Gioco
Sradicato il palo della Liberazione
Era uno dei 27 pannelli che ricordano la Resistenza in città. L’Anpi: «Sfregio mirato e a orologeria»
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. La Resistenza in un’ora, a piedi, sulle strade di solito più battute dai turisti e che eppure sottotraccia tessono una maglia di racconti, memorie partigiane, gesti eroici e piccoli eroismi quotidiani con cui gli antifascisti si sono opposti all’oppressione. Da qui, via del Carmine 10, alla Torre. “ViaLibera”, avevano intitolato il tragitto Comune e Anpi tre anni fa, a 70 anni di distanza, per dare una traccia alla Storia. E la storia della Liberazione della città cominciava proprio dalla Selleria Serani. Qui nacque il primo nucleo del Cln pisano, qui si riunivano in segreto gli antifascisti, qui il sellaio Alfredo Serani dava ospitalità al Fronte unitario antifascista, studenti, intellettuali, combattenti che per primi si ribellarono al regime.
È per questo che Bruno Possenti, presidente della sezione provinciale dell’Anpi, ne è convinto: «Chi ha sradicato il primo dei 27 pannelli che compongono quel tragitto lo ha fatto volontariamente - dice - È un atto spregevole compiuto alla vigilia della festa della Liberazione e a orologeria, visto che la biciclettata organizzata dalla Fiab ripercorre proprio l’itinerario di ViaLibera e sarebbe passato anche da qui». Insomma, non una ragazzata, non il gesto di un balordo. Ma qualcuno che ha voluto lasciare un segnale, lanciare un avvertimento. Se ne è accorto venerdì mattina Franco Serani Fiorenzani, nipote di Alfredo.
«Guardi qua - dice Franco - la base di questi pannelli è piantata a terra con quattro bulloni molto lunghi, per poter staccare il palo lo hanno segato. Quasi sicuramente di notte, ma purtroppo io non abito qui. Ci vive mia sorella ma non ha avvertito nessun rumore sospetto, ma sono convinto che qualcuno ci debba aver lavorato parecchio prima di sradicare il pannello».
«Un gesto spregevole - continua Possenti - mirato ad offendere la memoria di quanti si opposero alla dittatura fascista, particolarmente grave perché perpetrato alla vigilia della festa della Liberazione». Anche se, ammette il presidente Anpi, non è la prima volta che lapidi o steli dedicate alla memoria della Resistenza vengano deturpate o vandalizzate. «Se si trattasse di una ragazzata perché complicarsi la vita con un pannello fissato così saldamente a terra e non divellere uno dei tanti cartelli stradali. Sono convinto che mirassero proprio al pannello commemorativo».
Dal sellaio di via del Carmine viveva Antonio Russi, docente e critico letterario della Normale, un antifascista che «durante la guerra - dice Serani - riuniva nell’appartamento di mio nonno studenti e intellettuali. Venivano Emilio Tolaini e Franco Russoli, e mio nonno sapeva di dare copertura a un gruppo che in segreto organizzava il primo nucleo della Resistenza in città».
Era lui stesso antifascista, per questo fu cacciato da Corso Italia. Questo luogo è la “culla” dell’antifascismo in città, «ed è gravissimo che sia stato preso di mira».
Ferma la condanna da parte di Palazzo Gambacorti. «Facciamo appello ai cittadini - dice Possenti - Ci segnalino qualsiasi comportamento offensivo dei valori della Resistenza»
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
È per questo che Bruno Possenti, presidente della sezione provinciale dell’Anpi, ne è convinto: «Chi ha sradicato il primo dei 27 pannelli che compongono quel tragitto lo ha fatto volontariamente - dice - È un atto spregevole compiuto alla vigilia della festa della Liberazione e a orologeria, visto che la biciclettata organizzata dalla Fiab ripercorre proprio l’itinerario di ViaLibera e sarebbe passato anche da qui». Insomma, non una ragazzata, non il gesto di un balordo. Ma qualcuno che ha voluto lasciare un segnale, lanciare un avvertimento. Se ne è accorto venerdì mattina Franco Serani Fiorenzani, nipote di Alfredo.
«Guardi qua - dice Franco - la base di questi pannelli è piantata a terra con quattro bulloni molto lunghi, per poter staccare il palo lo hanno segato. Quasi sicuramente di notte, ma purtroppo io non abito qui. Ci vive mia sorella ma non ha avvertito nessun rumore sospetto, ma sono convinto che qualcuno ci debba aver lavorato parecchio prima di sradicare il pannello».
«Un gesto spregevole - continua Possenti - mirato ad offendere la memoria di quanti si opposero alla dittatura fascista, particolarmente grave perché perpetrato alla vigilia della festa della Liberazione». Anche se, ammette il presidente Anpi, non è la prima volta che lapidi o steli dedicate alla memoria della Resistenza vengano deturpate o vandalizzate. «Se si trattasse di una ragazzata perché complicarsi la vita con un pannello fissato così saldamente a terra e non divellere uno dei tanti cartelli stradali. Sono convinto che mirassero proprio al pannello commemorativo».
Dal sellaio di via del Carmine viveva Antonio Russi, docente e critico letterario della Normale, un antifascista che «durante la guerra - dice Serani - riuniva nell’appartamento di mio nonno studenti e intellettuali. Venivano Emilio Tolaini e Franco Russoli, e mio nonno sapeva di dare copertura a un gruppo che in segreto organizzava il primo nucleo della Resistenza in città».
Era lui stesso antifascista, per questo fu cacciato da Corso Italia. Questo luogo è la “culla” dell’antifascismo in città, «ed è gravissimo che sia stato preso di mira».
Ferma la condanna da parte di Palazzo Gambacorti. «Facciamo appello ai cittadini - dice Possenti - Ci segnalino qualsiasi comportamento offensivo dei valori della Resistenza»
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
