Il Tirreno

Pisa

Pazienti contesi tra Pisa e Livorno 

di Mario Neri
Pazienti contesi tra Pisa e Livorno 

Menichetti: «Non bisogna perdere tempo nei trasferimenti»

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PISA. «Com’è questa storia? Da quando la Aslona trasferisce i pazienti gravi da Pontedera a Livorno?». Venerdì sera, sono quasi le dieci. Francesco Menichetti è già tornato a Perugia, la sua città. A Pisa da ore circola però voce di un nuovo caso di meningite, un uomo o forse una donna (nessuno lo ha ancora capito), titolare di un bar vicino a una scuola colpito dal batterio. Una bufala, chiarisce il primario di Malattie infettive di Cisanello al Tirreno, una fake news: non c’è nessun nuovo registrato, non almeno ricoverato nel suo reparto né nella rianimazione del pronto soccorso. Ma in città scatena l’ennesima scia di psicosi, dopo l’ultimo caso di contagio da C, proprio quello per cui Menichetti ora punta il dito contro l’Asl Toscana nord ovest.
Cinquantasei anni, di Capannoli, l’uomo accusa i primi sintomi lunedì sera. Al pronto soccorso del Lotti arriva in condizioni gravi, l’organismo già attaccato da una sepsi da meningococco, il quadro clinico peggiore fra le varie forme con cui può manifestarsi la malattia. Lì riceve le prime cure ma martedì viene portato a Livorno. «Non metto in dubbio le competenze dei medici livornesi, ma è assodato che nella meningite, soprattutto se in presenza di una infezione grave, il fattore tempo può essere determinante - dice Menichetti - Perché dunque impiegare 40 minuti per arrivare all’ospedale di Livorno se per raggiungere Pisa da Pontedera ne bastano 20?». In 56 enne è ancora in prognosi riservata e la domanda del prof pisano potrebbe pesare come un macigno nelle prossime ore. Un interrogativo però a cui dall’Azienda sanitaria guidata da Maria Teresa De Lauretis rispondono netti: «Sulla meningite il reparto di Malattie infettive di Livorno guidato dal dottor Spartaco Sani esegue consulenze cliniche in tempo reale per Pontedera così come per Cecina, Viareggio, l’Elba, Volterra e Piombino. Al Lotti il 56enne di Capannoli è stato stabilizzato sulla base delle indicazioni ricevute da Livorno ed era normale che il paziente venisse ricoverato in sicurezza nella struttura che aveva iniziato il percorso clinico. Se i medici avessero ritenuto ci fossero motivi per trasferirlo a Cisanello, non avrebbero esitato».
Il reparto di Malattie infettive livornese - sottolineano dalla Asl, e non senza una punta di irritazione - «ha competenze e capacità per affrontare un’emergenza meningite». Insomma, lo sfogo di Menichetti sembra aver scoperto qualche nervo di troppo. Da tempo il prof è ritenuto uno dei maggiori esperti sul “caso Toscana”. È stato lui, per dire, il primo a suggerire alla Regione di avviare uno studio sui portatori sani del batterio per comprenderne meglio la natura. Ed è uno dei volti “mediatici” della campagna vaccinale avviata da Stefania Saccardi, da sempre pronto a sfidare le cassandre dei NoVax. Ma le scintille fra Azienda ospedaliero-universitaria pisana e Aslona tradiscono per la prima volta anche un tema scomodo ma decisivo per la loro governance interna. I “trasferimenti” o i pellegrinaggi di pazienti residenti nell’area vasta verso Cisanello o il Santa Chiara sono un costo per l’Aslona e si traducono in entrate extra per l’Aoup. È il meccanismo dei Drg (diagnosi related gruop), il sistema con cui la sanità italiana classifica e omologa i ricoveri per controllare la spesa e saldare i rimborsi fra aziende o regioni. E un ricovero per meningite “appaltato” all’esterno può costare migliaia di euro.
Non è un mistero che dall’entrata in vigore della riforma della sanità toscana uno di diktat giunti ai direttori generali da Firenze sia stato quello di evitare gli sprechi. La fusione fra vecchie Asl del resto ha prodotto giganti capaci di competere con i policlinici universitari: non sulla chirurgia d’elezione, magari, ma su molti fronti sì. Dando peraltro agli ospedalieri un’opportunità per prendersi una rivincita sul “centralismo” dell’accademia. O dei baroni, come chiamano nelle Asl, i prof con il camice.
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