La protesta
Prosciolto il prof Mariani: «Il fatto non sussiste»
Dopo gli arresti e 13 anni di inchiesta, cadono le accuse di aver “truccato” i concorsi. «Sapevo di essere innocente, forse davo noia a qualcuno. Dimenticato da tanti»
PISA. “Baronopoli” si sgretola sotto i colpi di maglio della prescrizione e con le assoluzioni con la formula più ampia per un imputato: perché il fatto non sussiste. Era il maggio 2004 quando il professor Mario Mariani, luminare della cardiochiurgia, fu indagato e arrestato ai domiciliari dove rimase per cinque mesi. Accusato, con altri docenti, di aver tramato e aggiustato i concorsi per amici e prediletti. Ieri mattina la sentenza del gip Giuseppe Laghezza (pm Flavia Alemi) che tira una riga su un’inchiesta da record, ma solo nei tempi della giustizia. Ci sono voluti 13 anni - ma i reati contestati sono del 2003 - per arrivare a un giudizio con la zavorra della competenza territoriale che da Bari, base di partenza, spacchettò i filoni in varie Procure. Ieri in abbreviato Mario Mariani, 81 anni, difeso dall’avvocato Stefano Del Corso, e con lui altri sei imputati (tra cui Luigi Padeletti di Firenze) ha ottenuto un verdetto di non doversi procedere per il reato di associazione a delinquere perché prescritto e un proscioglimento perché il fatto non sussiste per le altre contestazioni, dalla corruzione al falso. Secondo la Procura barese i medici avrebbero preso parte ad un'associazione per delinquere attraverso la quale avrebbero favorito la vittoria di alcuni candidati in una decina di concorsi per docente ordinario e associato e per ricercatore nelle facoltà di cardiologia delle università di Bari, Firenze e Pisa, attraverso il controllo, nelle università collegate, dell'elezione dei componenti delle commissioni. Ipotesi che non si sono trasformate in sentenze. Il professore ha atteso la sentenza nella sua casa a Pisa.
La prima reazione?
«Finalmente è arrivata la notizia che aspettavo da molti anni. Sapevo di essere innocente, ma sono contento che adesso venga ristabilita la verità, sbaragliato quel muro di menzogne che avevano infangato la mia carriera e la mia onestà intellettuale e professionale. Mi hanno telefonato stamattina per darmi la bella notizia».
Dall’altare alla polvere e ora di nuovo sull’altare. Riconoscenza o bacchettate per qualcuno?
«Voglio condividere questo momento di gioia con la mia famiglia e con gli amici più cari, che conoscendomi bene, mi hanno sempre fatto coraggio dicendomi che alla fine la verità viene sempre a galla. Nessuno adesso potrà ridarmi gli anni di lavoro che mi sono stati sottratti. Niente può ricicatrizzare le ferite che mi hanno ingiustamente inferto, solo perché, come spesso accade in questo Paese, prima si infanga una persona e poi si va a vedere se è vero».
Sostiene che qualcuno abbia manovrato contro di lei per screditarla?
«Avevo ottenuto troppi successi in quella fase della mia carriera e forse mi ero fatto troppi nemici potenti. In tutti questi anni non ho mai aperto bocca e sono sempre stato sereno e tranquillo. Alla mia età e con i tanti acciacchi della vecchiaia, voglio solo dire che sono felice di aver assistito al ristabilimento della verità. Mi sarebbe dispiaciuto morire con questa ombra sulla mia persona dopo tutto quello che ho fatto nel mio lavoro e per la mia città».
Pisa l’ha rimossa? Eppure era un nome della cardiologia nazionale.
«È la stessa città che prima mi trattava da valido professionista e poi si è in parte, ingiustamente, dimenticata di me. Forse alcuni distratti da questa inchiesta mi hanno voltato ingiustamente lo spalle. Mi sembra evidente, oggi, che hanno sbagliato perché così sono stato vittima due volte: dell'ingiustizia e dell'indifferenza. Mi ha chiesto la mia prima reazione. La felicità nel poter abbracciare i miei figli Massimo e Marco e mia moglie Miriam con la consapevolezza che l'incubo sia finito. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, e ci tengo a dire che non sono mai stato condannato e oggi, dopo 13 anni, festeggio per non essere stato nemmeno rinviato a giudizio. Forse sono stato vittima di un bel pasticcio».
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