«Suoniamo insieme per ricordare mio fratello morto»
Stasera in piazza dei Cavalieri il ricordo di Stefano Perrone il ciclista trovato morto domenica nei pressi del Gabbro
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PISA. «Con i suoi mille tamburi ha rotto il silenzio della bellissima piazza dei Cavalieri: per anni, tutte le sere, con parecchi di noi. Ora lo saluteremo Stefano con qualcosa che sia nel suo stile». È l’invito che arriva da Elisabetta Perrone e il “saluto” è l’ultimo abbraccio al fratello, il ciclista trentaduenne trovato morto domenica lungo la strada provinciale 10, che alle spalle di Livorno collega Gabbro a Castelnuovo della Misericordia. Appuntamento stasera alle 21,30 in quella stessa piazza in cui suonavano un tempo, davanti alla Normale.
«Chiunque abbia una chitarra, un tamburo come quelli che suonava Stefano o chissà quale altro strumento musicale – affermano la sorella e il fidanzato Carlo Petrolla – lo porti con sé: suoniamo tutti insieme perché la nostra canzone arrivi lassù».
Elisabetta Perrone l’ha sottolineato anche nel post con cui ha creato l’evento su Facebook: «Avrei piacere (o probabilmente ne ho bisogno) di salutarlo alla sua maniera: come avrebbe fatto lui per me, per chiunque di noi ha vissuto questa parte di lui».
Stefano Perrone era legato alla nostra città: da un annetto si era trasferito a Livorno prendendo servizio all’ospedale labronico, ma a Pisa aveva lavorato come infermiere inizialmente in campo privato e in seguito in un istituto della galassia Cnr. Non solo: così come la sorella aveva lasciato la Calabria per studiare a Pisa e qui Pisa aveva ottenuto il diploma in infermieristica.
Dalla famiglia arriva anche un appello per la bici sparita: «Nessuno potrà mai restituirci il nostro Stefano ma lasciateci almeno di poter piangere sul ricordo dell’oggetto che aveva più caro», dice la sorella con gli occhi lucidi e il cuore in subbuglio. «Non crediate che per Stefano fosse solo una bici per andare a fare una girata, – spiegano Elisabetta e Carlo – aveva acquistato quella “Cannondale” perché fin da ragazzo aveva una grandissima passione per il ciclismo: avrebbe voluto fare del ciclismo un mestiere, correre in bici da professionista ma poi il realismo aveva consigliato di entrare a lavorare da infermiere». La sorella pesca dall’album dei ricordi un flash che ben racconta qual era il rapporto che Stefano aveva con la bici: «Figurarsi che la puliva con meticolosità usando lo spazzolino da denti. La sua bici la teneva in camera: per lui era quasi una estensione di se stesso, una parte del proprio corpo».
È comprensibile, dunque, come mai la sparizione della bici abbia reso ancor più insopportabile il dolore dei familiari: beninteso, nessuno accusa a nessuno. A Elisabetta Perrone e ai familiari interessa soltanto riavere questa sorta di “reliquia” del loro Stefano per evitare di aggiungere dolore a dolore, per dribblare l’ultimo strazio.
La bici è la Cannondale che vedete nella foto in questa pagina. Chiunque abbia visto o sia in grado di dare notizie utili viene chiesto di chiamare il numero telefonico 329 8338389 oppure inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica elisabetta.perrone@ gmail.com.
Mauro Zucchelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Chiunque abbia una chitarra, un tamburo come quelli che suonava Stefano o chissà quale altro strumento musicale – affermano la sorella e il fidanzato Carlo Petrolla – lo porti con sé: suoniamo tutti insieme perché la nostra canzone arrivi lassù».
Elisabetta Perrone l’ha sottolineato anche nel post con cui ha creato l’evento su Facebook: «Avrei piacere (o probabilmente ne ho bisogno) di salutarlo alla sua maniera: come avrebbe fatto lui per me, per chiunque di noi ha vissuto questa parte di lui».
Stefano Perrone era legato alla nostra città: da un annetto si era trasferito a Livorno prendendo servizio all’ospedale labronico, ma a Pisa aveva lavorato come infermiere inizialmente in campo privato e in seguito in un istituto della galassia Cnr. Non solo: così come la sorella aveva lasciato la Calabria per studiare a Pisa e qui Pisa aveva ottenuto il diploma in infermieristica.
Dalla famiglia arriva anche un appello per la bici sparita: «Nessuno potrà mai restituirci il nostro Stefano ma lasciateci almeno di poter piangere sul ricordo dell’oggetto che aveva più caro», dice la sorella con gli occhi lucidi e il cuore in subbuglio. «Non crediate che per Stefano fosse solo una bici per andare a fare una girata, – spiegano Elisabetta e Carlo – aveva acquistato quella “Cannondale” perché fin da ragazzo aveva una grandissima passione per il ciclismo: avrebbe voluto fare del ciclismo un mestiere, correre in bici da professionista ma poi il realismo aveva consigliato di entrare a lavorare da infermiere». La sorella pesca dall’album dei ricordi un flash che ben racconta qual era il rapporto che Stefano aveva con la bici: «Figurarsi che la puliva con meticolosità usando lo spazzolino da denti. La sua bici la teneva in camera: per lui era quasi una estensione di se stesso, una parte del proprio corpo».
È comprensibile, dunque, come mai la sparizione della bici abbia reso ancor più insopportabile il dolore dei familiari: beninteso, nessuno accusa a nessuno. A Elisabetta Perrone e ai familiari interessa soltanto riavere questa sorta di “reliquia” del loro Stefano per evitare di aggiungere dolore a dolore, per dribblare l’ultimo strazio.
La bici è la Cannondale che vedete nella foto in questa pagina. Chiunque abbia visto o sia in grado di dare notizie utili viene chiesto di chiamare il numero telefonico 329 8338389 oppure inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica elisabetta.perrone@ gmail.com.
Mauro Zucchelli
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