Toscana
Studente fuori corso condannato: truffe con le carte clonate
Pena di 3 anni e 4 mesi per oltre quaranta le contestazioni. Cervellone del web, gli episodi quando era iscritto a ingegneria informatica
PISA. Un pirata seduto a tavolino e davanti a una testiera pronto a solcare un solo mare, quello del web. Un campo di battaglia senza orizzonti in cui muoversi per dare l’assalto ai dati segreti e succulenti di ignari potenziali raggirati. Era un prodigio del web e magari lo è ancora Lello Atene, 34 anni, nato a Cosenza, ma a Pisa ormai da anni. Una mente brillante che ha scelto di deviare dagli studi in ingegneria informatica a quelli per confezionare trappole on line buone per spolpare il prossimo. Nel 2011 si mise in testa, riuscendo a collezionare un gruzzolo da decine di migliaia di euro, di utilizzare le sue qualità per fare incursioni nei conti altrui e clonare carte di credito. A quel punto era come essersi procurato le munizioni per le sue incursioni negli acquisti a carico di chi veniva alleggerito a sua insaputa. Per oltre quaranta episodi contestati dalla Procura nella richiesta di rinvio a giudizio, Atene, difeso dall’avvocato Vanessa Luperi, è stato condannato dal giudice Eugenia Mirani a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Le accuse andavano dalla frode informatica all’accesso abusivo a un sistema informatico, dalla sostituzione di persona alla detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici. Reati che per la Procura (pm onorario Silvia Saviozzi) sono stati commessi dall’imputato per impadronirsi di codici personali e avere la “materia prima” con cui clonare o alterare attraverso gli skimmer le tessere magnetiche per fare shopping attingendo dalle tasche dei truffati.
Conoscenze spinte dei segreti della Rete e delle sue falle, dotazione di apparecchi bordeline e la caccia alle prede poteva avere inizio. E spesso è andata pure a segno con la captazione di codici di carte di credito o di pagamento attraverso sofisticate operazione di hackeraggio informatico su siti pirata, che permettevano, grazie ad e-mail esca (il phishing) di acquisire i dati sensibili. Codici che erano una miniera da sfruttare per lo studente arrivato dalla Calabria a Pisa con l’obiettivo di laurearsi e che si è perso tra truffe e arresti (nel 2012 per un’inchiesta analoga, ndr). Con i dati freschi e affidabili faceva “nascere” le carte di credito in bianco. Una contraffazione artigianale, ma efficace. Una clonazione che dava poi il via all’acquisto di cellulari, computer, tablet e altro materiale hi-tech di alta qualità acquistato nelle grandi catene della distribuzione ad alto tasso di tecnologia. Merce che poi veniva monetizzata con le vendite online. Un cerchio che si chiudeva iniziando e terminando il suo ciclo vitale sempre e comunque sul web. Quasi alla perfezione. Gli accessi alla Rete avevano provocato un corto circuito con gli eccessi di Atene. E così i carabinieri si erano messi sulle tracce dell’aspirante ingegnere, imperituro studente fuori corso, trasformandolo in un condannato per truffe informatiche.
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