Il Tirreno

Pisa

IL PROCESSO

Rapì bambino alla stazione, nuova perizia per l’imputata

Pietro Barghigiani
Il fermo immagine della donna mentre porta via il passeggino con il bimbo
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Il fermo immagine della donna mentre porta via il passeggino con il bimbo

Incapace di intendere e di volere al momento del fatto, ma va chiarito se è socialmente pericolosa

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 PISA. Una nuova perizia per capire se è socialmente pericolosa e se è in grado di partecipare da imputata al processo. Lo ha deciso il presidente del primo collegio del Tribunale, Pietro Murano (a latere Mirani e Poggi) al termine dell’udienza processuale (pm Flavia Alemi) in cui è comparsa in aula la 22enne macedone che nel settembre 2016 rapì per una notte un bimbo romeno di quasi 4 anni portandolo via sul passeggino dai portici all’esterno della stazione dove si trovava con i genitori. Fu ritrovato in via del Borghetto nell’appartamento dove la donna viveva. La giovane da mesi si trova alla Rems di Volterra per le sue gravi condizioni di salute mentale.

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Un’infermità psichica pesante. Una prima perizia disposta dal gip ha definito la 22enne incapace di intendere e di voler al momento del fatto. E anche ieri mattina la psichiatra Antonella Armani, nel sintetizzare l’esito del suo lavoro chiesto dalla corte, ha ribadito l’ormai acquisita incapacità dell’imputata aggiungendo il riscontro di un lieve miglioramento. Il passo successivo, nella terapia seguita a Volterra, è quello di farle raggiungere un grado di autonomia nella pulizia dell’ambiente in cui vive. Una condizione che è chiara nel raccontare un disagio profondo per la giovane che non sa di essere sotto processo. «Vuole solo andare via dalla Rems e non sa perché si trova lì» spiega l’avvocato Sandro Orrù che l’assiste dal giorno dell’arresto. Ieri l’imputata era in aula. Appesantita nelle forme e con uno sguardo privo di qualunque interesse per quello che le stava intorno. Nel passato della donna c’è una ferita che l’aveva sconvolta: quando era minorenne aveva dato alla luce un bimbo e il Tribunale glielo aveva tolto perché incapace di badare a lui. «È mio figlio, è mio figlio, ridatemelo» diceva agli agenti della squadra mobile entrati in casa con un blitz indicando il piccolo che aveva preso nella notte. Un delirio di cui non si è mai resa conto. E che le ha spalancato le porte della Rems senza la possibilità, al momento, di conoscere il giorno in cui potrà uscirne. Prossima udienza a ottobre con l’esito della consulenza affidata ancora alla dottoressa Armani.

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