Proteste
Parco, quanti nodi ancora da sciogliere
di Francesco Loi
Dal direttore ai bilanci: un ente in mezzo a polemiche e dubbi
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PISA. «Oggi sembra non ci sia un governo e la conseguenza è una situazione di forte diminuzione del ruolo centrale che il Parco dovrebbe avere nel nostro territorio». Quella del deputato Paolo Fontanelli è solo l’ultima delle voci critiche che, più o meno apertamente, si stanno alzando nei confronti del Parco di San Rossore-Migliarino-Massaciuccoli (nella foto grande una veduta dall’alto). Da quasi otto mesi l’ente è senza un direttore dopo la mancata conferma di Andrea Gennai, mentre continua a svolgere le funzioni pro tempore Enrico Giunta, direttore del Parco Maremma. Un ruolo molto part-time che non è quello che servirebbe per una realtà il cui territorio si estende ben oltre la tenuta, coprendo circa il 70% della superficie del comune di Pisa. Le critiche di immobilismo sono già arrivate con forza dentro la sede di Cascine Vecchie. «Per ora si fa quello che si può», si ribatte in quei locali dove ancora riecheggiano le polemiche dell’ex presidente Fabrizio Manfredi, il democratico di sinistra che ha accusato i renziani di averlo stoppato dopo un solo mandato per ragioni di corrente. Tocca ora al viareggino Giovanni Maffei Cardellini guidare il nuovo corso. E dare risposte agli attacchi. Certo non da solo.
La lunga procedura della selezione per il direttore ha portato a scegliere Anna Fadda, comandante del Corpo Forestale dello Stato. Prima però di ricoprire l’incarico deve ricevere il nulla-osta dall’Arma dei carabinieri per l’aspettativa. Nella prossima settimana ci dovrebbe essere l’incontro decisivo per la formalizzazione.
All’Ente Parco aspettano questo via libera per riuscire a dare il necessario slancio all’azione amministrativa: peraltro, se il consiglio è già in carica da un anno, l’assenza prolungata di un direttore a tempo pieno evidenza un disallineamento che di sicuro non agevola.
L’altro passaggio più che atteso è quello dell’assestamento del bilancio di previsione della Regione, che deve avvenire entro il 30 aprile. «Da lì discende la possibilità di uscire dal commissariamento dei bilanci del Parco che va avanti da quattro anni», sospirano a Cascine Vecchie. Dove il consiglio sta cercando comunque di seguire le principali priorità.
Una è il problema del contenimento dei daini (ma anche che dei cinghiali), che hanno ormai superato il numero di 3mila. Oltre a rappresentare un rischio per la viabilità, la loro quantità, più volte denunciata nel passato, determina anche l’inarrestabile decadimento del bosco poiché questi erbivori, che si riproducono in moltitudini, si alimentano distruggendo il sottobosco che rinasce in questa stagione.
Uno dei modi per alleggerirne la presenza sono state le catture o gli abbattimenti selettivi come accade, ad esempio, nella tenuta presidenziale di Castelporziano. E le carni vendute ai ristoranti. Anche questa soluzione, seppur parziale, sembra ormai abbandonata, visto che la macelleria della Pineta è chiusa da tempo.
Altre critiche diffuse riguardano gli accessi alla tenuta e la pulizia. Il Parco ha cancellato o ridotto il rapporto con le cooperative che provvedevano a questi servizi. Un minor filtro agli ingressi significa anche maggiori rischi sotto il profilo della sicurezza. Soprattutto nel pomeriggio vengono segnalate auto in sosta in posti riparati all’interno delle quali non è ben chiaro cosa accada. E la pulizia? Lungo la rotonda dove si trovano sia il Centro visite che il ristorante Poldino capita di vedere decine sacchetti di plastica lasciati nei prati, vuoti di bottiglie, cartacce soprattutto al lunedì, dopo gli ingressi del fine settimana. Tra l’altro, dentro San Rossore sono ancora presenti i cassonetti per l’immondizia cosicché si assiste alla “migrazione” di abitanti nel circondario che, non volendo fare la raccolta differenziata porta a porta, ritengono più comodo recarsi dentro San Rossore e scaricare nei cassonetti.
La necessità di un servizio organico di pulizia si rende necessario tanto più con l’arrivo della primavera e con la facile previsione di accessi di migliaia di persone alla domenica e nelle festività come la Pasquetta, il 25 aprile e il 1º maggio. Ulteriore problema irrisolto è quello dei rimessaggi e delle altre attività in golena d’Arno che attendono da tempo una soluzione sotto il profilo della regolamentazione urbanistica. Questo però fa già parte dei programmi dell’Ente Parco. E delle sue tante sfide ancora da superare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La lunga procedura della selezione per il direttore ha portato a scegliere Anna Fadda, comandante del Corpo Forestale dello Stato. Prima però di ricoprire l’incarico deve ricevere il nulla-osta dall’Arma dei carabinieri per l’aspettativa. Nella prossima settimana ci dovrebbe essere l’incontro decisivo per la formalizzazione.
All’Ente Parco aspettano questo via libera per riuscire a dare il necessario slancio all’azione amministrativa: peraltro, se il consiglio è già in carica da un anno, l’assenza prolungata di un direttore a tempo pieno evidenza un disallineamento che di sicuro non agevola.
L’altro passaggio più che atteso è quello dell’assestamento del bilancio di previsione della Regione, che deve avvenire entro il 30 aprile. «Da lì discende la possibilità di uscire dal commissariamento dei bilanci del Parco che va avanti da quattro anni», sospirano a Cascine Vecchie. Dove il consiglio sta cercando comunque di seguire le principali priorità.
Una è il problema del contenimento dei daini (ma anche che dei cinghiali), che hanno ormai superato il numero di 3mila. Oltre a rappresentare un rischio per la viabilità, la loro quantità, più volte denunciata nel passato, determina anche l’inarrestabile decadimento del bosco poiché questi erbivori, che si riproducono in moltitudini, si alimentano distruggendo il sottobosco che rinasce in questa stagione.
Uno dei modi per alleggerirne la presenza sono state le catture o gli abbattimenti selettivi come accade, ad esempio, nella tenuta presidenziale di Castelporziano. E le carni vendute ai ristoranti. Anche questa soluzione, seppur parziale, sembra ormai abbandonata, visto che la macelleria della Pineta è chiusa da tempo.
Altre critiche diffuse riguardano gli accessi alla tenuta e la pulizia. Il Parco ha cancellato o ridotto il rapporto con le cooperative che provvedevano a questi servizi. Un minor filtro agli ingressi significa anche maggiori rischi sotto il profilo della sicurezza. Soprattutto nel pomeriggio vengono segnalate auto in sosta in posti riparati all’interno delle quali non è ben chiaro cosa accada. E la pulizia? Lungo la rotonda dove si trovano sia il Centro visite che il ristorante Poldino capita di vedere decine sacchetti di plastica lasciati nei prati, vuoti di bottiglie, cartacce soprattutto al lunedì, dopo gli ingressi del fine settimana. Tra l’altro, dentro San Rossore sono ancora presenti i cassonetti per l’immondizia cosicché si assiste alla “migrazione” di abitanti nel circondario che, non volendo fare la raccolta differenziata porta a porta, ritengono più comodo recarsi dentro San Rossore e scaricare nei cassonetti.
La necessità di un servizio organico di pulizia si rende necessario tanto più con l’arrivo della primavera e con la facile previsione di accessi di migliaia di persone alla domenica e nelle festività come la Pasquetta, il 25 aprile e il 1º maggio. Ulteriore problema irrisolto è quello dei rimessaggi e delle altre attività in golena d’Arno che attendono da tempo una soluzione sotto il profilo della regolamentazione urbanistica. Questo però fa già parte dei programmi dell’Ente Parco. E delle sue tante sfide ancora da superare.
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