Proteste
Alghe e droni per migliorare l’ambiente
Maxi progetto da 3 milioni per ottimizzare la gestione delle acque e difendersi dal dissesto idrogeologico
3 MINUTI DI LETTURA
VECCHIANO. Sulla base del bando multi-misura della Regione Toscana sul Piano di Sviluppo Rurale relativo ai Progetti Integrati Territoriali (i Pit) in scadenza il 15 marzo scorso, un gruppo di enti, associazioni, aziende agricole, università, con capofila il Parco regionale Migliarino, Massaciuccoli, San Rossore ha presentato un Pit specifico da circa 3 milioni di euro. I Pit sono progetti che prevedono l'aggregazione di soggetti pubblici e privati mediante l'adesione ad un accordo territoriale finalizzato al miglioramento ambientale e all'attuazione di strategie mirate alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici.
Il progetto in questione, punta ad individuare le caratteristiche specifiche del territorio e una conseguente organizzazione-gestione ottimale della gestione delle acque e delle infrastrutture, considerando anche gli effetti positivi in termini di incremento della biodiversità ed i possibili benefici (anche economici) derivanti dalla riduzione delle emissioni di Co2. Il comprensorio della Piana pisana e dell’area pedemontana del Monte Pisano, per la sua storia e per le caratteristiche morfologiche, sociali e produttive, si adatta in modo particolare all’adozione di questo tipo di progettualità, che permette una migliore efficacia dell’intervento di sostegno pubblico, definendo priorità e adeguati strumenti d’intervento attraverso specifici strumenti di programmazione e governance.
Il progetto, ideato e concertato dalla società di consulenza ambientale GreenGea snc di Pisa, vede come capofila l’Ente Parco e prevede la partecipazione del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno, del Consorzio 1 Toscana Nord, della Scuola Superiore Sant’Anna, dell’Autorità di Bacino pilota del fiume Serchio, dei Comuni di Pisa, Calci, San Giuliano Terme, Vecchiano e Vicopisano, di venti aziende agricole e associazioni agricole professionali come Coldiretti e di altri soggetti pubblici e privati che hanno ulteriormente aderito alla proposta progettuale raggiungendo quindi le 53 unità di partecipanti.
Il progetto, individuando più specifiche criticità ambientali connesse ad un territorio ben definito, ha messo a punto azioni relativamente alle seguenti tematiche: gestione e tutela delle risorse idriche, diversificazione degli approvvigionamenti, risparmio idrico, miglioramento della gestione delle acque e tutela dei corpi idrici; biodiversità, miglioramento dello stato di conservazione delle aree Rete Natura 2000 e delle altre aree ad alto valore naturalistico; dissesto idrogeologico, protezione del territorio dal dissesto idrogeologico, contrasto ai fenomeni di desertificazione ai fini di una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici; paesaggio, mantenimento o ripristino della diversità del mosaico ambientale tipico del paesaggio rurale toscano, recupero di aree degradate per dissesto o abbandono, salvaguardia del paesaggio storico in aree di particolare pregio; energia, diversificazione delle fonti di approvvigionamento attraverso la valorizzazione delle fonti energetiche rinnovabili .
Il progetto individua tre assi strategici: la fascia pedemontana da Vecchiano fino a Vicopisano (con una serie di interventi finalizzati alla prevenzione del dissesto idrogeologico ed al miglioramento della qualità delle acque circolanti nelle aree agricole); il tracciato del fiume Morto (dalle sue sorgenti nel territorio di Calci, fino al mare) come corridoio ecologico fondamentale di collegamento tra il territorio dell’area protetta e l’ambito del Monte pisano; gli ambiti delle bonifiche (da Vecchiano ad Asciano, e fino a Coltano).
Tra le azioni innovative da citare quelle sulla fitodepurazione delle acque mediante l’uso di alghe (azione prevista alle idrovore sulla Barra nel Massaciuccoli) o l’uso di droni per l’agricoltura ecocompatibile o l’uso di mezzi ad ultrasuoni per il contenimento dei danni da ungulati. Previste anche le sistemazioni delle reti idraulico-agrarie nei campi coltivati, la piantumazione di filari di siepi nelle zone agricole paesaggisticamente povere, interventi di ingegneria naturalistica, la realizzazione di nuove zone umide ed invasi, la recinzione di zone danneggiate dai selvatici e iniziative per la valorizzazione delle produzioni di qualità con azioni divulgative.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il progetto in questione, punta ad individuare le caratteristiche specifiche del territorio e una conseguente organizzazione-gestione ottimale della gestione delle acque e delle infrastrutture, considerando anche gli effetti positivi in termini di incremento della biodiversità ed i possibili benefici (anche economici) derivanti dalla riduzione delle emissioni di Co2. Il comprensorio della Piana pisana e dell’area pedemontana del Monte Pisano, per la sua storia e per le caratteristiche morfologiche, sociali e produttive, si adatta in modo particolare all’adozione di questo tipo di progettualità, che permette una migliore efficacia dell’intervento di sostegno pubblico, definendo priorità e adeguati strumenti d’intervento attraverso specifici strumenti di programmazione e governance.
Il progetto, ideato e concertato dalla società di consulenza ambientale GreenGea snc di Pisa, vede come capofila l’Ente Parco e prevede la partecipazione del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno, del Consorzio 1 Toscana Nord, della Scuola Superiore Sant’Anna, dell’Autorità di Bacino pilota del fiume Serchio, dei Comuni di Pisa, Calci, San Giuliano Terme, Vecchiano e Vicopisano, di venti aziende agricole e associazioni agricole professionali come Coldiretti e di altri soggetti pubblici e privati che hanno ulteriormente aderito alla proposta progettuale raggiungendo quindi le 53 unità di partecipanti.
Il progetto, individuando più specifiche criticità ambientali connesse ad un territorio ben definito, ha messo a punto azioni relativamente alle seguenti tematiche: gestione e tutela delle risorse idriche, diversificazione degli approvvigionamenti, risparmio idrico, miglioramento della gestione delle acque e tutela dei corpi idrici; biodiversità, miglioramento dello stato di conservazione delle aree Rete Natura 2000 e delle altre aree ad alto valore naturalistico; dissesto idrogeologico, protezione del territorio dal dissesto idrogeologico, contrasto ai fenomeni di desertificazione ai fini di una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici; paesaggio, mantenimento o ripristino della diversità del mosaico ambientale tipico del paesaggio rurale toscano, recupero di aree degradate per dissesto o abbandono, salvaguardia del paesaggio storico in aree di particolare pregio; energia, diversificazione delle fonti di approvvigionamento attraverso la valorizzazione delle fonti energetiche rinnovabili .
Il progetto individua tre assi strategici: la fascia pedemontana da Vecchiano fino a Vicopisano (con una serie di interventi finalizzati alla prevenzione del dissesto idrogeologico ed al miglioramento della qualità delle acque circolanti nelle aree agricole); il tracciato del fiume Morto (dalle sue sorgenti nel territorio di Calci, fino al mare) come corridoio ecologico fondamentale di collegamento tra il territorio dell’area protetta e l’ambito del Monte pisano; gli ambiti delle bonifiche (da Vecchiano ad Asciano, e fino a Coltano).
Tra le azioni innovative da citare quelle sulla fitodepurazione delle acque mediante l’uso di alghe (azione prevista alle idrovore sulla Barra nel Massaciuccoli) o l’uso di droni per l’agricoltura ecocompatibile o l’uso di mezzi ad ultrasuoni per il contenimento dei danni da ungulati. Previste anche le sistemazioni delle reti idraulico-agrarie nei campi coltivati, la piantumazione di filari di siepi nelle zone agricole paesaggisticamente povere, interventi di ingegneria naturalistica, la realizzazione di nuove zone umide ed invasi, la recinzione di zone danneggiate dai selvatici e iniziative per la valorizzazione delle produzioni di qualità con azioni divulgative.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google