che continuano ad inquinare il Paese con i propri capitali, impedendone la crescita. «Criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio sono tutte facce della stessa medaglia – ha sottolineato il procuratore – che rappresenta l’evoluzione di un sistema che per entrare nelle economie legali non ha più bisogno di picchiare». Un sistema che infesta l’Italia da oltre 200 anni, ma che per Roberti può ancora essere sconfitto. «Falcone sosteneva che prima di pretendere eroismo dai cittadini dobbiamo far vedere che lo Stato fa sul serio – ha aggiunto il procuratore al vertice della Direzione nazionale antimafia – che mette in campo tutte le risorse disponibili e non si ferma a proclamare principi». Non solo nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale per Roberti andrebbero attivate convenzioni «che esistono solo sulla carta, come quella contro la criminalità organizzata e la corruzione delle Nazioni Unite sottoscritta nel 2000». «Le mafie sfruttano le diseguaglianze normative – ha concluso Roberti -. Fino a quando tutti i Paesi non si impegneranno a contrastare il fenomeno, sarà molto difficile sconfiggerlo. Lo stesso principio vale anche contro il terrorismo, diverso dalle mafie per essenza, ma non per struttura organizzativa».
Molto partecipata la staffetta della legalità: di corsa, passeggiando o in bici, decine di persone partite da Pisa hanno fatto tappa a San Giuliano, Vecchiano, Calci, Vicopisano, Bientina, Calcinaia e raggiunto Pontedera, dove l’iniziativa si è conclusa in piazza Cavour.
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