Il Tirreno

Pisa

Malformazione per il farmaco assunto, sì al vitalizio

Pietro Barghigiani
La sentenza del Tar obbliga il ministero della Salute a versare il vitalizio
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La sentenza del Tar obbliga il ministero della Salute a versare il vitalizio

Ministero della Salute condannato anche a versare gli arretrati. La mamma aveva preso il talidomide durante la gravidanza

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PISA. Due Tribunali gli avevano dato ragione, ma per lo Stato non era sufficiente. Quello Stato perentorio nel pretendere, lassista nel concedere. C’è voluto un terzo giudizio, ottenuto dal Tar, per condannare il ministero della Salute a riconoscere a un cittadino della provincia pisana indennizzo e arretrati per una malformazione a un arto provocata da un farmaco assunto dalla mamma in gravidanza. Si chiama talidomide e nel tempo in tutto il mondo ha provocato danni irreversibili a migliaia di feti nati anche senza gambe o braccia.

Il talidomide, messo in commercio in Germania negli anni Cinquanta, veniva presentato come il sedativo più sicuro sul mercato, venduto come farmaco da banco con proprietà sedative. Era molto utilizzato dalle donne in gravidanza per combattere le nausee mattutine. Peccato che i suoi effetti sul feto si sono rivelati devastanti: bambini nati senza braccia, mani, gambe, con danni a organi interni. Uno studio calcola almeno 20mila casi in 24 Paesi, 350-400 in Italia (senza contare aborti spontanei e bambini nati morti) di cui ancora vivi poco più di un centinaio. In Italia fu ritirato nel 1962.

È durata anni la battaglia dell’uomo che chiede di non divulgare dettagli sulla sua patologia per non renderlo riconiscibile. Nel marzo 2015 arriva la prima sentenza del giudice del lavoro di Pisa con quale si legge nella sentenza che «la patologia da cui è affetto il ricorrente è ascrivibile alla seconda categoria della Tabella A allegata al Dpr 834 del 1981 e sussiste nesso causale tra la predetta patologia e l’assunzione di talidomide da parte della madre in gravidanza».

Il ministero della Salute viene condannato a versare un indennizzo (siamo sui 600 euro mensili) e gli arretrati, alcune decine di migliaia di euro. Da Roma non ci sentono e fanno appello. Non solo i giudici di secondo grado confermano la sentenza di Pisa, ma la correggono facendo risalire la data da cui far decorrere gli arretrati dal primo gennaio 2008. Una vittoria piena, anche se monca perché il ministero non paga. E allora ci vuole il Tar con l’accoglimento del ricorso di ottemperanza presentato dall’avvocato Peppino Mariano, così si chiama il provvedimento con cui si impone il rispetto di un verdetto, per avere giustizia. Almeno con vitalizio riparatore.

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