La protesta
Più turisti in città Ma i fatturati calano
L’analisi: colpa del numero crescente di strutture ricettive abusive
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PISA. Pasqua ed i ponti del 25 aprile e Primo Maggio hanno aperto con un segno più che positivo la stagione turistica pisana. Questo è il segnale che arriva dal “Bollettino Turistico” che Confesercenti Toscana Nord ha presentato ieri in occasione del convegno organizzato con il Tirreno alla Camera di commercio. Il dato percentuale registra un complessivo più 12% rispetto all’anno scorso per quanto riguarda gli arrivi (il numero cioè di clienti ospitati nelle strutture ricettive) a Pisa e sul litorale. A farla da padrone sono state le strutture extralberghiere che hanno registrato una crescita del 25%, bene però anche gli alberghi che hanno visto arrivi superiori del 18% rispetto al 2016.
Perché l’indagine. Questo il risultato dell’indagine, sul campo, che Confesercenti ormai da due anni svolge tra gli imprenditori del settore turistico e che sta alla base del suo bollettino. «Un servizio semplice e facilmente consultabile – spiega il consulente turismo dell’associazione Marco Ricci – che viene inviato senza abbonamenti o costi a tutte le strutture ricettive; si basa su una rilevazione tramite questionari e interviste telefoniche dirette agli stessi operatori turistici riuscendo quindi tre volte all’anno (aprile-settembre-dicembre) a fornire indicazioni e soprattutto termini di raffronto. Questo per colmare una oggettiva lacuna, frutto dell’impasse del cambio di competenze dalle Provincie ai Comuni capoluogo per quanto riguarda il turismo».
Il trend. Il segno positivo di Pasqua prosegue comunque il trend osservato nel corso del 2016. Ancora Ricci: «Una ripresa dei flussi turistici, con aumenti rilevanti nelle strutture che partivano da utilizzi della capacità ricettiva più bassi, una crescita del turismo straniero, in testa i francesi e un ritorno degli italiani; per questi ultimi però non si rileva una ripresa della capacità di spesa che invece può essere osservata per gli stranieri. Questa tendenza positiva generale tuttavia – spiega Ricci – si basa su una concorrenza acerrima sul lato dei prezzi e sull’utilizzo dei servizi on line travel agency che applicano commissioni esorbitanti, erodendo il margine di reinvestimento per riqualificazione e manutenzione delle strutture».
Le criticità. Tornando ai numeri del bollettino, le variazioni delle presenze turistiche delle tre festività primaverili sono state indicate in aumento rispetto all’anno precedente: l’86% delle strutture intervistate ha segnalato aumenti, alcuni dei quali anche consistenti. Gli alberghi per la prima volta negli ultimi due anni segnalano aumenti medi superiori al 10%, mentre i B&B e affittacamere si collocano attorno all’8%. Non deve stupire questa differenza, in quanto la possibilità di aumento dei secondi risulta ovviamente limitata a causa della minore capacità ricettiva per singola struttura e del maggior utilizzo della stessa capacità ricettiva negli anni precedenti. Le altre strutture extralberghiere (residence, residenze turistico alberghiere) hanno mediamente una capacità ricettiva più alta e per questo la percentuale di aumento è maggiore. Ma questi aumenti hanno un risvolto della medaglia legato ai fatturati che non aumentano proporzionalmente con le presenze turistiche, come sottolinea Ricci: «Le percentuali, anche se positive, sono in alcuni fuorvianti. Il segno più che abbiamo registrato nasconde infatti una forbice tra effetti macroeconomici (aumento di turisti su un dato territorio) e microeconomici, con aumenti minori nelle singole strutture ricettive, anche a causa dell’aumento di offerta (ufficiale e sommersa) superiore a quello dei movimenti turistici sul territorio. In pratica se prima ci sono 100 strutture che fanno in totale 100 presenze e relativo incasso di 100 euro, dopo ci saranno 200 strutture che fanno in totale 150 presenze e relativo incasso di 150. Il risultato è che le presenze totali sono aumentate del 50%, ma ciascuna struttura realizza mediamente 25% in meno di presenze e incasso. Ed il 36, 4% degli operatori intervistati ha sottilineato questa tendenza. Questo – evidenzia Ricci – mette in risalto come anche nella nostra città nel settore ricettivo ci sia un sommerso che sfugge ai fatturati ufficiali, ma drena turisti rispetto alle strutture ufficiali. Senza considerare le conseguenze sulle tariffe che crollano proprio per questa concorrenza sleale».
La proposta. La conclusione: «Crediamo sia necessario pensare ad Piano Turistico della città che sappia valutare la reale consistenza del settore e descrivere le dinamiche dell’indotto turistico, fino alla formulazione di pratiche, azioni e strategie per poter seguire e modificare “il tiro” di questo fondamentale aspetto della città. In questo senso i pareri degli operatori si sono rivelati positivi: per il 54, 5% degli intervistati è maturo il tempo della predisposizione di questo Piano. L’opinione prevalente è quindi quella di spronare istituzioni, associazioni di categoria, coordinamento di operatori a lavorare in questa direzione».
Perché l’indagine. Questo il risultato dell’indagine, sul campo, che Confesercenti ormai da due anni svolge tra gli imprenditori del settore turistico e che sta alla base del suo bollettino. «Un servizio semplice e facilmente consultabile – spiega il consulente turismo dell’associazione Marco Ricci – che viene inviato senza abbonamenti o costi a tutte le strutture ricettive; si basa su una rilevazione tramite questionari e interviste telefoniche dirette agli stessi operatori turistici riuscendo quindi tre volte all’anno (aprile-settembre-dicembre) a fornire indicazioni e soprattutto termini di raffronto. Questo per colmare una oggettiva lacuna, frutto dell’impasse del cambio di competenze dalle Provincie ai Comuni capoluogo per quanto riguarda il turismo».
Il trend. Il segno positivo di Pasqua prosegue comunque il trend osservato nel corso del 2016. Ancora Ricci: «Una ripresa dei flussi turistici, con aumenti rilevanti nelle strutture che partivano da utilizzi della capacità ricettiva più bassi, una crescita del turismo straniero, in testa i francesi e un ritorno degli italiani; per questi ultimi però non si rileva una ripresa della capacità di spesa che invece può essere osservata per gli stranieri. Questa tendenza positiva generale tuttavia – spiega Ricci – si basa su una concorrenza acerrima sul lato dei prezzi e sull’utilizzo dei servizi on line travel agency che applicano commissioni esorbitanti, erodendo il margine di reinvestimento per riqualificazione e manutenzione delle strutture».
Le criticità. Tornando ai numeri del bollettino, le variazioni delle presenze turistiche delle tre festività primaverili sono state indicate in aumento rispetto all’anno precedente: l’86% delle strutture intervistate ha segnalato aumenti, alcuni dei quali anche consistenti. Gli alberghi per la prima volta negli ultimi due anni segnalano aumenti medi superiori al 10%, mentre i B&B e affittacamere si collocano attorno all’8%. Non deve stupire questa differenza, in quanto la possibilità di aumento dei secondi risulta ovviamente limitata a causa della minore capacità ricettiva per singola struttura e del maggior utilizzo della stessa capacità ricettiva negli anni precedenti. Le altre strutture extralberghiere (residence, residenze turistico alberghiere) hanno mediamente una capacità ricettiva più alta e per questo la percentuale di aumento è maggiore. Ma questi aumenti hanno un risvolto della medaglia legato ai fatturati che non aumentano proporzionalmente con le presenze turistiche, come sottolinea Ricci: «Le percentuali, anche se positive, sono in alcuni fuorvianti. Il segno più che abbiamo registrato nasconde infatti una forbice tra effetti macroeconomici (aumento di turisti su un dato territorio) e microeconomici, con aumenti minori nelle singole strutture ricettive, anche a causa dell’aumento di offerta (ufficiale e sommersa) superiore a quello dei movimenti turistici sul territorio. In pratica se prima ci sono 100 strutture che fanno in totale 100 presenze e relativo incasso di 100 euro, dopo ci saranno 200 strutture che fanno in totale 150 presenze e relativo incasso di 150. Il risultato è che le presenze totali sono aumentate del 50%, ma ciascuna struttura realizza mediamente 25% in meno di presenze e incasso. Ed il 36, 4% degli operatori intervistati ha sottilineato questa tendenza. Questo – evidenzia Ricci – mette in risalto come anche nella nostra città nel settore ricettivo ci sia un sommerso che sfugge ai fatturati ufficiali, ma drena turisti rispetto alle strutture ufficiali. Senza considerare le conseguenze sulle tariffe che crollano proprio per questa concorrenza sleale».
La proposta. La conclusione: «Crediamo sia necessario pensare ad Piano Turistico della città che sappia valutare la reale consistenza del settore e descrivere le dinamiche dell’indotto turistico, fino alla formulazione di pratiche, azioni e strategie per poter seguire e modificare “il tiro” di questo fondamentale aspetto della città. In questo senso i pareri degli operatori si sono rivelati positivi: per il 54, 5% degli intervistati è maturo il tempo della predisposizione di questo Piano. L’opinione prevalente è quindi quella di spronare istituzioni, associazioni di categoria, coordinamento di operatori a lavorare in questa direzione».
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