Il Tirreno

Pisa

«Francisca merita 8 anni di carcere» 

di Pietro Barghigiani
«Francisca merita 8 anni di carcere» 

La richiesta del pm nel processo alla mamma della piccola «Non c’è traccia delle richieste di aiuto per salvare la figlia»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. «La mamma di Samantha merita 8 anni di carcere».
È un processo laterale, ma non meno doloroso di quello in corso in Corte d’Assise contro il patrigno accusato di aver ucciso la piccola di 3 anni, quello che ieri si è aperto davanti al gip Elsa Iadaresta per la mamma della bimba trovata morta giusto un anno fa in una stamberga a Calambrone. È lei la grande accusatrice dell’uomo in carcere da un anno.
Il pm Giancarlo Dominijanni, lo stesso del processo contro Tonino Krstic l’imputato principale, ieri ha chiesto la condanna di Juana Francisca De Olmo, 34enne dominicana, madre della bimba, presente al momento della tragedia e, per l’accusa, assente nella difesa della figlia martoriata fino al decesso dal compagno violento. La donna era in aula, accompagnata dal marito, Stefano Castagnino il papà di Samantha, pizzaiolo di Rapallo, per l’udienza a porte chiuse di fronte al gip Elsa Iadaresta. Il reato da cui deve difendersi è maltrattamenti in famiglia con l’aggravante di aver assistito a un reato senza averlo impedito. Che per la legge equivale a commetterlo. La Procura ha chiesto il giudizio immediato e l’imputata ha fatto ricorso al rito abbreviato. La pena base da cui è partito il pm era di 18 anni. Sconto di un terzo per il riconoscimento delle attenuanti generiche e si arriva a 12. E ulteriore sconto di un terzo per effetto del rito. Il risultato sono gli 8 anni formalizzati dal pubblico ministero. È stata la difesa a chiedere la deposizione di Francisca. Il suo racconto è stata la ripetizione di uno strazio già sentito a fine marzo quando, quella volta nel ruolo di vittima delle angherie dell’uomo, ricordò in Corte d’Assise l’inferno in cui era precipitata durante la convivenza nella baracca con quello che per la Procura è l’assassino di sua figlia. Un tipo rabbioso che in passato, quando viveva a Pontedera, aveva già dato prova di essere fuori controllo al punto da aggredire persino i familiari. «La bimba stava male. Ma lui al telefono chiese solo cosa avrebbe dovuto fare per curare un bambina con la febbre a 32, poi quando gli chiesero dove ci trovavamo, lui diede la strada sbagliata» è stata la versione di Francisca nel riferire di quel pomeriggio del 27 aprile di un anno fa. «Io piangevo, volevo che li richiamasse, ma mi minacciò con un piccone. La piccola era quasi priva di coscienza. Mi diceva: "Se muore dobbiamo portarla via, in un bosco, se ci scoprono prendo 30 anni, hai capito?!" e diceva anche "Ti seppellisco qui con lei se chiami i soccorritori o i carabinieri"». E ancora: «Mi riempiva di botte, mi controllava messaggi, chiamate. Mi trattava come una schiava. Se fossi fuggita mi avrebbe ripreso e… iniziò a picchiare anche la bimba». La piccina che Tonino chiamava demonio per poi picchiarla ogni volta che piangeva e usarle ancora violenza per farla smettere in un cortocircuito di malvagità da far rabbrividire. La sua difesa è quella di aver chiesto aiuto per portare in salva lei e la piccina. Ma, secondo la Procura, non c’è traccia nel vissuto di Francisca di una volontà di fuggire da quel lager in cui era finita lasciando il marito per inseguire quella specie di amore con Tonino conosciuto in chat. Un teste ha riferito agli inquirenti: «Un giorno Francisca mi chiese aiuto. Le risposi: “Ti porto via, ne hai parlato con Tonino?”. A quel punto mi disse di lasciar perdere». Alla fine dell’udienza Francisca e Stefano sono usciti dal Tribunale. Lui che protegge lei. Mano nella mano. Prossima udienza il 3 luglio con spazio alla difesa e probabile sentenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa