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Ateneo, è ufficiale ok al doppio libretto per transgender
Dopo 4 anni dal via all’iter, il Senato accademico approva la richiesta di studenti e studentesse. «Un gesto di civiltà»
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PISA. L’iter per introdurlo nel sistema di riconoscimento dell’Ateneo è partito quattro anni fa, quando una studentessa ne fece richiesta. Sonia Fucci, nel 2013, era l’unica transessuale iscritta. Dall’inizio dell’anno accademico è di fatto in vigore. Ma ieri è arrivata l’ufficialità. Il senato accademico dell’università di Pisa «ha finalmente approvato l’istituzione della carriera alias», ovvero «il doppio libretto per gli studenti transgender», esultano gli studenti di “Sinistra per” e “Glauco”, l’associazione universitaria Lgbtqi. Le due sigle parlano di un «gesto di civiltà». Già nel 2013, i due gruppi «avevano ottenuto dal Senato un parere favorevole all’avviamento dei lavori, poi bloccati per anni a causa di lentezze burocratiche». Grazie all’amministrazione del nuovo rettore Paolo Mancarella, il libretto è diventato realtà e quell’iter giunto «a una giusta conclusione».
La normativa italiana che regola la transizione di genere (legge 164/1982) non prevede, ad oggi, «l’aggiornamento dei documenti anagrafici in accordo con l’identità scelta, se non previa riattribuzione chirurgica del sesso biologico o comunque in tempi estremamente lunghi». A questa «lesiva regolamentazione - scrivono le associazioni - cerca di sopperire la carriera alias, già adottata da molti atenei italiani», come Napoli, Torino, Padova e Bologna. Il doppio libretto «permette agli studenti e alle studenti transgender di utilizzare all’interno dell’università una documentazione rispettosa dell’identità eletta come propria, garantendo una piena tutela della privacy nella carriera accademica e nella fruizione dei servizi» .
Insomma, cade una piccola barriera, quella che associazioni e organizzazioni Lgbtqi hanno sempre ritenuto uno dei muri capaci di alzare un muro di discriminazione fra studenti e fra studenti transgender e docenti.
«Il nostro lavoro — concludono le due sigle — continua e si sposta nella sede del diritto allo studio universitario della Toscana, a cui chiediamo lo stesso passo in avanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La normativa italiana che regola la transizione di genere (legge 164/1982) non prevede, ad oggi, «l’aggiornamento dei documenti anagrafici in accordo con l’identità scelta, se non previa riattribuzione chirurgica del sesso biologico o comunque in tempi estremamente lunghi». A questa «lesiva regolamentazione - scrivono le associazioni - cerca di sopperire la carriera alias, già adottata da molti atenei italiani», come Napoli, Torino, Padova e Bologna. Il doppio libretto «permette agli studenti e alle studenti transgender di utilizzare all’interno dell’università una documentazione rispettosa dell’identità eletta come propria, garantendo una piena tutela della privacy nella carriera accademica e nella fruizione dei servizi» .
Insomma, cade una piccola barriera, quella che associazioni e organizzazioni Lgbtqi hanno sempre ritenuto uno dei muri capaci di alzare un muro di discriminazione fra studenti e fra studenti transgender e docenti.
«Il nostro lavoro — concludono le due sigle — continua e si sposta nella sede del diritto allo studio universitario della Toscana, a cui chiediamo lo stesso passo in avanti».
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