Il Tirreno

Pisa

Un’odissea in corsia? Capita “solo” a 4 su 100 

di Mario Neri
Un’odissea in corsia? Capita “solo” a 4 su 100 

Secondo l’Agenzia sanitaria delle Regioni passa più di 24 ore al pronto soccorso il 3,8% dei pazienti. In Toscana va peggio a Prato, Grosseto, Pontedera e Lucca

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PISA. Certo, i pronto soccorso della Lombardia sembrano quelli di un altro mondo: molti, distribuiti bene sul territorio, poco affollati e comunque pochi con numeri monstre. Lì non c’è ospedale in cui la percentuale dei pazienti costretti ad attendere oltre 24 ore nelle corsie dei reparti di emergenza superi lo zero virgola. In pratica sono pochissime le urgenze che si chiudono dopo un giorno dall’arrivo. Se invece adesso state pensando “beati loro”, convinti che il pronto soccorso di Cisanello sia una specie di girone infernale delle attese, sappiate che in Toscana c’è molto di peggio.
Almeno a leggere l’ultimo rapporto dell’Agenas. L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali è un ente pubblico che analizza il funzionamento della sanità italiana e ogni anno lo fa prendendo in esame gli «esiti» delle cure. E da qualche giorno ha stilato una sorta di gigantesca classifica dei pronto soccorso italiani calcolando il numero di accessi e il tempo medio di permanenza dei pazienti nel reparto che fa da diga alle urgenze. Secondo quei dati - relativi al 2015 - Cisanello è il nono più lento fra i pronto soccorso toscani che drenano più di 40 mila accessi all’anno.
Soltanto al 3,8% dei 61.322 pazienti con più di 18 anni entrati in pronto soccorso è capitato di uscirne solo dopo 24 ore. Può sembrare comunque troppo, ma a spostare molto l’ago della bilancia è proprio la mole di lavoro a cui sono costretti i medici, spesso subissati di “bianchi”, cioè di codici a bassa intensità e richieste di cittadini giunti in ospedale senza una vera urgenza. Per questo Careggi sembra avere standard molto alti, anche cofrontato ai policlinici lombardi: drena ogni anno 113 mila accessi ma solo il 3,9% dei malati aspetta più di un giorno.
Ai cittadini di Prato, dove l’ospedale ha numeri molto simili a quelli del policlinico pisano, va molto peggio. Lì rimane inchiodato a una barella o in un letto dei reparti di osservazione breve e intensiva in attesa delle dimissioni o di un ricovero l’8,4% dei pazienti. E un campanello d’allarme dovrebbe suonare anche per Grosseto, Pontedera, Livorno, Lucca. Sebbene abituati a macinare meno casi, in queste strutture è più alto il numero delle persone costretti alle cosiddette odissee in corsia. Nulla a che vedere con i veri pronto soccorso lumaca d’Italia, e cioè quelli romani. Se mai vi capitasse di finire al Pertini, al Filippo Neri, a Tor Vergata o al Sant’Eugenio, sappiate che avrete ottime probabilità di veder passare la nottata. “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. Qui, per il 15% dei pazienti, una visita al pronto soccorso è durata più di 24 ore. Al Sant’Andrea addirittura per il 16,3%. Ma l’Agenas calcola anche il numero di chi ha risolto il proprio problema in meno di 12 ore, e quanti ci sono riusciti fra le 12 e le 24. Ed è proprio sul tempo medio-lungo che Pisa sembra inciampare. La percentuale di chi per avere un posto letto o il referto d’uscita deve aspettare fra le 12 e le 24 ore sale fino al 5,8%. Peggio del policlinico pisano in questo caso fa soltanto Grosseto, dove la percentuale tocca il 7,5%. Seguono Lucca e Pontedera.
Il confronto con gli anni precedenti, poi, è esemplificativo di un fenomeno ormai irreversibile. Tutti i grandi pronto soccorso hanno peggiorato le proprie performance sulle attese e la durata delle cure, mentre le hanno quasi sempre migliorate i piccoli. Motivo? Semplice: che ne abbiano davvero bisogno o no, i cittadini tendono a spostarsi verso i grandi hub dell’emergenza. Si arrendono all’odissea se è una garanzia di un approdo sicuro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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