Sicurezza
Derubata e picchiata dai ladri in ospedale con fratture al volto
di Pietro Barghigiani
Vittime una donna e suo figlio che erano appena usciti dal cimitero di San Piero a Grado «Hanno reagito con violenza quando ho visto vicino a loro il telefonino di mamma che avevano preso»
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PISA. Un pugno in faccia talmente violento da provocarle la frattura di uno zigomo. La sua colpa? Cercava solo di riprendersi la borsa che le avevano rubato in macchina. Un tentativo concluso con i ladri capaci di trasformarsi in picchiatori contro la derubata e suo figlio.
Prima il furto, poi l’aggressione selvaggia. Per una donna di 54 anni residente a Pisa la mattina di Pasqua è iniziata al cimitero ed è finita all’ospedale con una prognosi di 30 giorni.
In compagnia del figlio che con il fratello gestisce da anni una pizzeria in zona stazione, la donna è andata al camposanto di San Piero a Grado dove riposa il marito. Hanno lasciato l’auto nel piazzale e sono entrati per pregare sulla tomba del familiare. Quando sono usciti è arrivata la sorpresa che ti fa arrabbiare non tanto per quello che perdi, ma per il modo in cui avviene la violazione dei tuoi beni. Qualcuno aveva forzato la vettura.
«Mi sono avvicinato e ho visto la forzatura all’altezza della portiera – spiega il figlio della donna picchiata, anche lui assalito dai ladri – Ho aperto e ho visto che la mia borsa e quella della mamma erano sparite con qualche centinaio di euro. Sul cellulare, che avevo con me, ho l’applicazione che consente di localizzare i telefonini. L’ho messa in funzione e ho visto che l’iPhone di mia madre si trovava a poca distanza».
A quel punto mamma e figlio sono saliti in auto dirigendosi nel punto dove l’app sosteneva si trovasse il telefonino. La tecnologia non si sbagliava. A circa 400 metri dal cimitero, in corrispondenza di una piazzola, c’era quello che cercavano.
«Quando siamo arrivati al punto segnalato dall’applicazione abbiamo trovato un’auto con targa romena e due giovani fuori che parlavano – riprende il giovane – Siamo scesi e ho chiesto: “Siete stati voi a prendere le borse?”. Loro hanno negato. Eppure il telefonino era lì, gettato nell’erba. Abbiamo iniziato a discutere e uno all’improvviso ha sferrato un pugno al volto di mia madre. Ho reagito e ci siamo presi. Io da solo e loro in due. Sono passati alcuni minuti quando tre persone, italiani, mi hanno preso da dietro, per il collo. Pensavo fossero intervenuti per dividerci. Invece, erano amici di quei ladri che, infatti, hanno approfittato del fatto che mi tenessero fermo per fuggire. Ho preso il numero di targa dell’Audi A5 su cui sono scappati. E l’ho dato alle forze dell’ordine».
Nel frattempo alcuni passanti si sono fermati e hanno avvisato il 118.
La donna, con il volto tumefatto, è stata portata in ospedale dove i medici l’hanno ricoverata per le fratture facciali provocate dal pugno. La risposta dei banditi a chi voleva solo riprendersi la propria borsa rubata mentre pregava sulla tomba del marito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Prima il furto, poi l’aggressione selvaggia. Per una donna di 54 anni residente a Pisa la mattina di Pasqua è iniziata al cimitero ed è finita all’ospedale con una prognosi di 30 giorni.
In compagnia del figlio che con il fratello gestisce da anni una pizzeria in zona stazione, la donna è andata al camposanto di San Piero a Grado dove riposa il marito. Hanno lasciato l’auto nel piazzale e sono entrati per pregare sulla tomba del familiare. Quando sono usciti è arrivata la sorpresa che ti fa arrabbiare non tanto per quello che perdi, ma per il modo in cui avviene la violazione dei tuoi beni. Qualcuno aveva forzato la vettura.
«Mi sono avvicinato e ho visto la forzatura all’altezza della portiera – spiega il figlio della donna picchiata, anche lui assalito dai ladri – Ho aperto e ho visto che la mia borsa e quella della mamma erano sparite con qualche centinaio di euro. Sul cellulare, che avevo con me, ho l’applicazione che consente di localizzare i telefonini. L’ho messa in funzione e ho visto che l’iPhone di mia madre si trovava a poca distanza».
A quel punto mamma e figlio sono saliti in auto dirigendosi nel punto dove l’app sosteneva si trovasse il telefonino. La tecnologia non si sbagliava. A circa 400 metri dal cimitero, in corrispondenza di una piazzola, c’era quello che cercavano.
«Quando siamo arrivati al punto segnalato dall’applicazione abbiamo trovato un’auto con targa romena e due giovani fuori che parlavano – riprende il giovane – Siamo scesi e ho chiesto: “Siete stati voi a prendere le borse?”. Loro hanno negato. Eppure il telefonino era lì, gettato nell’erba. Abbiamo iniziato a discutere e uno all’improvviso ha sferrato un pugno al volto di mia madre. Ho reagito e ci siamo presi. Io da solo e loro in due. Sono passati alcuni minuti quando tre persone, italiani, mi hanno preso da dietro, per il collo. Pensavo fossero intervenuti per dividerci. Invece, erano amici di quei ladri che, infatti, hanno approfittato del fatto che mi tenessero fermo per fuggire. Ho preso il numero di targa dell’Audi A5 su cui sono scappati. E l’ho dato alle forze dell’ordine».
Nel frattempo alcuni passanti si sono fermati e hanno avvisato il 118.
La donna, con il volto tumefatto, è stata portata in ospedale dove i medici l’hanno ricoverata per le fratture facciali provocate dal pugno. La risposta dei banditi a chi voleva solo riprendersi la propria borsa rubata mentre pregava sulla tomba del marito.
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