Il Tirreno

Pisa

«Uno scrigno di arte e storia Salviamolo» 

di Roberta Galli
«Uno scrigno di arte e storia Salviamolo» 

Il grido d’allarme di Italia Nostra E ora l’idea di una petizione online

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PISA. «La chiesa di San Francesco deve essere salvata. È patrimonio della città, della nazione e dell’umanità tutta». Ewa Karwacka, presidente della sezione pisana di Italia Nostra, non usa mezzi termini. «Lanciamo una petizione online su Change.org, raccogliamo migliaia di firme», le fa eco la presidente regionale Margherita Signorini. «Questo è uno scrigno – continua Karwacka – di bellezze storiche, artistiche e architettoniche che non può e non deve essere lasciato morire». E come darle torto. La chiesa di San Francesco è da sempre un punto di riferimento per tutta la città. Un monumento antichissimo, già citata in molte fonti a partire dal 1233, voluta dall’arcivescovo Federico Visconti che per primo rivolse un appello ai pisani affinché la piccola chiesa già esistente e dedicata al frate di Assisi diventasse un complesso più ampio. Un monumento maestoso affidato ai lavori dell’architetto Giovanni di Simone, dallo stile romanico-gotico, che ospita molte cappelle appartenenti a nobili famiglie pisane. Tra queste, una sopra tutte. Quella della famiglia Gherardesca, con il conte Ugolino sepolto in San Francesco con i propri familiari, dopo che i miseri resti vennero raccolti dalla torre della fame, in piazza dei Cavalieri, dove secondo Dante si consumò “il fiero pasto”.
La chiesa è chiusa da un anno per il rischio di crolli. Stop a tutte le funzioni religiose, spostate nella vicina chiesa di Santa Cecilia. Un silenzio avvolge tutto. In quella che fino a pochi mesi fa era una comunità attiva, gestita dai francescani con una mensa della Caritas. Perché San Francesco è da sempre la chiesa dei francescani. L’insediamento risale al 1200 con la presenza a Pisa dello stesso santo. Ospitava opere importanti, come “San Francesco che riceve le stigmate”, tavola attribuita a Giotto e la “Madonna in trono” di Cimabue, entrambe adesso al Louvre, per non parlare di “San Francesco e i sei miracoli” di Giunta Pisano. Capolavoro unico nel suo genere anche il campanile pensile. Alto e snello con due lati poggianti su due muri del transetto, testimonianza di una soluzione tecnicamente ardita allora come oggi. E la facciata marmorea, adesso ingabbiata. Una chiesa grandiosa, ma dalla storia travagliata. Sconsacrata e destinata a caserma militare nell’Ottocento, San Francesco è passata al Demanio. Ne seguì un lungo contenzioso che terminò solo alla fine del 1888 con la consegna della chiesa alla Curia, ma rimanendo sempre di proprietà dello Stato. Venne così riaperta al culto, anche se degradata all’interno. Rifiorì grazie ad un comitato di cittadini e ai loro aiuti economici. La storia si ripete. Solo che ora per San Francesco la posta è molto più alta. In gioco c’è la sua “vita”.

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